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A distanza di cinquant’anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini, una pregevole iniziativa di omaggio alla sua figura viene da Elsa Martin e Stefano Battaglia, il cui decennale sodalizio artistico ha recentemente prodotto Lyra, un album i cui testi sono basati su liriche in friulano dell’autore.
Le dodici tracce che compongono il lavoro si configurano come un autentico dialogo tra poesia e musica attraverso i timbri della voce di Elsa e del pianoforte di Stefano, che creano un raffinato tessuto sonoro in cui ciascuna parola è “cucita” sulle note acquisendo un’inedita forza espressiva. L’intento dei due artisti è quello di dare vita a nuove forme musicali fondendo tradizione liederistica, musica popolare e suggestioni della contemporaneità. Improvvisazione e creazione estemporanea si intrecciano ai significati intrinseci ed estrinseci dei testi poetici, mettendo in luce la sensibilità interpretativa e la vocazione sperimentale di Marin e Battaglia.

 

Non è la prima volta che Elsa e Stefano, singolarmente o insieme, si accostano all’opera di Pasolini. Nel 2005 Battaglia aveva dedicato all’intellettuale il doppio CD “Re: Pasolini” ed alcune di quelle composizioni sono state ora riproposte in “Lyra” con l’aggiunta delle liriche. Anche Martin aveva esplorato l’universo pasoliniano nel disco “Linguamadre: Il Canzoniere di Pasolini” (2020) e con lo spettacolo teatrale “Rosadal”. Insieme, poi, i due artisti hanno realizzato “Sfueai” (2019), un album  che traspone in musica i componimenti di alcuni dei più importanti poeti friulani del Novecento.

 

Lyra

 

Il titolo dell’album “Lyra” fa riferimento allo strumento musicale che simboleggia la poesia, ma anche all’omonima costellazione il cui astro più luminoso, Vega, è una delle stelle principali dell’emisfero boreale. E Pasolini, secondo Elsa Martin e Stefano Battaglia, è a sua volta un simbolo, quello della sopravvivenza della poesia nella moderna civiltà degradata che lui stesso aveva profetizzato, ma anche un fulgido corpo celeste in grado di fare luce, con la sua intelligenza e la sua capacità di analisi, nell’oscurantismo che affliggeva gran parte della società italiana del suo tempo. Al tempo stesso, esplorandone la produzione dialettale, relativamente poco nota al grande pubblico, i due artisti hanno voluto sublimare il Pasolini-icona elevandolo, come essi stessi hanno dichiarato, a puro suono e intelletto.

 

La lingua friulana è per Martin, nata a breve distanza da Casarsa – il paese di Susanna Colussi, madre di Pier Paolo, dove egli stesso visse per alcuni periodi – un mezzo espressivo naturale, dalla materia fonetica duttile e vibrante, ricco di onomatopee e di espressioni intraducibili. Il dialetto era per Pasolini lingua “materna” (cioè parlata dalla madre) ma non lingua “madre” (suo padre era originario di Bologna) e proprio per questa ragione la sua ricerca “a posteriori” delle proprie radici fu per lui una possibilità di reinventare e arricchire il linguaggio poetico. Accostandosi al friulano come profondo conoscitore, pur non essendo un parlante nativo, lo scrittore dimostrò infatti la capacità di coglierne le sfumature più sottili e persino di creare parole nuove.

 

I testi prescelti sono tratti per lo più da due raccolte: “Poesie a Casarsa” (1941-43), confluite poi ne “La meglio gioventù”, e “Poesie dimenticate” (1965). Tematiche ricorrenti sono l’innocenza dell’infanzia, il senso del peccato, la bellezza della natura e la fusione panica con essa, elementi di religiosità (il canto delle campane, la preghiera degli ultimi): tutti aspetti del mondo contadino, oltre che ricorrenti nella cultura popolare, che l’autore aveva voluto celebrare nella sua monumentale antologia “Canzoniere italiano”.

 

La composizione dei brani si è basata sull’adattamento delle liriche a melodie preesistenti, originariamente nate come strumentali. A tracce che rimandano a poesie note (Donzel, Pari nustri, A na fruta, Ciampanis) si alternano parti strumentali – i quattro brevi interludi di Lyra – mentre Canzone di Laura Betti è un pezzo in cui pianoforte e vocalizzi rievocano, in un’atmosfera nostalgica e struggente, la figura dell’attrice-musa del regista, che alla scomparsa di quest’ultimo si dichiarò erede spirituale del suo lascito artistico.

 

Unica traccia in lingua italiana, In forma di rosa, che nasce da un frammento del componimento Poesia in forma di rosa (1964) e si sviluppa in una serie di improvvisazioni generate dalla risonanza dei versi pasoliniani sull’animo dei due artisti. È forse in questo brano, dalla lunghezza importante (14 minuti), che la valenza espressiva della vocalità di Martin, sostenuta dal sofisticato pianismo di Battaglia, tocca i suoi vertici.

 

Lyra

 

Lyra è un album in cui, a differenza di altre operazioni di “poesia in musica” in cui la parola poetica, rivestita a posteriori di un “abito” di note, resta inalterata rispetto al testo originale, i componimenti di Pier Paolo Pasolini sono il punto di partenza di una ricerca che trascende il significato dei versi stessi per raggiungerne l’essenza. E questa essenza, afferrabile solo tramite l’intuito, al di là della razionalità, diventa accessibile all’ascoltatore grazie all’intreccio delle preziose trame sonore e vocali di cui Elsa Martin e Stefano Battaglia sono gli abili artefici.

 

Foto di Ulderica Da Pozzo

 

 

 

Artista:
Elsa Martin e Stefano Battaglia
Etichetta:
Artesuono
Elenco Tracce:
01. Lyra (p. p. p.) I
02. Donzel
03. Casarsa
04. Lyra (p. p. p.) II
05. Canzone di Laura Betti
06. Soreli
07. Pari Nustri
08. A na fruta
09. Lyra (p. p. p.) III
10. In forma di rosa
11. Ciampanis
12. Lyra (p. p. p.) IV
Anno di Uscita:
2025
Durata:
62:00