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Daniele Sepe

In Sepe veritas

In occasione della pubblicazione di 'In vino veritas', ennesimo tassello dell’incredibile mosaico in musica che in questi anni Daniele Sepe si è impegnato a realizzare attraverso una copiosa e articolata proposta, a partire dagli anni Ottanta. L’intervista, originariamente concepita per parlare dell’ultimo disco, si rivela piuttosto una riflessione sul mestiere di suonare che è sempre mestiere di vivere.

Il nuovo disco si intitola "In vino veritas", si tratta di una sorta di concept album, di un disco che lega un brano all'altro a storie che passano dal vino, dal bicchiere svuotato e dal passo dell'ebbro. Da cosa nasce questo racconto a più voci imperniato sull'alternanza tra bicchiere pieno e bicchiere vuoto?

Prima del latte di mia madre ho bevuto vino. Davvero, non scherzo. Appena nato mio nonno ha messo il dito in un bicchiere di rosso e me l'ha fatto succhiare. Non so se tutti facevano così, ma sarà stato uno dei privilegi dell'essere nato in casa. Mio padre di mestiere faceva il "piazzista" di vini pregiati e pasta, nei ristoranti della zona flegrea, una zona dalla tradizione enogastronimica molto forte. Fin da piccolo ho percepito che bere era una cosa da fare in compagnia, e mangiare e bere per me sono azioni che sono tutt'uno con la migliore socialità. Nascono e muoiono amicizie, sodalizi, amori e tradimenti. Un buon accordo una volta si siglava con un brindisi. Oggi anche questo è oggetto di marketing, vince lo spritz di marca, perde il bicchiere di vino senza etichetta e senza padrone.

 

I tuoi dischi spiazzano chi ti ascolta per la prima volta, perché sono la costruzione complessa di un percorso sonoro in cui non esiste etichetta e genere e scuola di riferimento. La proposta non è mai scontata. Questa volta però c'era un tema corposo da affrontare. Qual è la possibilità che il vino offre alla musica?

Parliamo di alcol in generale, perché in questo come in quasi tutti i miei album mi piace viaggiare, il vino è di casa qui, ma giriamo per cantine dove si beve anche rakia, whiskey o ouzo. Penso che la vita sia troppo breve per non assaggiare tutta la musica che il mondo ci offre, ho pena dei melomani che non conoscono Bob Marley e ho pena dei frikkettoni che non conoscono Mahler. Mischiare le cose, partire da un brano e piazzargli dentro a tradimento, nascosto, Ravel o i Led Zeppelin mi stimola.

Ricordo che da piccolo facevamo a gara a riconoscere in un solo di Rollins (qui a fianco in una foto di molti anni fa) o di Gordon le citazioni di altri sassofonisti. Serve a non rinchiudersi in un ascolto distratto, a trattare la musica come una sorta di tappezzeria o di arredamento. L'unica regola che seguo è quella di documentarmi bene prima su quello che sto affrontando, e poi tradirlo senza ritegno. Il vino è un pretesto per parlare di storie di gente che non beve Sassicaia, di quel popolo nato per vivere a salario una vita intera, ma che produce la materia prima più interessante del pianeta, quella musica popolare a cui rubo io come ci rubava Zawinul o Strawinsky.

 

Dunque il vino, o piuttosto il gesto complesso del bere, può, come suggerisce il titolo del disco, rivelare la menzogna, annunciare il marcio del falso con quella sua professione di verità portata addosso senza blasone. Oggi la verità che tipo di ascolto ha quando la porta la musica?

La verità è rivoluzionaria, e se dai tempi dei Gracchi dicevano che col vino è impossibile mentire vuol dire che il vino è rivoluzionario. Prendiamo il compassato Monti, il dinamico Marchionne, il gelido D'Alema, portiamoli a tavola, facciamoli 'mbriacare per bene e poi chiediamogli di raccontarci loro chi sono per davvero e quanto ci amano, e sono sicuro che sarebbe interessante documentare le risposte.

 

E portarla in giro oggi la verità che corre tra i brani di questo disco cosa vuol dire. Tu ti autoproduci i dischi e grazie anche alla tua corposa discografia sei conosciuto e apprezzato ma oggi com'è il mestiere del musicista a disco finito?

Mah, conosciuto non saprei, io non mi lamento più del dovuto del periodo infame che stiamo vivendo. Nel mondo della musica si riflettono le stesse identiche dinamiche che ci sono nel mondo dell'industria. Oggi chi è amministratore delegato di una azienda quotata in borsa guadagna uno sproposito, anche quando quella azienda è in passivo e licenzia il personale. Nel nostro magico mondo oggi chi è un artista dai grandi numeri, chi fa parte dello star system è ancora più garantito di ieri, la politica dei grandi eventi porta questi eletti ad avere ancora più vizi e soldi di trenta anni fa, e chi come me invece si autoproduce ed è fuori del mondo della televisione fatica molto di più a proporre le proprie cose. Ma sto comunque meglio di un cassaintegrato della Fiat.

