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Non una notte qualunque, quella trascorsa nell’Anfiteatro di Pompei a cospetto di una miriade di simboli e un disco stellare. Un’esperienza mistica per noi, pubblico accorso alla festa di compleanno più ardente dell’estate, in un luogo magico, dove, al calar del buio, tutti insieme, siamo scivolati fuori, come in un rito collettivo, dalla plastica sigillante di quel magnete che recita Ovunque proteggi, appiccicato sui cruscotti fisici ed emotivi delle nostre vite, per spegnere il fuoco di venti candeline. Tanto quanto i calchi di una città diventata eterna in una notte lontana del 79 d.C., un luogo non luogo, sempre vivo, hic et ubique, qui e ovunque, secondo le iscrizioni disseminate sui muri di alcune domus, come a dimostrarci che nulla avviene per caso.

 

 

Vinicio ci prende per mano e in quasi tre ore di concerto svolge un lungo rullo temporale, perché il viaggio non sia nostalgico ma carnalmente celebrativo, pulsante come un passato che passato mai è, incastrandosi perfettamente al presente indomito e tellurico: guerre, naufragi, paure, desideri, catastrofi animano una scaletta che non segue pedissequamente l’elenco originale del disco, ma saltella allargando le branchie in capitoli contemporanei, inserendo parallelismi molto interessanti e stili e suoni che in vent’anni hanno scritto una poetica senza mai perdere la strada. Restando, soprattutto, sempre dalla parte di Spessotto. Persone, miti, travestimenti, pellicce, maschere, campanacci, meduse, sirene salgono e scendono dal palco, incuranti della bolla di caldo umido che avvolge gli scavi: il mondo di Capossela è questo, un immaginifico e coltissimo universo di riferimenti letterari, storici, di poesia spicciola e citazioni altissime, di amici romantici, minotauri, tasti del pianoforte e acutissimi afflati d’amore lanciati dal theremin (mosso dall’insostituibile Vincenzo Vasi); e in una notte da gladiatori, in cui il pollice può scendere o salire per grazia o pena, per like o dislike, la partita è aperta senza esclusione di colpi.

 

 

Vinicio si gioca tutto, contento come un pupo, al centro dell’arena, non risparmiandosi di un grammo, donandosi totalmente a chi restituisce il sudore e i sorrisi. A chi ha capito che un disco come Ovunque proteggi, capitolo dopo capitolo, è un’epopea umana, un misterioso cammino nelle pieghe del tempo che passa dal mitologico all’ancestrale, dal blu al rosso di lanterne cinesi, dalle processioni di santi alle meduse pietrificanti (come la lava del Vesuvio) per raccontare la miseria umana. Brucia Troia, come brucia La peste nei respiri della rete, mentre Al Colosseo la carne vuole carne, tanto quanto dall’acqua e dal sale viene la penitenza del mare sui naufragati. Uno dei momenti più alti del concerto ha visto proprio il pubblico attore e cantore di una Pena de l’alma struggente e tirata a lungo coralmente perché nel grande circo della vita ci si riconosce nel dolore, sperando sempre che al cor gentil rempaira sempre amore, citando il grande Guinizzelli. Ma alla fine l’uomo è vivo ed è pazzo di gioia, mentre la gente salta animando l’Anfiteatro, prima di arrivare all’ultimo capitolo che dal 2006 chiude anche tutti gli altri capitoli dell’epica caposseliana. Ovunque proteggi è la preghiera della buonanotte, il plaid rimboccato fino al collo, l’auspicio di una grazia da preservare, per tutti i cuori ricolmi di speranza e battiti irregolari.

 

Il sigillo su una notte lunga, lunghissima, un raccoglimento da condividere, cercando di rallentare il tempo.

 

«Cerchiamo di imitare Atena quando allunga la notte ad Ulisse e Penelope per permettere il racconto. La allunghiamo ancora di qualche infinitesimo, perché è stata una notte davvero fuori dal tempo».

 

Noi, insieme a lui e a una band di pezzi da novanta, dopo anni riunita (Alessandro “Asso” Stefana, Roy Paci, Mario Brunello, Zeno De Rossi, Gavino Murgia, Vincenzo Vasi, Glauco Zuppiroli, Michele Vignali, Stefano Nanni, Raffaele Tisei) abbiamo tirato il freno a mano sospendendo il tempo per qualche minuto in più.

 

Grazia o pena?

 

Grazia, senza dubbio (per quando tornerà l’incanto).

 

 

Foto di Simone Cecchetti

Artista:
Vinicio Capossela
Location Concerto:
Anfiteatro degli scavi, Pompei
Data Concerto:
13/07/2026