Ass. Culturale
L’Isola della Musica Italiana

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La Marseillaise nasce a Parigi nel 1792.

Boom. Rivoluzione. Urla. Sangue. Musica.

E subito la storia fa quello che le riesce meglio.

Mettere ordine nel caos e dire questo è il nostro inno ufficiale, grazie, avanti il prossimo.

Caso chiuso. O così ti raccontano.

 

Poi però spunta fuori Giovanni Battista Viotti.

Italiano. Piemontese. Uno che con le bandiere non ci parlava proprio. Parlava con il violino e basta.

 

Giovanni Battista Viotti

 

E qui la faccenda comincia a dare fastidio.

Perché quella melodia tanto “francese”, tanto “rivoluzionaria”, tanto “nata dal popolo nel momento perfetto della storia”… ha una somiglianza sospetta con roba che Viotti faceva girare prima che qualcuno decidesse che la musica aveva bisogno di un documento d’identità.

Poi arriva Vercelli.

E arriva anche un manoscritto.

E arriva Guido Rimonda che lo tira fuori e lo mette sul tavolo come a dire, guardate che questo non è mistero, è memoria.

 

E a quel punto la storia ufficiale comincia a sudare.

Perché il mito è questo.

Una nazione partorisce il proprio inno nel momento esatto in cui ne ha bisogno.

Perfetto. Pulito. Patriottico. Con la confezione già stirata.

E invece no.

 

Perché forse quella musica non è nata in Francia.

Forse è passata di lì.

Forse si è fermata, è stata adottata, è stata ribattezzata e poi incollata su una bandiera come se fosse sempre stata lì.

E la cosa divertente è questa.

Non cambia niente per chi la canta.

Perché le nazioni non vogliono la verità. Vogliono una buona storia.

 

E la musica, come sempre, non firma. Non conferma. Non appartiene.

Si lascia prendere. E poi continua a girare.