ultime notizie

Un’altra Italia, nuovo singolo di ...

L’artista è colui che riesce a esprimere attraverso la sua opera pensieri, emozioni, sentimenti che appartengono a tutti e in cui ognuno può riconoscersi. Una volta c’erano gli intellettuali ...

Teatro Geox, Padova

Alice e Franco Battiato

E' stato un affascinante viaggio nel tempo e nello spazio, quello che ha coinvolto gli oltre 2500 spettatori accorsi al Gran Teatro Geox di Padova lo scorso 26 febbraio per il concerto-reunion di Alice e Franco Battiato. Anzi, parafrasando il Maestro, possiamo dire che è stato un viaggio “senza tempo e senza spazio” (No time no space, è una delle sue più belle canzoni), perché le lancette dell'orologio si sono fermate per due ore e 10 minuti e non si è più capito esattamente in quale secolo e in quale luogo del mondo ci si trovasse e quali profumi e suoni avvolgessero la scena. Il concerto, pubblicizzato attraverso l'immagine storica, rivisitata, della copertina del singolo I treni di Tozeur del 1984, si sviluppa secondo due differenti binari che ad un certo punto però si  incontrano, poi di nuovo si dividono, per giungere infine insieme alla conclusione emozionante e intensa di una stretta di mano e un abbraccio, proprio come in una simbolica Tozeur, tra due artisti enormi che nella loro lunga carriera hanno lasciato segni importanti nel nostro universo musicale.

Registrava il tutto esaurito, come già altre date prima di questa padovana, l'incontro tanto atteso da fans di tutte le età dei due artisti, e la serata è apparsa subito magica, intensa e perfetta. Complici naturalmente la straordinaria Ensemble Simphony Orchestra diretta dal M° Carlo Guaitoli e il fedelissimo Angelo Privitera alle tastiere, nonché (aspetto molto importante per un concerto del genere) la bellissima acustica del Gran Teatro e l'ottima visibilità da ogni settore della platea e della gradinata.

Battiato
si è presentato per primo sul palco, dopo l'ingresso dell'Orchestra, si è seduto su una delle due poltroncine al centro della scena e l'attacco è stato subito di forte impatto con L'era del cinghiale bianco. Ma immediatamente dopo si è capito che la serata non sarebbe stata solo un omaggio al passato, perché il maestro ha presentato uno dei due brani inediti, molto belli, della nuova raccolta Le nostre anime uscito a fine 2015, Lo spirito degli abissi. Poi di nuovo un classico della sua produzione, il qui già citato No time no space,  quindi Shock in my town (brano del 1998) e l'altro inedito che dà il titolo alla nuova antologia, Le nostre anime appunto. Un enorme applauso ha accolto i successivi quattro classici della produzione di Franco Battiato: la sempre attuale, ahinoi, Povera patria, La canzone dei vecchi amanti, La stagione dell'amore per terminare il primo set con una meravigliosa versione de La cura, in cui spiccava un importante assolo di chitarra del talentuoso Osvaldo Di Dio. Per cantare questo pezzo, con molto trasporto in un'atmosfera mistica creata dalle luci blu, il maestro si è alzato in piedi e si è avvicinato a bordo palco sottolineando le parole con gesti lenti delle mani. E' apparso forse un po' stanco, Battiato;  lo stare a lungo seduto, la voce abbassata e più sottile (ma ancora nitida ed emozionante), e poi quel giubbotto nero di piuma leggera chiuso fino al collo non hanno tuttavia occultato il suo sempre grande carisma e la forte capacità comunicativa con il pubblico.

Pubblico caloroso e accogliente, quello che ha apprezzato ogni passaggio, e che si è ulteriormente prodigato in un grande applauso all'arrivo sul palco della bellezza di Carla Bissi, in arte Alice. I due si sono abbracciati brevemente, poi senza una parola Franco ha lasciato a lei la scena. Alice si è quindi seduta al piano per cantare un suo pezzo del 1996, Dammi la mano amore. Poi il centro della scena è stato tutto suo: vestita di un lungo bellissimo abito bianco ha cantato una canzone più recente, Tante belle cose (dall'ultimo album Weekend del 2014), quindi le famosissime Il vento caldo dell'estate e Per Elisa, amate e intonate da tutto il pubblico, per ritornare poi a proporre un brano recente, Veleni, e Il sole nella pioggia (dall'album omonimo del 1989), pezzo con un forte ritmo quasi tribale scandito con potenza dall'orchestra. Si muove sinuosa sul palco, Alice, sorridendo moltissimo e irradiando una bellezza luminosa che ipnotizza. Davvero, guardandola e ascoltando la sua voce sempre calda e possente, vien da chiedersi se questa donna possieda un magico e segreto Elisir di giovinezza!

