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Michelangelo Ricci

Questo lo so

Michelangelo Ricci è un omone, con una grande barba brizzolata e folti capelli. A prima vista potrebbe ricordare Rubeus Hagrid, il guardiacaccia della scuola di Hogwarts nella saga di Hanry Potter. All’apparenza burbero, può quasi intimidirti. Senonché, Ricci - proprio come Hagrid - è in realtà un gigante buono, dotato di un’innata simpatia e giovialità. Mi si potrà obiettare che ben poco cali al lettore una lettura fisiognomica in una recensione. Verissimo, non fosse che tale lettura mi permette di spiegare che: 1) non bisogna mai giudicare le persone dall’apparenza (figuriamoci dal primo sguardo!); 2) il nostro Michelangelo Ricci trasla l’apparente rudezza e violenza solo nelle sue canzoni (insomma, i pugni, quando arrivano, arrivano solo dalle canzoni!). Punti, questi, che sono davvero paradigmatici per comprendere il suo primo CD dal titolo Questo lo so.

Michelangelo Ricci, oltre che grande conoscitore e frequentatore della canzone d’autore, è uomo di teatro - è ideatore, tra le altre cose, della compagnia e scuola “Teatro dell’Assedio” nella sua Livorno - e tale formazione-vocazione è ampiamente presente nelle sue canzoni. In particolare nell’aspetto prosodico che gli  permette di immedesimarsi totalmente nel ruolo che sta cantando. Quasi ogni brano, infatti, presenta un narratore interno ed è quindi scritto in prima persona. E poi, ancora, l’incedere metrico che fa allungare o accorciare il verso a dismisura (in termini tecnici occorrerebbe parlare di anisosillabismo) a seconda del contesto. E d’altronde, non a caso, quasi tutti i pezzi derivano, seppur qui riarrangiati, da diversi spettacoli teatrali messi in scena dal Nostro in questi ultimi anni.

È teatro, certo. E, se è tale, ci permettiamo di leggere in chiave concettuale - inteso proprio come concept-album - tutto Questo lo so. È teatro, certo. Ma forse sarebbe meglio dire che è soprattutto Circo. Il Circo è arrivato in paese (in Italia? in qualsiasi posto del mondo? nella testa dell’autore? Poco importa). Il Circo è arrivato e gli animali da mostrare - al pubblico ludibrio - sono gli uomini stessi. Certi uomini. Proprio come accadeva a inizio Novecento in America e altrove (si pensi alla Desolation Row di Dylan), il Circo mette in mostra i mostri: il cieco, il down, la figlia dei tossici affidata ai servizi sociali. I mostri sono tali a seconda dell’occhio che guarda, ovviamente. Da questo punto di vista è interessante constatare come vi sia da parte di Ricci una visione assolutamente manichea del sociale. Da una parte la gente normale che considera mostro il personaggio principale; dall’altra il personaggio principale che vomita odio verso le persone normali. Quasi mancasse un terzo. A meno che non si consideri come paradossale terzo la Morte. Ben quattro personaggi, infatti, dei primi cinque brani sono morti, morti che descrivono la loro vicenda in analessi (avete presente Viale del tramonto di Billy Wilder?). Se il Circo ci mostra all’inizio dei mostri “patetici”, la cui storia è destinata ad essere ben presto dimenticata; qualcosa cambia dopo Gemellini (guarda caso uno dei pochissimi pezzi scritti in terza persona). È come se l’autore Ricci di fronte ai gemelli uniti dalla testa, compisse lui l’operazione che porterà al sacrificio di uno dei due. Staccatosi dai mostri anonimi, ora può concentrare il suo sguardo sui mostri più appetibili dai grandi media (Il Mozzo che accusato ingiustamente di essere in combutta con i pirati evade in modo spettacolare dalla prigione), più riconoscibili socialmente (Il Sindaco invischiato in lotte di correnti politiche a lui lontanissime che alla fine riesce a farsi eleggere in parlamento); più vicini al suo mondo teatrale (il povero attore Cambi che, non avendo santi in Paradiso, non riesce a far decollare la sua carriera, pur non avendo nulla da invidiare ad altri e muore con l’applauso finale dell’Io narrante). 

È, quello raccontato da Ricci, insomma un mondo senza amore. Per certi aspetti lo sanno bene i protagonisti di Amanti - uno dei brani più belli dell’intero disco - costretti ad incontri clandestini, costretti anche loro a recitare una parte, costretti a riprendersi i loro corpi dopo aver dormito insieme (varrà la pena riprendere questa bellissima strofa: “Così ognuno riprende il suo corpo/ e tutti i suoi vestiti/ come gli amanti di ogni secolo/ come attori sempre esistiti”).

Ma nonostante tutto, l’amore deve pur esistere… basterà forse cercarlo un poco più in là (pur con la consapevolezza che “l’amore con te questa notte non farò”). È quasi una dichiarazione di resistenza. E allora il Circo può finalmente lasciare il paese. E lo fa con una processione che ricorda una fiera paesana (La fiera della sera). Lascia sull’asfalto carta straccia, polvere e sudore. Lascia sull’asfalto l’uomo, verosimilmente. Che senza sovrastrutture si rende conto di essere, alla fine, solo un povero minatore in mano al Globo industriale. È, questo brano finale, un perfetto mix di pessimismo e di resistenza - ancora! - perché pur nella consapevolezza che l’uomo sarà sempre sfruttato proprio da altri uomini non perde la speranza di trovare un altro modo per vivere. 

Alla fine l’unico che possa davvero comprenderlo (e forse cambiarlo?) questo mondo abbruttito e sempre uguale a se stesso rimane un bimbo morto in mare, mentre tutti pensano - o fanno finta - che stia dormendo (Questo lo so).

Un disco, in conclusione, ricchissimo di idee e sonorità in cui si passa dalla ballata più prettamente cantautorale (alla Jannacci) al teatro-canzone (alla Gaber); dal foxtrot al valzer. Da ascoltare e riascoltare. Anche se può far male. Perché, alla fine, ce n’è dannatamente bisogno di dischi così.

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Michelangelo Ricci 
  • Anno: 2018
  • Durata: 54:39
  • Etichetta: Autoproduzioni Artisti Associati

Elenco delle tracce

01. Il cieco
02. Meno down
03. Questo lo so
04. La figlia
05. Gemellini
06. Il sindaco
07. Mozzo
08. Bar sirena
09. La canzone del Cambi
10. Amanti
11. La fiera della sera
12. Il globo industriale

Brani migliori

  1. Gli amanti
  2. Il globo industriale

Musicisti

 Michelangelo Ricci: tutti gli strumenti