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Castello di Tagliolo

Marangolo, Tavolazzi, Bandini

Riportata quest’anno alla più consona scansione su tre serate grazie all’indispensabile sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria (già sponsor nel 2015, del resto), la nona edizione di Vendemmia Jazz, intitolata molto opportunamente “INCANTIna” (imperdibili le degustazioni a fine concerto), dopo aver dato fiato il 16 settembre al quartetto di Rosa Brunello (a Cremolino) e la sera seguente (a Rocca Grimalda) al duo di ance Achille Succi/Mario Marzi su rivisitazioni bachiane, ha chiuso in gloria i battenti nella suggestiva cornice del Castello di Tagliolo (a due passi da Ovada) con un’appetitosissima reunion fra il sax tenore di Antonio Marangolo (anche direttore artistico della rassegna), il contrabbasso di Ares Tavolazzi e la batteria di Ellade Bandini. I tre, che com’è noto vantano cospicui trascorsi in comune di costola cantautoriale (con Paolo Conte e soprattutto, per ampiezza temporale, Francesco Guccini), non s’incontravano in questa particolare formula dal 2009, anno del loro (unico, ci pare proprio) album in trio Nostos.

In realtà Marangolo, che della reunion è l’artefice primo (e ora pare ci sarà un seguito), ha scelto per l’occasione brani tutti diversi da quelli presenti nel disco succitato, brani tutti a sua firma, otto, dei quali, in un elegante programma di sala, offriva qualche spunto introduttivo. Veniamo così a sapere che Ninna Forever Nanna, una ballad (“come gli americani chiamano il lento”, chiosava il sassofonista, come sempre molto in palla anche come affabulatore, pe quanto mai afflitto da logorrea) come tutto il resto molto aperta a sviluppi anche imprevisti, risale al 2000, mentre Suicidio con Negroni è stato composto solo l’anno scorso “in occasione di un’eccessiva dose del suddetto aperitivo quasi letale”, e così via.

Quello che conta, sia quel che sia, è il suono che il trio possiede, decisamente originale, e ancor più le dinamiche improvvisative, l’alchimia che apparenta tre musicisti che si conoscono così bene. Poi capita che Protomilonga ricordi molto da vicino, nell’incipit, una milonga ben più nota, di paolocontiana memoria (verde, quella), che El Sol rimandi a umori ornettecolemaniani, ma come si diceva è il totale che fa la differenza, il modo in cui temi anche di una certa complessità vengono esposti in grande scioltezza per poi aprirsi, come detto, a tutte le variazioni del caso. Fino al bis ufficiale, annunciato da Marangolo come un inedito di Duke Ellington (“il clima è quello”) e che poi invece si rivela un esilarante Tuca tuca di raffaellacarràiana (orrendo neologismo, ne conveniamo) memoria, a sua volta adatto, non di meno, a ospitare rugosità e quant’altro, laddove il secondo e ultimo bis ingloba per parte sua, proprio in fase improvvisativa, un’inattesa quanto del tutto congrua citazione di Tintarella di luna. Capita, con gente di questo calibro.

 Foto di Alberto Bazzurro

 

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In dettaglio

  • Data: 2016-09-18
  • Luogo: Castello di Tagliolo
  • Artista: Marangolo, Tavolazzi, Bandini

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