Esistono canzoni che hanno vite lunghe, ma inconsapevoli: vengono concepite con la forza di un pensiero, nascono come un soffio ma restano nei cassetti fino a che qualche chiave magica non le libera per camminare sicure, senza paura. È quello che è successo a Nina, ultimo singolo di Carolina Bubbico (qui in una foto di Stefano Tramacere), musicista talentuosa ed eclettica. Nina, come il nome di sua figlia, è in giro dall’11 ottobre, con una storia tutta da raccontare. A noi l’ha narrata Carolina, al telefono, in una mattina di sole.
Nina, brano potente, è preludio di un nuovo album?
Sì. Volevo iniziare in un modo speciale, segnare il cammino di un nuovo percorso che vedrà la luce in primavera: un concept singolare. Ho scritto tanta musica nel periodo della maternità, musica che è molto densa di significato e di creatività. E ci tengo tantissimo a questo aspetto: la creatività, più che i testi, è alla base di come sarà sviluppata la composizione musicale del mio prossimo disco.
E infatti, tu sei soprattutto una musicista…
Oh sì, le idee musicali sono per me la cifra. Il mio punto di forza è questo. Il mio disco precedente è stata una manifestazione dell’ubiquità: vivere la musica come pangea. Un macro-universo in cui si sviluppano diversi linguaggi. Ora ho ulteriormente esaltato tutto, esasperando il concetto di fare una musica priva di limiti, ricca di stimoli e tanta sincerità. C’è ancora molto spazio per la verità e le cose fatte bene. Tenendo fede a quello, senza badare ad altro. Preservare il vero, condannando l’artificiale
La Nina di Mario Castelnuovo era in cerca di una strada (“dove vai, dove sei/non lo so dove andrò”), la Nina di Faber vola tra le corde di un’altalena; questo nome lascia addosso profumo di libertà e di riscatto. Sempre in punta di viaggio. Ti hanno ispirato queste due sorelle grandi?
Sicuramente il nome Nina ha suscitato la creatività di tanti autori. La figura nelle ronde della musica salentina prevede che ci si inciti a danzare, attraverso una frase: “balla Nina”. Perché rappresenta una femminilità verace, espressiva. Sento la forza del nome, il carisma, è un nome lucente. Volevo che la figura di questa Nina 20enne, all’imbocco dell’età adulta, avesse un nome convincente. Tanto mi ha ispirato che poi ho deciso di chiamare una figlia e tirare fuori quella Nina. Come in tutte le canzoni, ci si augura che tutti si sentano la Nina di questa storia.
Chi è il re che non deve sovrastare la regina?
Vorrei ricordare sempre alle donne che hanno potenzialità e quindi ruoli importanti da ricoprire. Al di là di ogni limitazione ideologica e sociale. Sentirsi sempre pronte a investire sul proprio io e sul proprio futuro, credendoci. Bisogna focalizzare e diventare artefici del proprio destino, andare ed essere, senza alibi. Per me è stato così: ho ricoperto e ricopro ruoli prestigiosi che mi sono sudata, lavorando molto e andando incontro al mio obiettivo. E aggiungo che bisogna abbattere l’immagine, oggi preponderante, e pensare al contenuto. Stiamo coltivando una paranoia verso l’estetismo. Un trip in primo piano. Sono della generazione che si è salvata, ed essendo formatrice, mi adopererò perché i ragazzi vadano verso lo studio, la capacità di produrre cose e non necessariamente immagine.
Come te la sei immaginata Nina? Assomiglia alla protagonista del videoclip?
Sì. Ho scelto lei che con grande passione mi ha restituito gli occhi di Nina che volevo, speranzosi, sognanti, audaci. Denise Tantucci, figura snella, fresca, agile (qui nella foto un frame del video).

Dalla in Futura parla di razzi, batticuore, strade su cui camminare, stelle e luna. Tu parli di una Nina del futuro e di cercare un paradiso. Quanto è importante staccare i cordoni e i legami per brillare di luce propria? E quanto, a volte, si resta imbrigliati, senza nemmeno accorgersene, legati a una terra affascinante ma sterile?
Bisogna mantenere un amore sano e lasciare una porticina per andare via. Combattere con l’amore e i conflitti, con la propria terra, tenendo la luce verso ciò che non conosci. Sempre aperta e disponibile, dosando una cosa con l’altra, avendo il coraggio di andare ma di guardare sempre ciò che resta.
Aspetteremo allora il tempo in cui la tua Nina sarà ventenne e farà il suo salto.
Telefona(mi) tra 20 anni, Carolina Bubbico.
Carolina Bubbico