Ti voglio raccontare una cosa. In ottobre sono stato fuori i cancelli Fiat di Pomigliano per un picchettaggio, insieme a James Senese (nella foto a sinistra mentre suona con Daniele),  Enzo Gragnaniello e altri amici. Parlavo con Mimmo, un bravo compagno buttato fuori dalla fabbrica per motivi politici, e gli chiesi della questione della mensa. Devi sapere che col nuovo contratto Fiat la mensa è stata spostata da metà turno a fine turno. Pensavo che il motivo fosse economico, chi si ferma a mangiare in mensa dopo otto ore di linea di montaggio? Meglio tornare a casa dalla famiglia, no?
Invece Mimmo mi spiegò che il motivo era politico, la mensa era l'unico momento in cui gli operai si conoscevano, si confrontavano sui problemi del loro lavoro e mansioni, l’unico momento utile per dare un volantino, e spesso ci scappava anche il corteo spontaneo. Insomma il mangiare era un momento di crescita, giusto quello che io intendevo indagare col mio disco.
Ne ho parlato con Shaone ed è nata Tempi Moderni.

 

Bella la genesi di un brano partendo dalla quotidianità. Un esercizio che ti sei concesso con grande spesa di particolari e link di riferimento in rete proprio in relazione alle canzoni di questo ultimo disco. Chi vuole capire come nasce una canzone, proprio partendo da quell'idea di musicista orco che si ciba di tutti i suoni e li metabolizza, rubando la definizione allo storico orco caro a Bloch, può trovare in rete una ricca messe di informazioni e racconti riferiti ai brani del disco e alla loro genesi. Cosa ne pensi della fruizione della musica al tempo del lettore mp3 che nega la presenza scenica e i contenuti espressi dalla copertina di un vinile ma rinuncia spesso anche al titolo e all'ordine dei brani così come immaginato dall'autore?

Triste come sono un po’ tristi ‘sti tempi di stitichezza. Ma sono considerazioni che possiamo fare noi che veniamo da una generazione che aveva per le mani una copertina come quella di Led Zeppelin III. Se non hai mai conosciuto la bellezza come fai a sentirtene privato? Io ho imparato più cose dalle copertine e le note degli LP che dai tomi di musica. La musica liquida non mi affascina, ma indubbiamente oggi connettersi in rete e potere ascoltare l'album di Tom Zè che in Italia prima non era mai distribuito è una contropartita che ha il suo valore.

 

Hai citato Tom Zè. Quali sono nel tuo percorso artistico i musicisti che ti hanno maggiormente influenzato?

L'elenco breve è: tutto. Anche quello che mi repelle, mi chiedo sempre perché non piace a me se piace a qualcun altro. In alternativa ti dico cosa ho ascoltato o ascolto con più piacere: Gesualdo, Bach, Haydn, Beethoven, Prokofiev, Strawinsky, Shostakovic, Rota, Rollins, Gato, Shorter, Dexter, Zawinul, Hermeto, Hancock, McCoy, Coltrane, Marley, Led Zeppelin, Hendrix, RATM, Steeley Dan, Zappa, Van Halen. Tutta la musica etnica senza eccezioni. Mi piace Lolli e il primo Pino Daniele, E ne dimentico parecchi. E ne dimentico parecchi…

 

Nei tuoi dischi coinvolgi sempre una compagine assortita di incredibili musicisti, cantanti, guitti e figuranti degni dell'ultimo epico viaggio di capitan Fracassa: chi suona questa volta in questo tuo progetto ad alto tasso alcolico?

Floriana Cangiano, la voce femminile che si è assunta la difficile responsabilità di sostituire Auli Kokko, che ormai ha deciso di fare solo la mamma a tempo pieno. Paolo Romano Shaone, rapper micidiale che viene fuori dalla storica La Famiglia; Florin Barbu, musicista romeno che milita in Brigada Internazionale e che ho conosciuto in trattoria mentre faceva una "posteggia". Mario Insenga dei Blue Stuff, la voce più vicina al gumbo che alla pizza che abbiamo a Napoli, e infine Enzo Gragnaniello (qui nella foto a destra), che ricordo dai tempi in cui stava nei disoccupati di Banchi Nuovi. E poi l'esercito di musicisti che m'accompagnano da sempre, Giacoia, De Paola, Campagnoli, Romano, De Asmundis...più delle giovani vittime conosciute da poco: Forlini, Costagliola, Tedesco... a cui vanno aggiunti una caterva di amici a cui affido i cori. Funzionava così: li trovavo giù al bar e li facevo salire a casa a registrare.

 

A questo punto diamo due coordinate a quelli che cercano il tuo disco e a quelli che, incuriositi dalla nostra chiacchierata, volessero saperne di più leggendo quella sorta di compendio narrativo che hai costruito attorno ad alcune canzoni e che hai messo in rete. In poche parole dove ti troviamo e che prospettive ci sono per vederti sui palchi n estate.

Mbè le date si trovano sul sito www.danielesepe.com. Sul sito trovate anche testi, note e traduzioni sul disco. Il disco lo potete ascoltare gratis su Spotify, e se vi piace lo potete comprare a meno di 10 euro su Amazon, iTunes o nei normali negozi. Comprarlo vuol dire semplicemente darmi la possibilità di farne un altro.


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