Terminato il suo set da sola, si è unito a lei Franco Battiato. I due hanno cantato finalmente insieme tre brani: Nomadi (dell'86), un omaggio a Claudio Rocchi (la sua La realtà non esiste) e Prospettiva Nevsky (presente nell'album di Battiato Patriots del 1980 e reinterpretata da Alice nel 1985).

A questo punto Alice è uscita dal palco fra un tripudio di applausi, e da solo Battiato ha proposto tutte le canzoni dell'album storico La voce del padrone, uno dei preziosi frutti della collaborazione di Battiato con il Maestro veneto Giusto Pio (di Castelfranco Veneto per la precisione, come chi scrive). Si sono potute ascoltare quindi, nell'ordine, Summer on a solitary beach, Gli uccelli, quindi la celeberrima (cantata e ballata da tutto il teatro in piedi) Cuccuruccuccu, poi Segnali di vita e infine l'altro grande successo, quella Centro di gravità permanente che indistintamente unisce, in assenza di tempo e spazio appunto, almeno tre generazioni. La zona sotto al palco era a quel punto affollatissima di pubblico che dalle ultime file è corso in avanti al ritorno sul palco di Battiato, tutti in piedi ad applaudire e cantare a tempo. Nessun divieto da parte del servizio d'ordine ha permesso che si svolgesse una festa bellissima, allegra a cui ha partecipa con battutine e scherzi con il pubblico lo stesso cantautore. Sul palco è salita addirittura una bimba di 7/8 anni, figlia di una coppia di fans, che Franco ha fatto sedere accanto a sé, la quale emozionatissima gli ha consegnato un disegno. Tutto si è svolto in modo semplice, naturale, affettuoso. Nessun distacco tra l'artista e il suo pubblico, questa sensazione di familiarità (siamo pur sempre nel profondo nordest, ben lontani dalla sua terra natale notoriamente molto calorosa e accogliente) e semplicità si è percepita forte, ed è stata davvero molto bella.

Tornata sul palco Alice, insieme i due hanno cantato Bandiera Bianca e Sentimento Nuevo. Sembrava tutto finito, ma il pubblico non era affatto intenzionato ad andarsene né il maestro desiderava interrompere così presto la magia. Il “bis” prevedeva da scaletta L'animale e Io chi sono. A grande richiesta del pubblico soprattutto femminile il maestro ha eseguito poi Stranizza d'amuri e infine, richiamata a gran voce, è ritornata anche Alice per concludere davvero, insieme, il concerto con l'atmosfera calda e magica de I treni di Tozeur, brano che, come hanno ricordato raccontando anche qualche breve aneddoto, fu da loro portato all'Eurofestival nel 1984.

Ecco, ripensando ora a mente fredda (ma non per questo senza riviverne a pieno le emozioni) a questo concerto padovano, possiamo dire che si è vissuto per poco più di due ore veramente a un'altra velocità. “Passano ancora lenti i treni per Tozeur” cantavano, e chi lo sa se è ancora del tutto vero. Certo è che questi due grandi artisti, mano nella mano su un palco insieme ai grandi musicisti dell'Orchestra, quella dolce inesorabile lentezza l'hanno saputa ancora raccontare con grande maestria.

Il tour proseguirà nei teatri italiani più prestigiosi fino all'8 aprile dove si concluderà a Palermo dopo aver fatto tappa anche a Catania, città natale di Battiato.

 

Share |

0 commenti


Iscriviti al sito o accedi per inserire un commento


In dettaglio

  • Data: 2016-02-26
  • Luogo: Teatro Geox, Padova
  • Artista: Alice e Franco Battiato

Altri articoli di Valeria Bissacco