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Donato Zoppo

Prog – Una Suite lunga mezzo secolo

Ebbene si, che anche i più tetragoni se lo levino definitivamente dalla testa: i pionieri del progressive, coloro che, quasi sempre inconsapevolmente, ne furono i precursori, ed iniziarono un percorso ancora oggi in pieno fermento e ricco, ricchissimo di numerose e spesso interessanti varianti, non sono mai stati, come spesso vengono dipinti, un’accolita di personaggi snob, di annoiati borghesi che, per manie di grandezza o per segnare una distanza dal “volgo”, si dedicarono a rimescolare reminiscenze classiche, azzardi strumentali, commistioni sonore inconsuete… Prog – Una Suite lunga mezzo secolo, l’ultima fatica letteraria di Donato Zoppo, a cui andrebbero fatti i complimenti già soltanto per la evidente complessità della ricerca effettuata in sede di impostazione del volume, lo spiega con una dovizia di dettagli assolutamente inattaccabile.

Lungo la timeline cronologica vengono snocciolati nomi, incontri, esperienze, ma soprattutto si individuano le radici della musica progressive che affondano, e per molti può essere anche una sorpresa, nei primi anni ’60, quando già per molti artisti il vincolo dei tre minuti, tre minuti e mezzo del quarantacinque giri risultava troppo stringente…

Illuminanti, in proposito, le parole della prefazione di Ray Thomas: “Sentivamo tutti il bisogno di andare in una nuova direzione, superare la logica del 45 giri, esporre il suono di Mellotron e flauto che non era mai stato usato prima nel rock…”.

Prima ancora, quindi, che la musica beat impazzasse in tutta Europa, i semi del movimento prog erano già stati gettati, ed avevano trovato immediatamente terreno fertile in quegli artisti che, anticipando i tempi, già stavano superando gli stili che iniziavano a diventare di moda; tutto ciò fino ad una data, ormai cristallizzata, quale il 10 ottobre 1969, giorno in cui fece capolino nei negozi In The Court Of The Crimson King, l’album dei King Crimson che definì in maniera decisiva i canoni del progressive: con quell’album gli approcci precedenti di Beatles, Moody Blues, Beach Boys, e di numerosi altri gruppi, soprattutto europei, vennero sintetizzati ed in un certo senso concettualizzati.

Da lì in poi il grande fiume del prog iniziò a scorrere, tumultuosamente negli anni ’70, in maniera più “carsica” negli anni ’80, fino a riemergere agli inizi degli anni ’90 dopo aver inglobato nuove tendenze, nuove commistioni, che lo hanno condotto, mantenendo peraltro una portata notevole, fino ai giorni nostri.

Il volume realizzato da Donato Zoppo riesce a schematizzare, con chiarezza e dovizia di dettagli, un percorso accidentato, non semplice da inquadrare, che spesso si è incrociato con altri generi musicali, talvolta cedendo ed altre volte acquisendo caratteristiche, stili, proposte; risulta particolarmente interessante, fra l’altro, l’analisi di questa vicenda culturale nei singoli stati, dalla quale si evince, con chiarezza, che l’influenza del progressive nello sviluppo della cultura musicale, non solo europea, va molto al di là del periodo, relativamente breve, in cui questo genere è stato, per così dire, “di moda”.

In questo senso l’Italia rappresenta un esempio molto interessante, considerando soprattutto due fenomeni, per così dire “postumi”: l’incallito collezionismo di cui sono oggetto i gruppi italiani, specialmente quelli attivi negli anni ’70, ed il loro prepotente ritorno, sia negli scaffali dei negozi che nei download dalla rete, favorito anche dalle numerosissime ristampe realizzate.

Le conseguenti reunion di numerose band, con formazioni spesso pressochè originali, e l’interesse da esse suscitato non fa altro che confermare quanto il libro racconta in modo più ampio e dettagliato: la ricerca musicale continua, al di là delle mode effimere, del disinteresse dei media, del relativo riscontro di vendite, sicuramente inferiore ai numeri di 30/40 anni fa, ma superiore alla pubblicità, minima, di cui il prog si può giovare.

Prog – Una Suite lunga mezzo secolo, oltre ad essere una miniera di informazioni, e di ghiotte curiosità, per gli appassionati, potrebbe essere un interessante strumento di approccio a questo genere per coloro che, magari con un certo timore, lo hanno a volte circumnavigato, l’hanno sfiorato, ma non si sono avventurati nei suoi contorti meandri.

In quest’ottica di ampia visione dell’universo musicale risulta di particolare valore, e di indubbia sensibilità, la dedica del libro fatta dall’autore ad Ernesto De Pascale; il Popolo del Blues ha fattivamente contribuito al contatto con Ray Thomas, autore della prefazione, a dimostrazione che il concetto di “progress” ha una visuale decisamente larga.

E spesso una guida sicura permette di superare certe remore, ed alcuni universi sonori appaiono certamente meno ostici: il progressive, e le sue numerose derivazioni, meritano senz’altro l’attenzione di coloro per cui la musica non si limita ad un ascolto distratto, o ad un singolo sentito “al volo” alla radio: se poi anche chi, con la musica, ha un approccio occasionale o mediamente superficiale sentirà il desiderio di capire cosa c’è dietro questo termine, che dire… benvenuti a bordo, preparatevi a viaggiare lungo coordinate davvero avvincenti.

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In dettaglio

  • Artista: Donato Zoppo
  • Editore: Arcana
  • Pagine: 352
  • Anno: 2011
  • Prezzo: 24.00 €
  • ISBN: 9788862311953

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