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In un breve periodo della mia vita ho vissuto a Parigi e un giorno mi è capitato di sentire in TV qualcuno che sembrava parlasse italiano, ma in modo strano e con le finali sbagliate. Era il corso, il dialetto, se così lo vogliamo chiamare, della Corsica, una terra che definire di un paese ben preciso è solo una questione di colore sulla cartina geografica.

 

La verità è che la Corsica è un crocevia di lingue, di persone, di culture che si mischiano senza una soluzione di continuità e hanno generato un idioma particolare, influenzato da italiano e francese sicuramente, ma piuttosto direi dal provenzale. E quando si nomina il provenzale non si può fare a meno di pensare ai trovatori, i primi musicisti di popular music che possiamo dire di conoscere con una certa documentazione. Sono poeti che hanno saputo mischiare l’arte della comunicazione a una filosofia che parlasse soprattutto d’amore.

 

Tale premessa è necessaria per introdurre un progetto che già solo per la descrizione potrebbe occupare un’intera recensione. Proviamo a descrivere questa coraggiosa operazione. Il nome del disco è Canti a Lucendiluna; e già qui ho le prime crisi. I promotori dell’album mi hanno fornito del materiale promozionale, ma la spiegazione di questa parola misteriosa non è chiara. Vuol dire semplicemente “luce della luna”?  Magari è un luogo? Ho fatto come qualsiasi persona del nostro tempo: ho googlato; ma come sempre il risultato è molto deludente se ci si attiene alle prime informazioni; quando a lato ho visto la pubblicità di un albergo che usa questa parola, in Corsica naturalmente. E allora ho capito che sì il significato è quello, ma come ogni lingua possiede un mondo interno che è difficile tradurre; così è difficile probabilmente ripristinare in italiano questo significato più recondito.

 

Quello che potremmo fare è ricondurre l’atmosfera al chiaro di luna, quello di Beethoven o Debussy, o semplicemente quello della ninna nanna Clair de lune, con cui per esempio inizia un famoso album di Max Manfredi, guarda caso cantautore genovese, che proprio dalla sua terra guarda e riceve le influenze che quest’album trasporta.

 

Canti A Lucendiluna
Stéphane Casalta

L’opera è ufficialmente attribuita come postuma a un cantante corso noto nell’ambiente anche del Tenco, ovvero Stéphane Casalta. Proprio lui, scomparso da poco, ha creato già qualche anno prima dell’album uno spettacolo insieme al gruppo vocale Armoniosoincanto, uno spettacolo in cui probabilmente cantavano sotto il chiarore della splendida luna corsa; lo spettacolo appunto si chiama ‘Canti a Lucendiluna’, e quindi il titolo comincia a colorarsi sempre di più del chiarore notturno.

 

Può sembrare una musica estremamente complessa quindi che ci si prospetta davanti; e invece le sonorità risultano poi molto orecchiabili, accoglienti nella loro dolcezza. Il tutto impreziosito dai controcanti della cantante argentina Rosela Libertad, e anche dagli assolo formidabili di Luca Falomi, che riesce a ispessire in maniera preponderante molti brani.

Facciamo l’esempio a tal proposito di Destini di Corsica. Alla ritmica incalzante della chitarra, con accordi discendenti che creano un effetto orientaleggiante a tratti, si mischiano le linee lunghe e sinuose del canto, in un incastro celtico. Si mischiano queste e altre influenze come si mischiano i destini della Corsica. C’è un verso che sintetizza ciò: «spiccanze e passione», e vorrei anche qui tradurvi esattamente cosa significa spiccanze, ma credo sia impossibile: è ciò che risalta, ciò che spicca, una parola che purtroppo manca in italiano. Insomma la canzone fa spiccare i destini delle persone nel Mediterraneo e giustifica le scelte per passione.

 

A un certo punto la canzone cambia di armonia ed entra Luca Falomi col suo assolo, costruito su recuperi jazz e sonorità bossa nova, quindi evoluzioni iberiche, con una scelta delle note davvero gustose, un’abilità che si sta sempre più perdendo nell’appiattimento musicale diffuso nel nostro tempo.

 

Canti A Lucendiluna
Luca Falomi

 

A proposito di cambio di armonie: si potrebbe dire che l’album lavora molto su questo. Non intendo solo per le poderose costruzioni corali guidate dal direttore di Armoniosoincanto, costituito da donne ma fondato e diretto da Franco Radicchia. Se si ascolta una canzone come L’anghjulu custodiu (stavolta la traduzione ce l’abbiamo giusta ed è angelo custode naturalmente), si può sentire che le fantastiche armonie femminili che si intrecciano sono costruite su un giro armonico abbastanza usuale, che si ripete e su cui ci sono vari svisamenti e intoppi. Ma quando entra Casalta, l’armonia cambia, si allarga a cercare altre soluzioni, come se entrasse appunto l’angelo custode.

 

Creare delle simbologie musicali forti è il grande privilegio di un album che può essere considerato come una rarità nel panorama musicale europeo.

Canti A Lucendiluna
Rosela Libertad, Franco Radicchia, Armnioso Incanto

 

(Foto da Ufficio Stampa Marta Scaccabarozzi)

 

Artista:
Stéphane Casalta, Armoniosoincanto, Luca Falomi, Rosela Libertad
Etichetta:
Isula e terra
Elenco Tracce:
01. Oghje è dumane
02. Destini di Corsica
03. L’eternu ligame
04. E funtane
05. La rosa enflorece
06. L’anghjulu custodiu
07. L’île Hélène
08. Ogni stonda à stu mondu
09. Sò statu
10. Pianellu
11. U desertu
Produzione Artistica:
Stéphane Casalta
Anno di Uscita:
2026
Durata:
45:58