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Quartetto vocale Giovanna Marini

Giovanna Marini è conosciuta come una delle maggiori interpreti della musica popolare italiana. Al tempo stesso tra i suoi progetti c'è quello di un quartetto vocale femminile che ha un grande seguito in Francia, mentre in Italia è noto principalmente tra gli appassionati del genere o tra chi segue l'artista romana nelle sua attività di compositrice e ricercatrice. “Cantare la voce” le ha chiesto di farci conoscere meglio questa sua attenzione alla prassi vocale a cappella.

Ascoltando lo stile del Quartetto si percepisce un'ispirazione antica, che arriva fino alla lauda dell'alto medioevo. E' un'impressione corretta?

«E' vero, ho sempre vissuto in un ambiente legato alla musica classica, quindi per me termini e prassi della vocalità antica come organum e discanto sono familiari. Anzi per me è difficile pensare di memorizzare canzoni o brani jazz che vengono invece imparati senza difficoltà da musicisti di oggi. Però va anche detto che le forme vocali arcaiche sono arrivate fino noi grazie alla tradizione orale e spesso le pratichiamo o le ascoltiamo senza che ce ne accorgiamo. Per questo le mie compagne del Quartetto ne hanno assimilato immediatamente lo stile pur provenendo da altre zone d'Italia, Francesca Breschi dalla Toscana, Patrizia Bovi dall'Umbria, Patrizia Nasini dalla Puglia».

I testi però sono molto attuali pur innestati in questa atmosfera del passato...

«Ho sempre voluto utilizzare il contrasto. Ad esempio, ho raccontato le Fosse Ardeatine o la strage di Ustica nello stile usuale del Quartetto, quello della cantata, proprio per descrivere l'attualità in modo originale. Il compositore Luigi Nono, che frequentavo, era molto legato a questo tipo di composizione».

Quando nasce l'esperienza del Quartetto?

«L'idea arrivò nel 1976 quando insegnavo alla scuola di Testaccio. Ero in mezzo a eccellenti solisti che venivano dal jazz, con allievi che non necessariamente dovevano diventare musicisti. Questo divenne un problema quando mi misi a cercare persone che condividessero il progetto perché spesso    non avevano sufficienti basi di solfeggio o una buona intonazione. Trovai nelle donne una maggiore propensione a lavorare su questi presupposti e nacque una formazione di 11 cantanti. Tra queste ricordo nomi come Sara Modigliani e Lucilla Galeazzi che hanno continuato facendo altre esperienze. Ma quando abbiamo iniziato a fare concerti, non era sempre facile spostare 11 persone. Per questo sono passata al Quartetto».

Non è facile trovare dischi della formazione in Italia, come mai?

«Innanzitutto perché abbiamo iniziato a incidere in Francia, dove siamo più conosciute e invitate ogni anno.

Poi perché quando abbiamo cominciato a registrare in Italia, ho scoperto che ci pubblicava i dischi era un collezionista più che un discografico. Adesso le produzioni sono reperibili grazie all'etichetta Nota».

Parlava della Francia, come mai questo successo?

«Per un modo diverso di promuovere la cultura e la musica. Quando presentiamo un nuovo lavoro a Parigi, o anche nella svizzera francese come a Losanna, automaticamente veniamo inserite in un circuito delle Maisons de la culture presenti in molte città. Questo ci permette di fare dei tour veri e propri che in Italia sarebbero impensabili».

Il prossimo lavoro?

«Una nuova cantata, Dal punto di vista dei serpenti, che presenteremo a Roma in autunno».

 

Quartetto vocale Giovanna Marini

 

Giovanna Marini

Patrizia Bovi

Francesca Breschi

Patrizia Nasini

 

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