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Passate le feste, riprendiamo il nostro discorso parlando di una serie di album usciti a cavallo fra 2024 e 2025

Natale è andato, e così pure Capodanno e l’Epifania, che – com’è noto – tutte le feste si porta via. Quindi riprendiamo il nostro discorso. Con un cadeau natalizio, da parte di casa We Insist!, che come ogni anno ci ha fatto pervenire, con gli auguri di Natale, un cd fresco di stampa, Tilietulum, che come recita il sottotitolo (solo version) ha come unico protagonista Giancarlo Nino Locatelli (foto sopra), al clarinetto contralto (ma quello che apre il disco sembra proprio un sax, contralto), più campane, voce e ammennicoli vari. Tutto si risolve in una mezzoretta abbondante di soliloquio – appunto – molto concentrato, poeticamente coeso, felice specchio – come dicono quelli ispirati dall’alto – di un’anima. Ovviamente musicale.

Un secondo soliloquio è quello presente in Scraps (Setola di Maiale) del chitarrista cremonese Enzo Rocco, in questo caso con incisioni spazianti nell’arco di oltre un ventennio (1999-2021), laddove i 15 brani, tutti mediamente brevi, spaziano a loro volta dai 16” del primo ai dieci minuti dell’ottavo (diremmo non casualmente centrale al lavoro). Anche qui c’è una bella anima da illustrare, e il cd – fra momenti più impervi e altri più lineari, talora quasi descrittivi – svolge egregiamente il suo compito.

Da declivi friulani proviene invece il primo di due pregevoli cd in piano trio. Ci riferiamo a Darn That Song (Palomar), veramente notevole, in cui Giorgio Pacorig, Giovanni Maier e Francesco Vattovaz dicono decisamente la loro intorno a dieci per lo più molto noti standards, annettendoli felicemente a un linguaggio che non ha nulla di scontato o rimasticato, ed è invece arioso, libero da steccati, pieno di inventiva. É per contro opera dell’OX Trio del pianista Oscar Del Barba, bresciano, In fabula (nusica.org), album di maggior corpo e pienezza, contrariamente al precedente coperto da tutti brani originali (cioè di Del Barba), anche qui dieci, con Giacinto Papetti al contrabbasso e Andrea Ruggeri alla batteria (più live electronics) a lavorare soprattutto in funzione del piano. Esiti peraltro anche qui degni di attenzione.

Aggiungendo un elemento, il sax (tenore e soprano) di Daniele Nasi, ma dal vivo (eravamo presenti al concerto, quel 14 ottobre 2023) anche gli interventi pittorici di Alberto Raggianini (che onestamente un po’ distraevano, deconcentravano dalla musica, che non a caso oggi su cd ne guadagna), eccoci poi a Live at Parma Jazz Frontiere (GleAM) del BSDE 4tet (foto sotto), album, per quanto appena annotato, di felice espansione, con diversi momenti di bella intensità e interplay. Sempre dal festival diretto da Roberto Bonati proviene ancora (in questo caso registrato a Traversetolo nel settembre di quello stesso 2023) Double Wind (Parma Frontiere) della cantante Elena Rosselli, affiancata da un quintetto sax-piano-chitarra-basso-batteria che ne sostiene le elucubrazioni vocali, piuttosto morbide, discorsive, lungo sette brani per lo più suoi arrangiati dalla pianista Roberta Baldizzone. Disco chiaro, di agevole fruizione.

Con doppio fiato più piano trio, altri due cd di sicuro interesse. Il primo è Aurora (Setola di Maiale) del trombettista Johnny Lapio col suo Arcote Project, solista-principe, oltre al leader, Francesco Partipilo, sax alto e tenore. La musica ha spesso il fuoco dentro, rinverdendo i fasti di gloriosi analoghi quintetti del passato, ovviamente debitamente risciacquati a fonti contemporanee. Il secondo è The Baggage Room (Via Veneto Jazz) del pianista (nonché autore di tutti i temi, nove) Emiliano D’Auria, clima pieno, rotondo, ben equilibrato fra le varie componenti in campo (prevale in effetti un’ottica corale), felice specie negli episodi che più si allontanano da tracciati fin troppo battuti, cose tipo Temporarily Detained, The Story of Sacco and Vanzetti (sarà anche per il titolo…) e Third Class. Incisione a New York, da dove arrivano gli altri quattro quinti del gruppo.

Americani, con l’aggiunta di un secondo sax, sono anche i membri del sestetto che firma il live Freedom Is Peace (JMood), ovviamente escluso il leader, il pianista triestino (che però negli States è di casa) Roberto Magris. Qui il solista di spicco è il sassofonista, tenore e soprano, Tony Lakatos, per un jazz bello carico, memore di un passato tanto glorioso quanto a volte un po’ ingombrante. Le cose migliori arrivano da brani quali Malay Tone Poem, più calibrato, e When You Touch Me, in cui si coglie appieno l’indirizzo verso una coralità e un interplay di gruppo quanto mai qualificanti.

Chiudiamo con una presenza se vogliamo anomala, il cd Otosfera (Maia), in cui il trombettista siciliano Alessandro Presti, già vincitore del Top Jazz come miglior nuovo talento italiano 2021, si abbina all’Orchestra Sinfonica Nazionale Ceka per un’opera, appunto, di respiro e ambizioni totalmente sinfoniche, rivelando una pelle che la sua ancora giovane carriera non ci aveva svelato. Opera solida, per certi versi spiazzante, in cui il Presti solista cede il passo al compositore, dividendo semmai tale ruolo col fisarmonicista Ruggiero Mascellano nei momenti in cui l’intero corpo orchestrale non ha il dominio della materia sonora. Il futuro ci dirà se trattasi di episodio isolato o meno. Per il momento onore al merito.

 

Foto di Alberto Bazzurro (Locatelli, BSDE 4tet) e Daniele Franchi (Presti).

 

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AA.VV.