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Vittorio De Scalzi, un concerto grosso. Infinito

Con lui se ne va un pezzo della canzone italiana

Gli era stato assegnato pochi mesi fa il Premio Tenco alla carriera

 

Ben pochi hanno saputo spaziare con assoluta disinvoltura come lui tra rock e pop, tra prog, canzone d'autore e canzone dialettale. Un vero talento. Fare un elenco di cosa ha saputo scrivere e interpretare in 50 anni di carriera Vittorio De Scalzi - che si è spento domenica 24 luglio all’età di 72 anni - è impresa ardua; basterà qui ricordare di passaggio Quella carezza della sera, Aldebaran, Faccia di cane e ancor prima Visioni o Una miniera e gli album "Senza orario e senza bandiera" nonchè "Concerto grosso per i New Trolls". Titoli, melodie, parole che fanno parte del nostro patrimonio musicale nazionale.

Nato a Genova il 4 novembre del 1949, Vittorio si dimostra fin da subito attratto dai nuovi fermenti musicali che agitano i primi anni Sessanta. Da una parte l’ondata rock beat americana e inglese, dall’altra il nuovo modo di concepire la canzone dei primi cantautori italiani, a cominciare ovviamente proprio dai “genovesi”. Se sua madre Armanda gli trasmette la passione per la musica, è però il padre Gianni per certi aspetti l’artefice dei suoi esordi. Gianni De Scalzi infatti gestisce diversi locali genovesi (dallo stabilimento balneare “Il lido” al mitico ristorante “Da Gianni” a Sturla), locali frequentati proprio da molti musicisti e discografici. È al “Lido” che il sedicenne Vittorio “insegue” Fabrizio De André per fargli ascoltare le sue prima composizioni, eseguite con un'improbabile chitarra elettrica di plastica.
Ma è poi “Da Gianni” che il destino musicale di Vittorio si compie. Qui, infatti, conosce il coetaneo
Pino Scarpettini con cui fonda la prima band, I Trolls (qui il primo 45 giri); ha modo di conoscere Luigi Tenco e Gino Paoli; e - soprattutto - di entrare in contatto con molti discografici milanesi e romani. In un epoca in cui per una famiglia borghese era quasi un’onta avere un figlio cantautore (basti pensare a De André, che nei suoi primi dischi preferirà non utilizzare il proprio cognome), Gianni si dimostra genitore illuminato e lungimirante. Ha capito, infatti, l’enorme talento del figlio e fa di tutto per non farlo sprecare. Vittorio ricorderà sempre divertito come offrisse immancabilmente il pranzo al discografico di turno. Un po’ per volta, insomma, il padre riesce a far conoscere la musica del figlio e compie l’impresa di far aprire proprio ai nuovi New Trolls (con Nico Di Palo, Gianni Belleno, Giorgio D’Adamo e Mauro Chiarugi) nel 1967 i concerti italiani dei Rolling Stones. Vittorio riuscirà, in quell’occasione, anche a 'rubare' i pantaloni di Mick Jagger! Sempre in quell’anno i quattro incidono il loro primo singolo, Sensazioni, che ottiene buoni riscontri di vendite.

Ma la svolta avviene l'anno successivo, prima con la partecipazione a “Un disco per l’estate” con il brano Visioni, quindi con la pubblicazione di quello che probabilmente è il primo concept album della storia della musica italiana, "Senza orario e senza bandiera". Gli artefici di questo vero e proprio capolavoro - oltre ai New Trolls ovviamente - sono ancora una volta papà Gianni che convince Gian Piero Reverberi ad arrangiare e produrre il primo 33 giri dei quattro, Fabrizio De André e Riccardo Mannerini (un poeta anarchico amatissimo dai cantautori genovesi) artefici dei testi. Vittorio e soci hanno lunghe chiacchierate con Mannerini e Faber e quindi si mettono al lavoro proprio nel salone delle feste del ristorante “Da Gianni”. Come detto, ne uscirà uno splendido disco che otterrà un  enorme successo di critica e di pubblico (tra i titoli Signore, io sono Irish, Vorrei comprare una strada, Ti ricordi Joe...). Ma i New Trolls sono in piena fase creativa e così poco dopo pubblicano un nuovo singolo, Una miniera, che stavolta strizza l’occhio al sound britannico (l’intro è presa quasi quasi - per stessa ammissione dello stesso Vittorio - da For no one dei Beatles) e con un testo dal forte impatto sociale (la storia di un emigrato italiano che trova la morte in miniera, prendendo spunto dal disastro di Marcinelle in Belgio dove persero la vita 136 minatori italiani).
Ma né Vittorio né Nico Di Paolo vogliono restare ingabbiati in un genere e così, attratti dalle sirene della nuova musica prog che si stava diffondendo in quegli anni soprattutto in Gran Bretagna, incominciano ad esplorare nuovi mondi sonori. La voglia di fare il grande salto è tanta. E sarà fatto con "Concerto grosso per i New Trolls" composto da Luis Bacalov (qui nella foto). Un disco poderoso, dove la musica classica barocca si amalgama alla perfezione con il rock, facendo forse storcere il naso - come spesso accadeva in quegli anni - ai puristi del genere classico ma che otterrà ancora una volta un clamoroso successo di pubblico. 

