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Marta Del Grandi

Selva

Un lavoro di grande raffinatezza, questo secondo full-length della cantautrice Marta Del Grandi, pubblicato lo scorso ottobre dall’etichetta statunitense Fire Records. Un album di respiro internazionale - realizzato, come il precedente Until We Fossilize (2021), in lingua inglese - da un’artista cosmopolita che, dopo una formazione di tipo jazzistico, ha completato i propri studi in Belgio e ha vissuto per alcuni anni in Cina e in Nepal. Le dodici tracce conducono l’ascoltatore alla scoperta del complesso mondo interiore della songwriter, che si riflette in un universo musicale variegato e ricco di fascino, in cui soluzioni sperimentali nell’uso della voce e dei timbri sintetici si alternano ad atmosfere più pop/rock e cantautorali. La forza espressiva dell’album si incentra principalmente sulle qualità vocali di Marta, che a volte brillano nella loro vasta gamma di colori, altrove sussurrano un racconto dai toni intimi ed introspettivi. Il disco è stato registrato in Belgio e, in parte, nell’home studio dell’artista ad Abbiategrasso.

La title track - che si colloca, in realtà, verso la fine della sequenza - è l’unico brano in italiano, con un testo di soli quattro versi (Pensieri tortuosi/S’intrecciano stretti / In forme mai viste /Il cuore si perde) che sintetizza efficacemente il mood di tutto l’album. Selva è infatti un’autentica discesa negli anfratti dell’anima, l’esplorazione di una personale ‘selva oscura’ e di un profondo sottobosco in cui si ripercorrono esperienze pregresse e si cercano nuovi percorsi esistenziali. Solitudine, senso di smarrimento, anelito a quel conforto che solo l’amore può dare sono le suggestioni che emergono dalle liriche, che si rivestono di volta in volta di abiti sonori delicati, minimali, inquieti o avvolgenti. L’io lirico assume le sembianze di una misteriosa Mata Hari nell’opener, insinuandosi nei sogni dell’amato e proclamando che l’amore sia l’unico scopo dell’esistenza (If not for love/ What is it we live for?); il brano si gioca su voce e sintetizzatore, in un impasto ipnotico e onirico in cui entrano poi le percussioni e i fiati (il clarinetto e il sax baritono di Benjamin Hermans) a completare l’articolata struttura. Di notevole fascino, poi, l’intreccio tra la chitarra pizzicata, le lievi percussioni e la suadente vocalità in Eye of the Day. A seguire, Chameleon Eyes racconta di una relazione tra un uomo “forte come una quercia” ed una partner che, riconoscendo che il loro rapporto non può durare, vuole essere sua almeno per un’ultima danza: take me for one last dance/ Somewhere where we’ll glow / I’ll be your everything for one last time / Before I go. Qui la voce si accompagna al solo contrabbasso nell’intro, mentre la parte centrale è rischiarata da un clima arioso e sognante che esprime lo stato d’animo dell’io lirico, aperto al cambiamento e disposto all’accettazione dell’esistente, con la chiusura affidata ai soli fiati.

Visioni distopiche affiorano in End of the World pt. 1, in cui la protagonista contempla la fine del mondo che si sgretola in una sorta di incubo ad occhi aperti e, non sapendo dove andare o a chi fare riferimento, si tuffa “nelle isole dell’ossessione”. Si tratta, in realtà, di una mini-suite divisa in due parti (la seconda parte è la traccia conclusiva): la prima minimale, per voce, chitarra e contrabbasso, l’altra di sapore gospel e psichedelico, con un soffice tappeto di organo. Un dissidio interiore viene quindi evocato in Two Halves, anche se in realtà il pathos delle liriche (I’m divided into two halves, I never win) contrasta con la dolcezza della melodia, dell’arrangiamento e, soprattutto, del cantato, quasi a voler contenere il disagio con un tenero abbraccio sonoro. Il brano più rock della sequenza è la bellissima, struggente Stay, che vuole raccontare – come ha spiegato la stessa cantautrice – di un processo di guarigione come quello che ha luogo dopo un evento traumatico, come la fine di un rapporto affettivo, anche se è inevitabile aggrapparsi a ciò che resta, per trattenerlo nel tentativo di ricucire una frattura forse non così insanabile. Good Story invece, a dispetto del titolo, racconta una condizione di isolamento, riflettuta dal desolato ambiente naturale, specchio dell’anima afflitta. Solo nell’ultimo brano, End of the World n. 2, le inquietudini sembrano trovare riconciliazione: la protagonista immagina di nuotare fino a riva e di trovare finalmente il riposo, magari addormentandosi, mentre nella dimensione del sogno tutti i suoi desideri diventeranno realtà (suddenly everything I've ever wanted / Will be mine).

Selva è un album che riflette la compiuta maturità artistica di Marta Del Grandi, cantautrice raffinata ed eclettica, che ha saputo sintetizzare le proprie variegate esperienze musicali in un prodotto da cui emergono il sapiente uso della voce, dalle molteplici e cangianti modalità espressive, e la grande energia creativa, tra elementi di spiccata avanguardia ed una evidente padronanza degli stilemi classici.

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Bert Vliegen e Marta Del Grandi
  • Anno: 2023
  • Etichetta: Fire Records

Elenco delle tracce

01. Mata Hari

02. Eye of the Day

03. Chameleon Eyes

04. Snapdragon

05. Marble Season

06. End of the World Pt. 1

07. Two Halves

08. Polar Bear Village

09. Good Story

10. Selva

11. Stay

12. End of the World Pt.2

Brani migliori

  1. Eye of the Day
  2. Chameleon Eyes
  3. Selva