Nessuno più di Pier Paolo Pasolini, tra gli intellettuali italiani del secolo scorso, ha avuto la capacità di esprimere considerazioni sulla realtà del suo tempo che sono risultate, a distanza di anni, profetiche. La sua grande sensibilità gli consentì infatti di cogliere la portata di fenomeni e problemi che hanno inciso profondamente sulla nostra società.
Nei suoi scritti condannò a più riprese il consumismo dilagante, l’edonismo di massa e il crescente potere della televisione come strumento autoritario di trasmissione di idee anticipando dunque, se vogliamo, l’onnipresenza della Rete come emblema del “capitalismo della sorveglianza” (l’espressione non è sua, ma avrebbe potuto esserlo: si tratta, in realtà, del titolo di un saggio di Shoshana Zuboff del 2019). In un famoso articolo pubblicato sul ‘Corriere della Sera’ nel 1974, Pasolini dichiarò poi di conoscere i nomi dei mandanti delle stragi della “strategia della tensione” che avevano insanguinato il nostro Paese e affermò che il “coraggio intellettuale della verità” fosse inconciliabile con la prassi politica. La sua figura dunque è sempre stata quella di un personaggio ‘scomodo’, capace tanto di stigmatizzare la corruzione quanto di rivolgere sguardi compassionevoli verso gli ultimi, e al tempo stesso quella di un autore alla cui finezza di analisi si sono richiamati, negli anni, esponenti di schieramenti contrapposti.

Nel cinquantenario della morte dello scrittore un artista come Massimo Zamboni, da sempre impegnato nella sua ricerca musicale e letteraria a ripercorrere la nostra storia recente e a denunciare le storture e le contraddizioni dell’attualità, non poteva mancare di rendergli omaggio. P.P.P. – Profezia è Predire il Presente è una sequenza di tredici tracce, come altrettanti capitoli di un’opera letteraria, nata da un progetto di reading-concerto per il Gabinetto Viesseux di Firenze che alternava canzoni a letture da opere di Pasolini e di testi scritti da Zamboni, che recentemente ha preso forma in un album.
Nel disco, brani tratti dal repertorio del musicista reggiano si affiancano a canti popolari, a un tributo a Giovanna Marini e a tre inediti, il tutto accompagnato da un libretto di 32 pagine che esplica la genesi e le ragioni del lavoro. Il sentimento che pervade “P.P.P” è una sorta di “dolore civico profondo”, per dirla con le parole di Zamboni stesso: il pathos civile espresso da Pasolini nel suo variegato percorso artistico, tra poesia, romanzo, giornalismo e cinematografia, ma anche quello che si coglie nella discografia del cantautore, da “Sorella sconfitta” a “La mia patria attuale” fino al più recente “Andare via”.

Il disco si apre con il breve recitato di E jo çanti, tradizionale villotta friulana tratta dal ‘Canzoniere italiano’ curato da Pasolini per Garzanti, raccolta di testi poetici popolari con la quale Massimo, a pochi giorni dalla morte dello scrittore, si accostò per la prima volta alla sua opera. A seguire, l’inedito La rabbia e l’hashish, in cui la sostanza stupefacente è sinonimo dell’ottundimento dei sensi che affligge la società contemporanea.
Dal proprio canzoniere Zamboni ha poi selezionato una serie di brani che hanno numerosi punti di contatto con la poetica pasoliniana, in nuove versioni rese più intese dagli arrangiamenti realizzati insieme a Cristiano Roversi ed Erik Montanari. In Ora ancora ci si interroga sull’eventualità di abbandonare un Paese che ci ha deluso e ferito o di restarvi, consapevoli del coraggio e della capacità di resistenza che saranno necessari, mentre Vorremmo esserci menziona gli ‘Scritti corsari’ ed esprime la necessità di essere attivi, presenti, di impegnarsi in prima persona. Sorella sconfitta, uno dei primi brani scritti dopo la chiusura con i CSI, riflette invece sul significato della sconfitta come elemento che accomuna gli esseri umani: un nuovo umanesimo deve necessariamente ripartire dal dolore e in questa condizione è importante agire “fermamente, collettivamente” sentendosi “compagni”, parola ancora necessaria così come è necessario far fronte alla minaccia delle “croci uncinate” e delle “sagome nere”.
Tra le riletture spicca Grandola vila morena di Josè Afonso, l’inno della ‘Rivoluzione dei garofani’, che venne trasmessa alla mezzanotte del 24 aprile 1974 da una radio di Lisbona come segnale convenuto per l’insurrezione. Il brano esprime la speranza nel futuro di democrazia e di giustizia sociale per tutta l’Europa che la caduta della dittatura portoghese aveva prefigurato e invita l’ascoltatore a riflettere sugli entusiasmi di quell’epoca, che appaiono lontani dal senso di solitudine e smarrimento dei nostri tempi. L’omaggio a Giovanna Marini prende poi vita nella fusione di Lamento per la morte di Pasolini e Beati noi.

Altri due inediti sono Cantico cristiano, che richiama idealmente ‘Il Vangelo secondo Matteo’, film in cui il regista dà voce al punto di vista degli ultimi, e Tu muori, che affronta con freddezza quasi chirurgica il momento della sua uccisione. Pasolini, Persona non grata (titolo del brano che chiude l’album) ha avuto solo il tempo di avvertirci che “siamo tutti in pericolo”: parole quanto mai profetiche e lapidarie, ripensando agli eventi e ai drammi che hanno sconvolto l’Italia e il mondo nei cinquant’anni trascorsi da quando lui le ha pronunciate, mentre le chitarre urlano al cielo, in chiusura del brano, un autentico lamento funebre per un intellettuale rimasto spesso inascoltato.
Ricordiamo che “P. P. P” non sarà disponibile sulle piattaforme digitali, bensì nel solo formato fisico reperibile nei punti vendita, sul sito egeamusic.com e su quello dell’associazione ‘Rizosfera’, dove con l’acquisto verrà fornito anche un link per l’ascolto in streaming.

Massimo Zamboni
Le Vele – Egea Records
01. E jo çanti
02. La rabbia e l’hashish
03. Canto degli sciagurati
04. Ora ancora
05. Grandola vila morena
06. Vorremmo esserci
07. Sorella Sconfitta
08. Fermamente collettivamente
09. Cantico cristiano
10. Lamento per la morte di Pasolini / Beati noi
11. Tu muori
12. Lamento per la morte di Pasolini - reprise
13. Persona non grata
Massimo Zamboni, Cristiano Roversi, Erik Montanari
Massimo Zamboni: voce, chitarra; Erik Montanari: chitarra, backing vocals; Cristiano Roversi: tastiera, stick, basso, editing; Carlotta Del Bianco: voce in E jo çanti
2025