 

Proprio quando la fama ormai arride alla band, ecco i primi litigi. I New Trolls si sciolgono tra incomprensioni e accuse reciproche (ci piace usare questa foto di repertorio qui sopra per vederli tutti insieme). Vittorio vorrebbe continuare a mantenere il nome della creatura che lui stesso ha fondato, ma non ha appigli legali per farlo. Così fa buon viso a cattivo gioco dedicandosi a nuovi progetti musicali che potrebbero rasentare la schizofrenia e che invece sono il frutto della sua incredibile capacità poliedrica. Da una parte infatti fonda i New Trolls Atomic System con Giorgio D’Adamo e Tullio De Piscopo, dall’altra segue il padre - che nel frattempo ha creato un suo studio di registrazione, lo Studio G - nel tentativo di ravvivare la scena folk dialettale genovese. Insomma, Vittorio ancora una volta spazia tra rock, prog e jazz con la band e canzone dialettale (sua la splendida Cumme te bella Zena cantata da Franca Lai e dai Trilli, nomi di punta della nuova tradizione genovese e tutti pubblicati, ovviamente, da papà Gianni). 

Ma un po’ per volta, e per fortuna, le distanze con gli altri membri del gruppo si vanno a colmare. E così i New Trolls tornano in scena con l’inserimento del chitarrista Ricky Belloni e del tastierista Giorgio Usai, provenienti dalla band Nuova Idea e reduci proprio con Giorgio D’Adamo e Gianni Belleno del primo storico tour di Fabrizio De André. Il gruppo tenta prima di riprendere in mano il discorso intrapreso con Bacalov pubblicando "Concerto grosso n. 2", quindi vireranno clamorosamente sul versante pop. Vittorio, infatti, è un ascoltatore non solo onnivoro ma anche attentissimo. Ha capito che la musica (in tutti i sensi) è cambiata. La disco-pop non è solo l’occasione di ritornare al grande successo commerciale, è anche una nuova sfida artistica. Insomma, i New Trolls stavolta guardano ai nuovi suoni che provengono dagli States. Ma la sola emulazione senza creatività non serve a nulla.

 

E saranno sicuramente i New Trolls tra i principali artefici capaci di arricchire con originalità e freschezza il mondo pop italiano. Alla fine degli anni Settanta sfornano alcuni dei pezzi di maggiore successo non solo della loro carriera ma di tutta la musica leggera (si chiamava così ancora allora) italiana: Quella carezza della sera e Aldebaran (stesso 45 giri!) Che idea, Là nella casa dell'angelo. Un po’ forse stancamente (e per la prima volta) però negli anni Ottanta i New Trolls calvalcano l’onda del grande successo, non riuscendo a trovare il brio e l’estro di un tempo. Intendiamoci non mancano colpi d’ala importanti come America O.K. (con testo di Mogol) del 1983 e Faccia di cane (con testo, seppur non accreditato, di Fabrizio De André) del 1985 che vinse il Premio della Critica al Festival di Sanremo. Ma qualcosa si è rotto o comunque inceppato. I New Trolls così si sciolgono di nuovo alla fine degli anni Ottanta. 

Vittorio De Scalzi intraprende un nuovo percorso musicale che lo porterà prima un po’ per gioco a pubblicare con il fratello Aldo - che qualche anno dopo diventerà con Pivio nome di punta delle colonne sonore italiane (qui entrambi in una foto di repertorio) - un disco dedicato al grande amore della sua vita, la Sampdoria (Il grande cuore della Sud), quindi a rivisitare non solo il repertorio dei New Trolls ma più in generale quello della grande scuola autorale italiana. Nasce così il progetto di riportare sul palco del Teatro Ariston di Sanremo il dimenticato dal pubblico Umberto Bindi. Per l’occasione i New Trolls (seppure senza Belleno e Usai) si riuniscono per accompagnare, nel 1996, il cantautore genovese al Festival di Sanremo con la canzone Letti (con testo di Renato Zero). Purtroppo il brano non otterrà quel riscontro che tutti speravano e probabilmente si aspettavano. Di fatto sarà l’ultima vera esibizione in pubblico di Bindi.

