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Max Fuschetto

Mother Moonlight

Questa volta Max Fuschetto ha cambiato decisamente punto di vista e, per descrivere il proprio immaginario, ha tolto invece di aggiungere, ha ridotto invece di aumentare. Non sempre, e non necessariamente, servono molti colori per riuscire a descrivere e rappresentare un oggetto, un’immagine, un luogo: a volte è sufficiente tracciarne il margine, abbozzarne la forma, lasciarne intravedere le tinte e la sagoma per consentire, a chi lo approccia, di formarsi una propria opinione a riguardo, di vederlo, di leggerlo, di interpretarlo attraverso la propria sensibilità.

Mother Moonlight è un lavoro che ruota attorno al pianoforte che, letteralmente, è il perno centrale attorno al quale gli altri strumenti utilizzati, inclusi gli effetti elettronici, rappresentano esattamente quelle suggestioni appena abbozzate di cui sopra; l’approccio è sempre quello di una musica popolare, intesa come musica dei popoli, ma la differenza rispetto ai lavori precedenti è proprio il fatto di lasciare una maggiore libertà all’ascoltatore di intuire, capire, interpretare questi linguaggi, mediandoli attraverso la propria soggettività. Il dialogo tra il pianoforte e le altre voci/strumento è il fil rouge che caratterizza l’intero lavoro, ma si tratta di un dialogo che si svolge a mezza voce, a tratti appena sussurrato, mai un vero e proprio scambio di parole ma più un sottile gioco di tonalità, di suoni appena abbozzati, all’interno di un’atmosfera rarefatta e, per certi versi , quasi “fragile”, giocata su equilibri sottilissimi che possono andare in pezzi in un attimo, se solo uno dei soggetti alzasse anche solo di poco il tono. Chitarre, violino, violoncello, clarinetto, oboe, dilruba, suonano ai limiti estremi delle proprie timbriche, non raggiungono mai i “pieni” più consoni alle loro caratteristiche ma si esprimono in punta di…dita, con una delicatezza ed una rarefazione a tratti davvero inconsueta e spiazzante.

Poche parole, dunque, ma davvero ricche di significato, per un dialogo armonico che non ha davvero bisogno di sovrastrutture o di eccessiva verbosità. Se non fosse un’immagine forse un po’ azzardata si potrebbe dire che, in Mother Moonlight, gli strumenti si parlano con gli occhi, si guardano, si osservano, più che parlare attraverso le proprie caratteristiche consuete. Eppure non siamo di fronte ad un album di musica, diciamo così, minimalista, e questo perché ci sono le melodie, l’espressività dei singoli strumenti, ma anche del loro insieme, è compiuta e definita: ci sono, questo è vero, molte meno note e manca quel virtuosismo che, spesso, caratterizza il rapporto sonoro tra pochi strumenti.

Va detto che la capacità di esprimersi attraverso un così elevato livello di sintesi è sintomo di una conoscenza di sé, e del proprio strumento, che va davvero al di là della semplice didattica, spingendosi verso una sorta di simbiosi che, già di per sé, non è facile esprimere verso se stessi: riuscire a farlo interfacciandosi con altri strumenti è, più che un miracolo, davvero un dono.

 

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Francesco Apolloni, Alfonso La Verghetta
  • Anno: 2017
  • Durata: 38:22
  • Etichetta: Hana Goori Music/Audioglobe

Elenco delle tracce

01. Danzando nel buio
02. Mother moonlight
03. The upside down world
04. Soffioni
05. In cerchio
06. Nenia astrale
07. Play & dance
08. Crescendo (come un blues)
09. Ting tang (a Bèla Bartòk)
10. Occhi di conchiglia (a John Lennon)
11. The hole in the fence
12. The round trip
13. La lanterna e il sole
14. Acqua e neve
15. Sulla linea
16. Canzone

 

 

Brani migliori

  1. The upside down world
  2. Ting tang (a Bèla Bartòk)
  3. Sulla linea

Musicisti

Enzo Oliva: piano -  Max Fuschetto: oboe, electronics  -  Pasquale Capobianco: electric guitar  -  Eleonora Amato: violin  -  Silvano Fusco: cello  -  Enrico Falbo: dilruba  -  Franco Mauriello: clarinet