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Mimmo Cavallaro

Dalla Calabria all'Europa, con le radici nel cuore

Mimmo Cavallaro è oggi una delle massime espressioni della vitalità della tradizione musicale calabrese. Lo incontriamo a Roma, al Teatro Lo Spazio, in occasione della presentazione del suo ultimo disco, il doppio album Sacro et Profano, preziosissimo scrigno che racchiude antiche melodie tramandate di generazione in generazione tra le gente dell’entroterra della Calabria e che Cavallaro ha registrato e trascritto in un lungo, paziente e amorevole lavoro di ricerca.

Raccontaci del tuo percorso artistico: hai cominciato come musicista spostandoti poi verso la ricerca della tradizione orale o ti sei mosso all’inverso?
Sono partito come musicista, e poi mi sono appassionato alla ricerca. Anche se già prima di fare il musicista conoscevo molto bene questo mondo della musica popolare, perché in famiglia mia madre, e anche mio padre che ora non c’è più, conoscevano questo repertorio, vivendo in campagna. E poi mio nonno era uno zampognaro, un musicista quasi professionista perché lo chiamavano per suonare nelle feste patronali, nelle novene di Natale... Ecco, io da bambino conoscevo solo questo tipo di musica. Il paesino dove abitavo, e dove mia madre abita tutt’oggi, che si chiama Gozza (quindi Caulonia), era isolato dal resto del mondo: non c’era la corrente elettrica, l’alta tensione è arrivata verso la fine degli Anni Ottanta; non c’era la strada, ma c’erano le mulattiere... stavamo proprio all’interno della Calabria, nell’entroterra. E allora lì solo questo tipo di musica si conosceva.

Quando ci sono stati quindi i tuoi primi contatti con la musica “scritta”?
Per motivi di studio, mi sono trasferito dal paese a valle, verso il mare, e lì ho cominciato a suonare la chitarra, con il coro della parrocchia o con i primi gruppetti con i quali fare musica leggera, le cover. C’è stato un momento in cui io e il mio gruppo suonavamo tantissimo, soprattutto d’estate, nelle piazze. Nello stesso tempo, però, nutrivo la passione per la musica che avevo ascoltato da bambino. Finché a un certo punto mi sono chiesto perché, invece di continuare su questa strada, di (ri)fare le cose degli altri che non mi appassionavano veramente, non cominciassi a fare le cose che conoscevano mia madre, mio padre, mio nonno, mio zio... le cose che davvero erano dentro di me, che erano la mia storia. Allora ho iniziato questo percorso della musica popolare.

È un cambio di rotta importante: come hai mosso i tuoi primi passi?
Bè, chiaramente ho cominciato a creare un primo gruppo di musica popolare. All’inizio veramente eravamo solo in due, io e Fabio Macagnino (qui a fianco nella foto) oggi leader del gruppo Scialaruga. Poi piano piano ho allargato ad altri musicisti. Quindi, a partire da lì, ho cominciato a fare vera e propria ricerca sul campo, a fare le registrazioni dei canti con le cassette, di cui poi facevo la trascrizione. Mi piace ricordare e citare anche i miei precedenti gruppi musicali con quali ci occupavamo di musica popolare: i Folia, i TaranKhan, i Gozzansamble.

Sulla tua strada, a un certo punto, hai incontrato Eugenio Bennato. Qual è stato ed è tutt’oggi il suo ruolo nella tua vita artistica?
Incontrare Eugenio Bennato è stata per me una grande fortuna. Lui mi ha stimolato moltissimo a continuare questo lavoro. Ricordo le grandi opportunità che mi dava ospitandomi spesso nei suoi concerti in Calabria. Con il mio gruppo di allora, i TaranKahn, ci ha dato la possibilità di esibirci nei grandi festival della world music d’Europa: Belgio, Germania, Francia... Eugenio è stato per moltissimi anni il direttore artistico del Kaulonia Tarantella Festival di Caulonia, che è il mio paese, e quindi è stato e continua ancora ad essere un punto di riferimento importante per il mio percorso artistico.

