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“Ripeness is all”, diceva il poeta, e chiacchierando con Luca Madonia capiamo quanto siano vere queste parole. Quella del cantautore catanese è una maturità artistica, umana, intellettuale che rende piacevole sia rievocare insieme a lui  il passato con i Denovo (in parte raccolto anche nel suo ultimo disco, Parole contro parole), sia tentare di decifrare il presente. Cosa che poi è il lavoro dell’artista.

“Parole
contro Parole” è un live in studio. Manca solo il pubblico, perché l’atmosfera
di immediatezza che si sente è proprio quella dei concerti
Era l’effetto che volevamo
creare. I dischi in sala sono sempre un po’ mortificati, appiattiti, mentre dal
vivo il risultato è sempre migliore, più scarno, più maturo. Più che un greatest hits mi interessava dare una nuova
lettura dei brani della mia storia, della quale fanno parte anche due cover: Blackbird
dei Beatles e Summer on a solitary beach di Battiato.
Nel disco ci sono quattordici brani tutti suonati dal vivo senza sovraincisioni.
Io canto e suono la chitarra, poi ci sono Francesco Calì (pianoforte e fisarmonica), Ruggero Rotolo (batteria) e Fabrizio Federighi (basso), che è anche il produttore del disco e
produttore storico dei Denovo. I due inediti invece sono stati incisi in
modo canonico in sala, così come i due duetti con Carmen Consoli e Franco
Battiato
, quest’ultimo già pubblicato nel mio precedente disco. Quanto spazio dai ai musicisti
in sala d’incisione?
Totale. Io gli ho spiegato la
stesura della canzone, ma la partitura ognuno se l’è fatta da sé, perché sono
molto più bravi di me, che non sono mai stato un virtuoso. Anche in questo si
vede il mio amore per la dimensione del gruppo. Nostalgia di quando eri parte
di un gruppo?
L’esperienza
coi Denovo è rimasta molto viva. Ci sono ventenni che ci conoscono, e questo è
gratificante perché quello coi Denovo è stato un decennio bellissimo, una
storia che ci ha permesso di realizzare i sogni di tutti i ragazzini che
iniziano nelle cantine. Eravamo ingenui, sprovveduti. Io e Mario Venuti
eravamo i due autori, ma era forte la dimensione del gruppo, che a me piace
molto. Infatti questo disco è nato dopo due stagioni con la nuova band che mi
accompagna, che è un po’ più acustica sia rispetto ai Denovo sia rispetto ai
musicisti con cui suonavo nella prima parte di carriera solista. Ma poi
alla fine l’obiettivo sia con i Denovo sia adesso è quello di scrivere la
canzone perfetta, cioè quella che in tre-quattro minuti, ossia in una sintesi
estrema, riesca ad andare oltre le mode, le stagioni, le tendenze, e a
rimanere. I Beatles ne hanno scritte tante di canzoni perfette. Perché di loro hai scelto di
rifare proprio Blackbird?
L’ho sempre suonata, sin da
ragazzino, perché è gratificante. C’è un arpeggio che una volta che lo becchi
ti senti bravissimo! E poi è imbarazzante cantare canzoni loro troppo famose,
c’è sempre il rischio di sembrare un pianobar. Con questa non accade. Ma poi al
di là delle canzoni i Beatles erano la magia di un momento storico, del ‘68,
del fermento che c’era in quagli anni. Un fermento che in un certo senso, in
maniera ridotta, c’era anche in Italia nei primi anni ‘80, e che si è un po’
perso. È bello, è letteratura pensare a come sono nati i Denovo, dall’estrema
periferia del mondo, perché ai nostri tempi Catania lo era…Letteratura è la parola
esatta, visto che vi hanno dedicato un libro! (“Tempi di libero rock”, di Jonathan
Giustini, ed. Arcana, 2004)
Il libro parla di noi ma anche
della Catania del tempo, di ciò che accadeva in quegli anni. È andato oltre la
semplice biografia di un gruppo, che poteva diventare anche noiosa: è uno
spaccato del fermento italiano di quegli anni. Mi è piaciuto rivivere questa
storia da lettore. Così come in Meravigliandomi
del mondo
, dal tuo album “La consuetudine”, anche in questo nuovo duetto con
te Carmen Consoli canta in una tonalità più bassa del suo solito. Ti piace la
sua voce usata così?
