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(Ri)etichettando...

Seconda e ultima puntata della nostra carrellata fra alcune delle etichette che meglio documentano il jazz italiano.

Torniamo, come promesso, sul luogo del delitto. Che sono poi le nostre benemerite etichette discografiche di area jazz. Come la scorsa puntata, ci occupiamo anche oggi di gruppetti di cd il cui comun denominatore (magari non l’unico) sia appunto il marchio. Partiremmo volentieri dalla veneziana Caligola, ma c’è un preambolo, necessario, in casa ECM, perché qui come là incontriamo due album di piano solo, diversi come pochi se non per il fatto di essere entrambi firmati da pianisti friulani, rispettivamente Glauco Venier e Claudio Cojaniz, due che anche solo a vederli ti sembrano il diavolo e l’acqua santa (in senso inverso, però) e che in effetti se ne escono con due lavori che tanto quanto l’uno (Miniatures, di Venier) è essenziale, rarefatto fino ad apparire qua e là persino esangue, estenuato (non mancano peraltro gli episodi di maggior nerbo), oltre tutto intrecciando il piano con singolari percussioni molto aromatiche in un clima più contemporaneo-colto che non strettamente jazzistico (e viene sempre un po’ in mente Satie), l’altro (Stride Vol. 2, ovviamente di Cojaniz) di quel nerbo fa sfoggio da capo a piedi, affondati nelle radici stesse del pianismo jazz, rag e – appunto – stride in testa.

Più in prossimità dell’ECM di Venier si pone il secondo Caligola che incontriamo, un duo (denominato Groove & Move) fra la tromba (e altri ottoni, xilofono, percussioni e voce) di Gabriele Mitelli e il vibrafono (anche qui in mezzo ad altro) di Pasquale Mirra. Il cd, Water Stress, è articolato ma coerente, frutto di una ricerca non banale. Una ricerca di tutt’altro tenore è quella che informa Multikulti Cherry On del percussionista Cristiano Calcagnile, album in cui sia Mitelli che Mirra figurano in seno a un ottetto di grandi potenzialità lanciato nell’universo del grande, indimenticato Don Cherry (foto in homepage), attraverso un lavoro capillare quanto libero negli esiti complessivi, tra pagine dell’omaggiato, colemaniani vari (Ornette incluso), Terry Riley e altri. Un disco veramente maiuscolo, del tipo che periodicamente ci regala la coppia Tononi/Cavallanti. Onnicomprensivo, generoso, tumultuoso, epico, solenne…

Sempre in casa Caligola troviamo un trio nato all’impronta fra Maurizio Brunod, chitarra, Danilo Gallo, basso, e Massimo Barbiero, percussioni. Il cd s’intitola Extrema ratio e perlustra universi svarianti dal delicato (in genere con Brunod all’acustica) al cartavetroso (all’elettrica), non disdegnando inattesi accenti santaniani. Con l’aggiunta di un clarinetto, un trio di identica fattura ci consegna il gradevolissimo, molto tematico, cantabile, Lunaria, a firma del bassista Daniele Vianello, autore di tutti i temi, come si sarà capito molto incidenti sul prodotto finale.

Clarinettista è la sarda Zoe Pia (foto in alto), nome nuovo di notevole interesse che si affaccia in Shardana verso qualcosa che potrebbe diventare presto una felice realtà. Alla testa a sua volta di un quartetto con tastiere, tuba e batteria, Zoe si disimpegna abilmente anche alle launeddas, ovviamente, verrebbe da dire, visto che il cd rilegge materiale del folklore sardo con frequenti inserti raccolti direttamente sul campo. Il risultato è veramente ottimo, originale e invogliante il giusto, felicemente costruito. Insomma: ha tutto per catturare.

