Da parte delle major, in Italia,
non era ancora mai stato proposto niente del genere. A riempire questo vuoto,
finalmente, è giunto un grande artista e il suo nome è Paolo Saporiti. Se
avessi sentito il disco, prima di averlo visto di persona, non avrei mai pensato
che questo cantante avrebbe potuto essere italiano. Saporiti canta in inglese,
anzi, in un perfetto inglese e questo perchè, il personaggio in questione, è
cresciuto ascoltando la miglior musica internazionale, ad eccezione del mitico
De Andrè. La sua musica è a dir poco minimale, solo chitarra, voce,
violoncello, qualche accenno di piano e un tocco di elettronica, ma non è certo
questo a rendere meno difficoltoso il lavoro. Togliere, invece che aggiungere,
a volte può rivelarsi davvero un lavoro complicato.
Dopo un primo ascolto del disco
“Alone”, i primi paragoni che saltano alla mente sono quelli con il grandissimo
Nick Drake e Damien Rice, nei confronti dei quali, lo stesso Paolo, nutre
notevole stima. La sua voce è incredibilmente intensa ed avvolgente, anche dal
vivo e sotto certi aspetti ricorda un po’ quella di Francesco Renga, ma ancora
più affascinante. Saporiti è attivo musicalmente da molti anni, è giunto al suo
terzo disco dopo due album rimasti nascosti nei meandri del panorama della
musica indipendente. Ora il grande passo è stato finalmente fatto e grazie ai
suoi collaboratori, produttori e alla Universal, Paolo potrà far conoscere la
sua musica ai molti, anche se, il suo obiettivo, non è certo quello di
raggiungere il pubblico di massa. Saporiti non si è mai arreso, e anche quando
un rivenditore di dischi del nord Italia gli disse che la musica era finita e i
cantautori morti, lui non si diede per vinto e continuò a scrivere le sue
canzoni con ancora più passione di prima. Lo stesso Paolo, ha dichiarato
durante la conferenza stampa, che le parole delle sue canzoni vengono proprio
da dentro di sé, perchè lui abita nella musica e che fin dall’età di due anni,
ha vissuto nei mondi che qualcuno aveva creato per altre persone e cioè i suoi
cantanti e musicisti preferiti.
La sua musica, nonostante
l’essenzialità, sa essere incredibilmente romantica, rock ed aggressiva allo
stesso tempo. Paolo ha anche raccontato che sarebbe voluto diventare uno
psicologo e non è difficile immaginare il perchè e alla domanda fatta dalla
sottoscritta: “Che rapporto hai tu con la morte, dato che volevi intitolare il
tuo disco “I could die alone”, un po’ come Cobain voleva intitolare il suo “In
Utero” “I hate my self and I want to
die”: Saporiti ha risposto che il suo è un buon rapporto, ma nel momento in cui
questa unione porta alla creatività. Lui stesso ha affermato che non sa neanche
lui se esistono dei tempi ben precisi per queste cose, ma che il pensare alla
morte può esere utile per imparare a crescere. Cobain, Nick Drake, Jeff
Buckley, prima di andarsene, hanno almeno lasciato molto e hanno fatto comunque
il loro percorso. Ma se c’è una cosa, che Paolo ha capito da poco, è che senza
ombra di dubbio ognuno di noi morirà da solo. Cambiando argomento poi, si è
parlato molto della copertina dell’album “Alone”, ricavata da una foto di
Tiziana Cera Rosco e successivamente ritoccata e dipinta dal famoso Dario
Ballantini, conosciuto durante una mostra d’arte. Anche Ballantini ha descritto
la musica di Paolo come meravigliosa, anche se cantata in inglese e non
compresa perfettamente, perchè in grado di regalare infinite emozioni. Insomma,
questo cantautore, poco tempo fa ancora sconosciuto, è stato davvero una grande
sorpresa per tutti. Non ci resta che dichiarare: “Uno, cento, mille, Paolo
Saporiti. ”
e presto verrà anche registrato il suo primo video “Rotten Flowers”, primo
singolo estratto. Regia di Virgilio Villoresi e Luca Barutta, due uomini di
talento, capaci di unire poesia e tecnica in un unico prodotto, che sarà
sicuramente degno di nota, parola di Paolo Saporiti.
Dejanira Bada