E proprio con Eugenio Bennato come produttore arriva finalmente il tuo primo disco...
Sì, Sona battenti, nel 2009, direttamente dal quale parte la storia di TaranProject. Abbiamo cominciato a suonare nelle feste di piazza dove la gente arriva, dai bambini ai vecchietti, numerosissima, cifre che toccano le diecimila persone a sera, anche di più!

Eppure il disco che presenti oggi, Sacro et Profano, non ha a che fare con i TaranProject, ed è un progetto profondamente differente sotto diversi aspetti. Ce lo racconti?
Il fatto è che mentre lavoravo con i TaranProject, nello stesso tempo continuavo a fare le ricerche e coltivare l’idea di fare questo discorso, del canto orale che si esprime tra il sacro e il profano, appunto, come recita il titolo del disco uscito adesso. È un doppio cd, che racchiude da una parte i canti sui temi profani dell’amore, dello sdegno, del lavoro, dell’emigrazione; e dall’altra i canti su temi sacri, che racchiudono i due filoni importanti della Natività e della Passione. Negli arrangiamenti dei brani dei TaranProject emerge molto l’aspetto ritmico che serve per incentivare la piazza al ballo, mentre in questo lavoro è stato dato più spazio alla parte melodica e al contenuto dei testi. Quindi, sostanzialmente, le differenze sono queste.

La divisione tra i due temi tradizionali è nel tuo lavoro nettissima, tanto che tu hai deciso di dividerli in due dischi. Eppure vorrei chiederti: quali sono gli anelli di congiunzione tra questi canti, in quali luoghi si intrecciano i due mondi del sacro e del profano?
È vero, capita che si trovino a convivere assieme. Direi che i punti comuni si trovano in particolare nei canti delle festività natalizie, nelle “strine”: le strine erano i canti che si facevano nel periodo della novena di Natale: si andava nelle famiglie dei parenti e degli amici, e si portavano i propri auguri cantando. In questo modo si beveva insieme, si rimediava qualcosa da mangiare, e così si univano il sacro e il profano.

A proposito di punti di incontro: pensando a Eugenio Bennato che è da sempre uno dei cardini della ricerca di tradizione orale campana, quali sono i terreni comuni su cui si trovano le regioni del Sud Italia, con i loro differenti luoghi, le loro storie così diverse?
Intanto diciamo che c’è un ritmo comune, che è alla base delle culture musicali del Sud Italia, che è quello della tarantella. C’è certo differenza tra la Puglia, la Calabria, la Campania, la Sicilia, però fondamentalmente c’è il “terzinato” che accomuna questi balli e queste suonate. Ma poi anche per quel che riguarda le tematiche dei testi: più o meno, se tu prendi testi siciliani, o pugliesi, o calabresi, anche lì le tematiche spesso coincidono: quelli dell’emigrazione, o della fatica del lavoro...

E per quanto riguarda il sacro?
Non conosco le canzoni religiose di altre zone, conosco solo le mie, però credo che più o meno sicuramente avranno uno spirito forse diverso, però... Io, per esempio, quando ascolto i canti della Settimana Santa della mia zona, rivedo le vecchiette di una volta, che cantavano nelle chiese con i foulard neri sulla testa, oppure ancora quei canti con la Madonna che piange suo figlio mi ricordano moltissimo le donne di San Luca e del Sud in genere che piangono la disperazione per la perdita dei loro figli.

In qualche modo, quindi, i lamenti della Madonna non sono che l’espressione dei canti funebri della vita reale delle persone...
Sì, esatto, sono canti funebri.

Quali criteri hai utilizzato per riadattare in chiave più moderna canti di tradizione orale che si compongono esclusivamente di melodie, senza strumenti musicali?
Insieme ai musicisti Francesco Loccisano e Andrea Simonetta, che hanno collaborato con me in questo lavoro, e che ringrazio assieme a Massimo Bonelli della Cni Music, coproduttore di questo disco, abbiamo cercato di rispettare le linee melodiche originarie dei brani, aggiungendovi prevalentemente elementi strumentali di tradizione, come la chitarra battente o la lira calabrese. Abbiamo utilizzato poco gli strumenti ritmici, se non qualche tamburo. Fondamentalmente, abbiamo dato più spazio alla voce e alle chitarre.