Se pur dolorosamente colpito dall’insuccesso di Letti, Vittorio percorrerà negli anni Duemila una “nuova” carriera. Stavolta veramente da solista. Ne nasceranno dischi bellissimi e importanti. Nel 2008 pubblica il dialettale "Mandilli" che entra nella cinquina delle Targhe Tenco e ottiene ottimi riscontri di critica. Nel 2011 è la volta de "Gli occhi del mondo" (scritto a quattro mani con Marco Ongaro) in cui riprende in mano alcuni testi di Riccardo Mannerini. Seguiranno anni di intensi tour in giro per l’Italia (spesso in compagnia dei fiati di Edmondo Romano, nella foto qui sotto insieme in un live), in cui non solo reinterpreta i suoi più grandi successi ma ridà nuova vita musicale ai brani di De André. Forse per la pluriennale esperienza con i New Trolls, forse per il felice incontro con Ongaro, De Scalzi adesso cerca nuove collaborazioni. Nasce così quella con Zibba per il CD "Ritorni" del 2018 e quello con la band partenopea Renanera per "Vento di terra, vento di mare" del 2019. 

 

Insomma, Vittorio De Scalzi è ormai ampiamente riconosciuto come uno degli autori più autorevoli e rappresentativi della scena musicale italiana, tanto che il Club Tenco nel 2021 gli conferirà il Premio Tenco alla carriera o come quella grandissima soddisfazione che Vittorio si è regalato (e meritato) nel 2017, quando decide di festeggiare i suoi 50 anni (più 1) di carriera. E lo fa in grande. Scegli nientemeno che il Teatro San Carlo di Napoli, un maestoso teatro in cui chiama a raccolta alcuni degli amici musicisti che in questi decenni hanno collaborato con lui. Giusto per ricordar qualche nome che ha partecipato a quell'evento: Gino Paoli, Neri Per Caso, Renanera, Patty Pravo (qui insieme nella foto in basso di Alberto Bazzurro mentre cantano Lontano lontano di Luigi Tenco), Armando Corsi, Peppe Barra, Sal Da Vinci, Aldo Tagliapietra, Clive Bunker (Jetro Tull), Lino Vairetti degli Osanna, Zibba... 

 

Ci mancherà, e tanto, Vittorio De Scalzi. Non solo per il modo che aveva di “mangiarsi” il palco, ma per quella sua voglia - leggasi anche disponibilità - di prendere in mano la chitarra ogni qualvolta ce ne fosse stata l’occasione. E chi lo ha conosciuto avrà certamente un ricordo che potrà confermalo, come le innumerevoli volte in cui nei Dopo Tenco imbracciava la sua sei corde e faceva cantare tutti gli ospiti. E anche noi dell'Isola un belllissimo ricordo ce lo portiamo nel cuore, visto che Vittorio (con l'inseparabile Mara Pimentel, colonna insostituibile nella vita di Vittorio negli ultimi vent'anni) venne alla Festa dei 20 anni de L'Isola che non c'era, a Milano nel 2016 (qui in una foto di Valeria Bissacco) e non solo ci regalò un paio di "successi" chitarra e voce, ma ci fece sentire in anteprima un brano ancora inedito, lo splendito Quelle navi).
Ci mancherà Vittorio, non solo per la sua passione per Genova, non solo per la tanta musica che ci avrebbe ancora regalato, ma anche per il suo sorriso, per la sua capacità di essere ironico e autoironico, per la sua generosità.



 

Ci piace chiudere questo ricordo con le parole usate dalla famiglia nell'annuciare la scomparsa, "immaginandolo in viaggio verso la sua Aldebaran".

Oggi, lunedì 25 luglio, alle 18:00 presso la sede del Club Tenco, piazza Cesare Battisti a Sanremo avrà luogo il funerale in forma laica. Tutti coloro che vorranno dare l’ultimo saluto potranno farlo fino alle 23:00.

https://www.facebook.com/vittoriodescalzipage


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