Ass. Culturale
L’Isola della Musica Italiana

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foto di Emma Pezzi

 

A distanza di quasi 40 anni (“era il 1987 quando con i Timoria ci esibimmo qui!”) Omar Pedrini è tornato, il 10 Aprile 2026, a calcare il palco del mitico CTM di Rezzato (Bs), storico locale recentemente ristrutturato. Lo Zio Rock, da alcuni anni trasferitosi a Milano ma le cui radici bresciane sono sempre vantate con grande orgoglio, è partito dalla sua provincia natia con il tour del suo nuovo spettacolo, una sorta di teatro-canzone intitolato ‘Canzoni sul saper vivere ad uso delle nuove generazioni’, che si abbevera abbondantemente nel mare infinito della cultura, restando in bilico e ondeggiando tra letteratura, pittura, poesia, riflessioni filosofiche e naturalmente le sue canzoni.

 

 

 

Una performance cucita su misura per la nuova dimensione di Omar, fondatore dei Timoria e artefice di una carriera da solista particolarmente ricca di album (nella foto i suoi sei album in studio), di concerti e di proposte spesso “contaminate” tra le varie forme artistiche. A causa dei suoi problemi cardiaci (ha subito 8 interventi chirurgici negli ultimi 20 anni) oggi è costretto a gestire gli sforzi e le emozioni. Il suo cardiochirurgo personale, che altro non è che suo suocero, gli ha vietato le scorribande rock che Pedrini tanto ama, consentendogli soltanto concerti a bassa modulazione di frequenza. Le costrizioni e le difficoltà diventano però, per chi ha forza e coraggio, doti che certamente non mancano all’artista bresciano, delle opportunità per studiare soluzioni alternative. Il cantautore guerriero ha così approfondito ed arricchito la sua preparazione culturale già ben strutturata, grazie anche agli studi classici compiuti al Liceo.

 

‘Canzoni sul saper vivere ad uso delle nuove generazioni’ è diventato così un lungo viaggio introdotto da un affascinante preambolo culturale-filosofico-artistico, tra il Situazionismo, la Beat generation del maestro e amico personale – scomparso nel 2021 – Lawrence Ferlinghetti, i Beatles di Sgt Pepper’s del 1967 (“il mio anno di nascita”), i Pink Floyd, il ‘Guernica’ di Pablo Picasso e l’’Angelus Novus’ di Paul Klee, per arrivare all’amato Majakovskij e alla sua  poesia ‘A Sergej Esenin’, nella quale criticava l’amico poeta per essersi tolto la vita e causa della durezza del regime staliniano, gesto che lo stesso Majakovsij compì qualche anno dopo. Un monologo di una ventina di minuti che è servito per dare la cifra della sostanza intellettuale di Omar, a suo agio nella parte di “divulgatore culturale”, grazie anche alle esperienze come docente universitario e come attore al fianco di Alessio Boni in diversi spettacoli.

 

l’immagine di José Pepe Mujica alle spalle di Omar – foto di Emma Pezzi

 

Dopo l’introduzione arriva molto atteso il primo pezzo musicale, Lavoro inutile, che vinse il Premio della Critica al festival di Sanremo del 2004. Con lui sul palco una band costituita dal suo storico batterista Beppe Facchetti, dal chitarrista Marco Montanari e dal bassista Pietro Maria Tisi, ottimi performer nell’accompagnare Omar Pedrini nell’esecuzione dei suoi brani. Uno spettacolo diviso per quadri a seconda degli argomenti: l’arte, le donne, la libertà, la geografia, la spiritualità, l’amicizia. Molte le citazioni e le riflessioni di Omar, sempre intense: dai sommi poeti Pablo Neruda e Kostantinos Kavafis al regista Truffault, da Piero Ciampi, del quale ha eseguito Non c’è più l’America, a Bukowsky e Dino Campana, da Kurt Vonnegut, ispiratore di questo spettacolo, a José Pepe Mujica (“Presidente dell’Uruguay dal grande impegno civile e dalla schiena dritta”), da Luigi Veronelli (“il mio maestro di anarchia pacifista”) a Giangiacomo Feltrinelli.

 

Omar e i suoi musicisti – foto di Emma Pezzi

 

Nonostante il ‘divieto’ del suocero, una volta salito sul palco Omar si è trasformato nel consueto animale da palcoscenico, non risparmiandosi ma facendosi travolgere dalla sua straordinaria empatia con il pubblico. E così sono scivolate a volte lievi a volte più energiche le sue canzoni più significative, che hanno confermato la sua grande abilità compositiva, con testi che attingono dalla cultura alta come dalla cultura popolare, mentre le musiche lasciano trasparire il suo amore per il british rock. Qualche titolo? Nina, Veronica, Sorridimi, Sole spento, Sud America, Genova, Non è divertente fino all’apoteosi del suo pezzo più emozionale, Sangue impazzito, composto dopo essersi addormentato (galeotta fu una notte brava), sul sagrato della Chiesa di Urago Mella, “dove sono stato battezzato e dove ho battezzato i miei figli”.

 

Oltre due ore e mezza di concerto durante il quale Omar Pedrini ha saputo accendere il fuoco inestinguibile dell’arte, della bellezza e dei valori profondi che conserva nel suo cuore, tanto amore e tanto affetto verso i suoi fan, con qualche palpitazione in più per gli amici di “Urago Mella” e i vecchi compagni del liceo Classico Arnaldo, presenti in sala per riabbracciare quell’eterno ragazzo di quasi sessant’anni. Il ritorno di Omar Pedrini a Brescia? Travolgente ed emozionante.

 

Artista:
Omar Pedrini
Location Concerto:
CTM di Rezzato (BS)
Data Concerto:
10/04/2026