Lei canta nella mia tonalità, e
trovo sia grandiosa. Cantando in una tonalità maschile ha una voce più sinuosa,
più morbida. La canzone in realtà è dedicata a mio figlio, in un momento di
crisi adolescenziale, però mi divertiva l’idea che cantata in coppia potesse
far pensare ad un altro tipo di rapporto. I due cantanti che duettano
con te in questo disco sono entrambi catanesi. Quanto ti senti legato alla tua
città?
Nei cromosomi catanesi c’è la
vitalità, ma la città, come forse tutta l’Italia, sta attraversando un periodo
di degrado. È mortificata. C’è tanta vitalità, teatro, locali in cui suonare,
però si vede una sorta di degrado intellettuale, violenza, sporcizia. Rimane
una città viva, ma fino a un decennio fa prometteva meglio. Stando in
provincia, poi, soprattutto quando ho iniziato io, si era meno condizionati
dalle mode, dalle tendenze. Un tempo ad esempio Firenze era solo dark. Da noi invece
c’era la new wave, c’erano i rockabilli, il jazz… si azzardava di più. I Denovo si sono riuniti all’ultimo
Festival di Sanremo per accompagnare Mario Venuti in qualità di ospiti
È stato piacevole dopo vent’anni
ritrovarsi su quel palco. È stato tutto molto naturale, a riprova del fatto che
siamo ancora in buoni rapporti. Non credo che riformerei mai i Denovo perché
avrei il timore di rovinare un bel giocattolo, però collaborare artisticamente
con Mario in un futuro sì, ma per creare cose nuove. Non mi interessa il
revival. Ci sono nel panorama musicale
italiano dei giovani Denovo?
Non saprei, adesso i modelli sono
falsati, ahimè, dalla televisione. Il ragazzino vede la vita del musicista come
la possibilità di avere soldi, donne e macchine. Noi invece facevamo chilometri
in autostrada con gli strumenti sul portapacchi, era un altro approccio. E
c’era questa genuina voglia di fare cose diverse, nuove. Oggi puoi registrarti un
disco col computer in casa. È cambiato tutto, è tutto molto più facile, a
discapito della ricerca e della curiosità. C’è un abuso di tutto, e anche di
musica. Io trovo imbarazzante che la musica sia dappertutto: negli ascensori,
nei negozi… La musica va ascoltata seriamente. In effetti il tuo disco si
intitola “Parole contro parole”, che poi alla fine non è altro che un inno al
silenzio!
É così bello il silenzio! Io sono
un timido, non esco mai, odio le folle, detesto la mondanità… Forse faccio
questo mestiere proprio per esorcizzare tutto questo! Ho chiamato il disco Parole
contro parole
prima di tutto perché ci sono diciassette canzoni, per cui
tanta musica, tanti testi, tante parole, appunto; e poi per riferirmi all’abuso
delle parole che si fa oggi, spesso per fare del male a qualcun altro, o nella
maggior parte dei casi per non dire assolutamente nulla. La canzone con Carmen Consoli
è davvero molto orecchiabile. So che ne avete fatto anche un video. Credi che possa
girare anche in canali pop?
Abbiamo girato uno pseudo-video
della canzone (anche se lei non appare), ma non so se sia in rotazione. La
canzone sta piacendo, si sente in radio, anche un po’ inaspettatamente, visto
che è una canzone lenta e siamo nel momento dei balletti estivi e delle follie
da calura. Il tuo disco si apre e si
chiude con una canzone dei Denovo
Sì.
Apro con Animale, che è stato il primo singolo dei Denovo, e qui è riproposto
solo voce, chitarra e rullante suonato con le mani, e chiudo con Non c’è
nessuno
, forse la canzone più conosciuta dei Denovo. Il cerchio si chiude,
e in mezzo c’è la mia storia.

Artista:
Luca Madonia