Quindi meno tarantella e più tradizione orale pura...
Spazio alla tarantella sì, ma spazio anche agli altri aspetti della musica di Calabria.

In Sacro et Profano hai inserito solo brani tradizionali o anche composizioni originali?
C’è anche qualche brano che è stato scritto da me, che va bene in questo tipo di lavoro, però sempre cercando di rispettare lo spirito e lo stile popolare. Ad esempio, il brano Di lu scogghju la culonna, che fa parte del Sacro, è un brano che ho scritto di recente con l’intento di descrivere il grande culto del popolo mariano verso la Madonna dello Scoglio in località Santa Domenica di Placanica. Madonna che riceve le visite e le preghiere di migliaia e migliaia di fedeli da ogni parte del mondo.

Vorrei che tu concludessi con un accenno alla realtà del tuo territorio, e in particolare a uno dei problemi più angosciosi della società calabrese, la ’ndrangheta, su cui tu e i tuoi musicisti avete trovato più volte il modo di esprimervi...
La Calabria in genere, ma soprattutto la Locride, viene rappresentata, purtroppo, solo come terra di ’ndrangheta. Il fenomeno esiste ed è evidente a tutti, e sappiamo quanto questo sia dannoso e deleterio per questa terra. Ma noi che ci viviamo quotidianamente e la giriamo in lungo e in largo sappiamo anche che la gran parte della gente che ci vive è gente onesta che ha solo voglia di lavorare e di crescere onestamente. Purtroppo, l’incapacità di una certa politica di risolvere i problemi del lavoro e non solo e gli intrecci tra questa è la parte malsana della nostra società hanno compromesso l’immagine e la dignità di un popolo onesto e laborioso come quello Calabrese.

Il successo clamoroso che sta avendo il recupero della musica tradizionale del Sud Italia, e in particolare quella calabrese che ti vede protagonista, proprio in questi giorni sta dando vita a un grande progetto di respiro europeo: ce ne vuoi parlare?
L'idea è stata proposta ad alcuni istituti di cultura italiani in Germania, e non solo è stata accolta con favore, ma anche il nostro ministero degli Affari esteri ha deciso di patrocinare questa serie di eventi, che tutti insieme prenderanno il nome di ‘Calabriasona’ e che si svolgeranno tra il 16 maggio e il 1° giugno prossimi in molte città tedesche, con l'aggiunta di tre date italiane. Oltre a me e ai TaranProject, saranno coinvolti altri artisti quali Domenico Sisto & Omerthà Music Clan e Armando Quattrone.


 

CALABRIASONA EUROPEAN TOUR  |  LE DATE

16/05/2014 – Gerenzano (Varese, ITA)
17/05/2014 – Wetzikon (CH) - Krone
21/05/2014 - Berlino (D) - Werkstatt der Kulturen
22/05/2014 - Göttingen (D) – Pools
23/05/2014 - Kiel (D) - Pumpe
24/05/2014 - Hannover (D) - (Langenhagen) - Legro Weinhandel
25/05/2014 - Wolfsburg (D) – WOB
26/05/2014 – Stoccarda (D) – Keller Klub
27/05/2014 – Colonia (D) – Italo Calvino Schule (ore 14:00)
27/05/2014 – Colonia (D) - Bariton
28/05/2014 - Francoforte (D) - Das Bett
29/05/2014 - Brema (D) - TBA
30/05/2014 - Amburgo (D) - Nochtspeicher
31/05/2014 – Borgosatollo (Brescia, ITA)
01/06/2014 – Bologna – (ITA) Zona Roveri

 


CALABRIASONA EUROPEAN TOUR  |  CONTATTI

www.calabriasona.it  -  c/o CNI Music - Roma
tel. +39.06.86212085 r.a. | fax +39.0664812331

 

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