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La canzone d'autore è viva

L’humus informe da cui nacque la canzone d’autore fu la voglia, tra gli anni Cinquanta e i Sessanta, di usare la forma canzone anche per argomenti differenti da quelli melodrammatici, di propaganda o festivalieri. In pratica ci fu la voglia di innalzare la canzone, e non è un caso se nel 1964 Umberto Eco chiamò ‘canzone diversa’ questa nuova canzone.

Poi le armi si sono affinate, da questo humus è nato il fiore della canzone d’autore, che – come il cinema d’autore – rimanda all’autorialità del singolo soggetto, allo stile personale, alla poetica dell’autore e alla capacità di saper usare un linguaggio.

Sul versante critico, l’atto di giudicare se un cantautore sa usare un linguaggio deve presupporre il fatto di sapere di cosa si compone quel linguaggio. Se per il cinema questo linguaggio corrisponde alla bravura del regista di saper coordinare le forze, per la canzone – mutuando dalla canzone francese per esempio – basterà una voce che pone fuori dal tempo il codice verbale tramite le note di quantità temporale diversa in successione (melodia) e di note in sovrapposizione (armonia).

Tutto questo forma una struttura che è già canzone, quindi è a questo il linguaggio che ci si riferisce quando si parla di canzone d’autore.

Ma la canzone non è solo scrittura, è anche atto, è arte performativa. Perciò, in canzone d’autore, questa autorialità singolare deve poter essere applicata anche all’esecuzione. La struttura di una canzone scritta col linguaggio ‘canzone d’autore’ deve presentare tutta la propria potenzialità artistica – col corollario di timbro, registro, intonazione, volume della voce e dello/degli strumenti ecc. – anche nel caso di una esecuzione fatta dal singolo autore.

Poi ci sono altre forme, altri generi che prevedono anche un’adeguata autonomia della musica rispetto al testo, in cui non è così tanto importante l’atto del modulare la voce, e in cui la musica può essere significante anche solitario (anche se, all’interno dell’opera-canzone, sempre in rapporto dialettico col testo, in qualunque genere). L’espressione ‘canzone d’autore’ è stata talmente fortunata che anche queste forme hanno finito per farsi rappresentare da essa. Ma a noi qui interessa altro.

E allora, individuato il linguaggio, noi, che siamo furbi anzichenò, sfrutteremo questa rubrica per andare a vedere da vicino cosa c’è di bello in canzoni che mai prima di internet avremmo potuto conoscere; cosa vuol dire che un cantautore sa usare al meglio il linguaggio voce-armonia-melodia che il buon Dio gli ha dato come lingua alternativa a quella della realtà?

Mai come in questo preciso momento storico – mi riferisco al primo decennio di questo Terzo Millennio –, infatti, la canzone d’autore ha visto un proliferare di energie artistiche che esaltino il suo codice e, mai come adesso, si sono create condizioni così favorevoli per la sua realizzazione. Negli ultimi dieci anni, grazie a internet, ho avuto la possibilità di conoscere talmente tanta bella canzone d'autore che prima ci sarebbero volute tre vite.

Da sempre, chi scrive canzoni ha a che fare con le inevitabili esigenze di vendibilità avanzate da chi ha in mano modi e luoghi di produzione. Questo è un fatto, ma è un fatto che si verificava esclusivamente prima dell’informatica e di internet.

Oggi, produrre un disco – s’intenda: «farlo esistere come opera d’arte» – costa molto meno; costa molto meno anche promuoverlo e i supporti sono interscambiabili e veloci: non dico per gustare al meglio la musica, ma per conoscere la produzione di un cantautore che sappia comunicare con la forma espressiva ‘canzone d’autore’ sì. Ed è un aspetto assolutamente non secondario.

Solo oggi il cantautore è davvero artisticamente libero. Solo oggi, la tecnica artistica della canzone d’autore può arrivare a livelli talmente avanzati da diventare avanguardia ancor prima che sia metabolizzata. Solo oggi, il brano è dell’autore e la sua canzone può essere una canzone d’autore, immediata (non-mediata).

Con questi presupposti, si può prevedere un futuro in cui un cantautore pubblicherà un disco, una silloge, solo quando avrà effettivamente qualcosa da dire, un’esigenza: ma la sua esigenza, non quella del mercato.

Poi ci sono anche quelli che dicono che la canzone d’autore è morta, ma sono loro ad essere poco lungimiranti e… furbi, anzichenò!

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