Ass. Culturale
L’Isola della Musica Italiana

Sede Legale:
Piazza della Pace, 9
25039 Travagliato (BS)

Per contattare la Redazione
o avere informazioni, SCRIVI a:

La musica ha sempre avuto una strana ossessione per i vincitori.

 

Le classifiche li incoronano, le copertine li lucidano, le interviste li rendono intelligenti anche quando stanno semplicemente ripetendo le stesse tre frasi imparate dal loro ufficio stampa.

È un sistema elegante. Prende qualcuno, lo illumina bene, lo mette su un piedistallo e dice al mondo ecco, questo è importante.

 

Funziona più o meno come nei supermercati.

C’è lo scaffale all’altezza degli occhi, quello dove finiscono i prodotti che devono vendere molto.

E poi ci sono gli altri scaffali, quelli un po’ più in basso o più in alto, dove capita di trovare cose migliori ma nessuno ti ha detto di guardare.

 

La musica è uguale.

C’è quella che sta al centro del negozio, sotto le luci.

E poi c’è quella che gira intorno.

Non è una musica minore.

È semplicemente una musica che non ha imparato bene il mestiere di piacere a tutti.

Qualcuno direbbe che è un difetto.

Io ho sempre pensato fosse un talento.

 

In quella zona laterale della storia trovi artisti che sembrano capitati per errore nel mercato discografico.

Gente che scriveva canzoni come se fossero lettere personali, non prodotti.

Persone come Townes Van Zandt.

Un uomo capace di raccontare la solitudine con una chitarra e tre accordi mentre l’industria stava cercando il prossimo tormentone estivo.

Oppure Karen Dalton.

Una voce antica, fragile, irripetibile.

Talmente vera che il mercato non ha mai capito dove metterla.

 

O ancora Piero Ciampi.

Uno che sembrava scrivere canzoni per discutere con la vita, non per addomesticarla.

 

 

foto tratte dall’Archivio del Premio Ciampi

 

Questa rubrica parla di loro.

Non degli artisti dimenticati per nostalgia.

Quella è una malattia che colpisce spesso chi ha troppi ricordi e poche idee.

Qui parliamo degli artisti dimenticati perché non erano comodi.

Perché non stavano dentro le categorie giuste.

Perché non avevano il carattere giusto per diventare un marchio.

Ogni tanto qualcuno li incontra per caso.

Succede la notte, di solito.

Una canzone arriva da una stanza, da una radio, da una playlist sbagliata.

La ascolti.

E ti viene una domanda molto semplice.

Come è possibile che nessuno me ne abbia parlato prima.

 

Ecco.

Questa rubrica serve a quello.

 

A raccontare la musica che non sta ferma al centro del palco.

Quella che continua a girare intorno, aspettando qualcuno che abbia ancora voglia di ascoltare.

Perché la storia ufficiale della musica è piena di vincitori.

Ma le canzoni più ostinate spesso arrivano da chi non ha vinto niente.

I vincenti hanno le classifiche.

I perduti hanno le canzoni.

 

 

Vincenzo Costantino ‘Cinaski’