 

Con una vertiginosa discesa dal Veneto all’estrema Puglia, eccoci a una terna di cd griffati Dodicilune, etichetta leccese riconoscibile per le tipiche copertine bianche. Il primo che ascoltiamo è un doppio, Micro and More Exercices, in cui il trio del vibrafonista Sergio Armaroli incontra il glorioso trombone di Giancarlo Schiaffini. Il risultato è un corpus di venticinque pezzi alquanto monolitico, di una coerenza a tratti quasi crudele, ammirevole per presupposti ma poi portato forse sin troppo alle estreme conseguenze. Quindi a tratti ostico, certo ripetitivo. Nell’eccellenza di svariati momenti, peraltro.

Abbastanza barricadero anche Song of Yesterday, Today and Tomorrow di un altro senatore dell’avantgarde nostrana, Antonio Apuzzo (foto sopra), il cui quintetto, Strike!, guada sponde che partono dal padre del free jazz, Ornette Coleman (tre brani suoi, sugli undici totali), e perlustrano zone limitrofe, con la voce di Costanza Alegiani a segnare il totale. Non manca neppure un tema (Eclipse) di quel Charlie Mingus che è l’omaggiato del terzo e ultimo cd Dodidicilune in scaletta, The Mingus Suite, appunto, di Adriano Clemente, autore dell’omonima suite in dieci movimenti (più due brani “sciolti”) affidata a un ottetto che dello spirito (e dell’idioma) mingusiano riprende non pochi elementi. Opera devota quanto centrata.

Uscendo un attimo dal seminato (leggi progressione per etichette), deviamo su altri due cd per grosso organico, il primo dei quali, Music for Lonely Sounds (Alma), si deve alla vicentina Lydian Sound Orchestra il cui deus ex machina, Riccardo Brazzale, vi mette come sempre insieme brani noti (Ellington e Dolphy, soprattutto) e astute rielaborazioni personali, affidando il tutto a un ensemble collaudatissimo impreziosito da un gruppetto di solisti di vaglia. L’altra deviazione riguarda invece i Sousaphonix del veronese (siamo sempre lì in zona) Mauro Ottolini, che in Buster Klusters (Azzurra Music) rivà al comico triste per eccellenza, ovviamente Buster Keaton, della cui era rievoca l’inconfondibile sound, rispolverando temi dei vari Joplin (poteva mancare?), Handy, Berlin, Victor Young, fra gli altri, abbinati a suoi propri, con o senza la copaternità (in questo caso maternità) di Vanessa Tagliabue Yorke, insostituibile voce dell’ensemble. Grande verve e arguzia da vendere.

Sempre in tema di grossi organici, ma recuperando, in chiusura, la scansione per etichette, eccoci alla Aut Records (berlinese, ma molto attenta ai musicisti nostrani) e, per iniziare, a un singolare cd, Holothuria della Berlin Soundpainting Orchestra, ensemble misto (due gli italiani), che però, nel segno della free music, si muove come un (o tanti) piccolo/i organico/i, con esiti alterni. Interamente italico è invece il duo Vocione, alias Marta Raviglia (foto sotto), voce, e Tony Cattano, trombone. La tracklist del loro ultimo cd, Le armi di Ares, passa da Pergolesi a Gilberto Gil, anche se il grosso dei brani (sedici in tutto) è a firma dei due titolari. Ci sono molti parlati, il tema verte attorno all’Odissea e i tracciati sono sufficientemente articolati da indurci a parlare di una sorta di atto unico musicale. Come del resto i due (e la Raviglia in particolare) amano fare usualmente.

Chiudiamo con un ultimo lavoro, quanto mai paradigmatico del totale, della Aut in special modo, visto che nel catalogo dell’etichetta il suo autore, 12+ (al secolo Giacomo Cioni), artista di area hip hop, è andato a pescare il materiale per AUTotrophy, tredici pezzi che sono poi campionamenti, appunto, di brani estratti uno qua uno là, con esiti senz’altro curiosi, spesso inattesi, pur senza gridare al miracolo, che non avviene. L’ascolto rimane tuttavia assai stuzzicante.             

     

Foto di Francis Wolff (Cherry), Andrea Verzola (Pia), Massimo Renzi (Apuzzo) e Alberto Bazzurro (Raviglia).


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