L’autunno è arrivato e con esso la pioggia che sembra voler sottolineare l’umore malinconico delle giornate più corte e meno luminose. Ma giovedì 3 ottobre, la musica ha portato calore e luce alle porte di Milano e più precisamente al Club 52 di Rho. Il primo dei due concerti organizzati da Roberto Santoro, in arte Il Santo, è stato un viaggio intimo e intenso, reso speciale dalle note di (Altre) canzoni di amore e devozione.
Alle 22, il pubblico presente nel locale, accogliente e ideale per un evento così raccolto, si è immerso nell’ascolto. Iniziamo con Sirenamia. La chitarra acustica suonata da Roberto Santoro si mescola delicatamente al basso di Alberto Viganò e al suono della tastiera di Alessandro Esposti, creando un’atmosfera che trasporta i presenti in un mondo di suggestioni. Gli applausi calorosi non tardano ad arrivare. Poi è la volta di Dio è morto, introdotta da un arpeggio che avvolge, con eleganza, un testo denso di critica e speranza. La voce del Santo è talmente intensa da sembrare un dialogo immaginario con Guccini e Nietzsche, un’alchimia perfetta di pensieri e note che il pubblico accoglie con applausi di gradimento.
Un salto temporale arriva con The Power of Love dei Frankie Goes To Hollywood, che scatena interiormente un’ondata di emozioni dagli anni ’80, seguita da una sorprendente incursione poetica antica: ‘Solo et pensoso i più deserti campi’, un sonetto di Petrarca dal Canzoniere egregiamente interpretato con il canto. Il pubblico ascolta con attenzione crescente.
Tra i momenti più intensi della serata, Navigante di te brilla come una pietra preziosa. Il brano, scritto e musicato da Roberto Santoro, è contenuto nell’album “L’elisir del passionario” del 2006 e dopo tutti questi anni, ha mantenuto il suo fascino originario. Le onde del basso e della fisarmonica creano un’atmosfera sospesa tra la realtà e il sogno. Non mancano altre interpretazioni vibranti di brani iconici come Personal Jesus dei Depeche Mode e Suzanne di Leonard Cohen, eseguite con un tocco personale e sacrale rispetto per le versioni originali. Anche Losing My Religion dei R.E.M. e Lovesong dei The Cure, fanno breccia nel cuore dei presenti, avvolgendo il pubblico in un mix di malinconia e speranza. Tra le cover italiane, si passa dal sacro al profano con: Bene di Francesco De Gregori e la pietas del rapporto madre-figlio espressa in Tre Madri di Fabrizio De André resa attraverso una malinconia dolceamara, quasi solenne. Non manca poi E ti vengo a cercare di Franco Battiato, che arriva a toccare le corde più spirituali.
Non solo cover e brani del repertorio passato di Roberto Santoro, ma anche uno sguardo al nuovo album Il Santo y el Circo Nostalgia, con Song of Faith, una composizione nuova ma già destinata a diventare un classico del suo repertorio. La sua voce si fa più riflessiva e contemplativa, trasmettendo un messaggio di fede non dogmatica ma personale, un invito a riscoprire una devozione autentica. Anche Malanova d’amuri, ballata in calabrese, cattura l’attenzione per la sua intensa malinconia. Lo stesso spirito appassionato trova voce in Maluca, una canzone in idioma spagnolo che racconta di passione, dove la melodia sensuale e avvolgente rende palpabile la fisicità dell’amore. Amarte cover di Amandoti dei CCCP, cantata in spagnolo e italiano con un’incursione musicale di Libertango di Piazzolla e Canzone dell’amaca (brano estratto dall’album “Il Santo y el Circo Nostalgia”), salutano il pubblico come un ultimo abbraccio musicale.
Mentre la pioggia fuori diventa più leggera, le note e le suggestioni continuano a risuonare nell’aria, accompagnando tutti verso casa con il ricordo di una serata davvero unica e indimenticabile. Da ripetere, speriamo presto.
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Roberto Santoro
