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Canzoni&Parole - Festival di musica italiana ...

  di Annalisa Belluco  ‘Canzoni & Parole’ il festival della canzone d’autore italiana organizzato dall’Associazione Musica Italiana Paris che ha esordito nel 2022 è pronto a riaccendere le luci della terza ...

Karma

Un ritorno pronto a scaldare i palchi di tutta Italia.

Negli anni ‘90, il l’alternative-rock italiano viveva un florido periodo creativo, nel quale tenne a battesimo il collettivo dei Karma, capitanati da David Moretti, frontman e mente del gruppo, coadiuvato da Andrea Viti al basso, Diego Besozzi alla batteria, Alessandro Pacho Rossi alle percussioni e Andrea Bacchini alle chitarre. Bastarono appena quattro anni, con l’uscita del debut-album omonimo, per mettere sùbito in mostra l’enorme potenzialità del quintetto milanese e per diffondere il loro verbo ad un vasto pubblico e tutto ciò ha contribuito a identificare i Karma come una delle band di riferimento nel panorama rock alternativo italiano. Dopo il secondo album dal titolo “Astronotus”, uscito nel 1996, seguì un lungo ed interminabile silenzio, nel quale la formazione fece perdere le tracce, dando raramente pochi indizi, ad eccezione della parentesi del side-project Juan Mordecai, condiviso da Moretti con Andrea Viti. La speranza di una reunion dei Karma è sempre stata caldeggiata dai fan ed oggi, dopo 27 anni di attesa, la speranza diventa concreta con l’uscita del nuovo terzo album “K3”. Naturalmente, L’Isola non poteva farsi sfuggire l’occasione di saperne di più e ricostruire, attraverso questa intervista al leader David Moretti, le vicissitudini e l’aneddotica legata alla storia di gruppo.

 

Bentornati! Può sembrare un saluto di rito ma lo è davvero per tutti noi. Negli anni ‘90 avete rappresentato (e rappresentate) una voce importante per il rock alternativo italiano. Oggi, dopo 27 anni di assenza e con poca sorpresa, quali sono state le dinamiche che vi han spinto a ritornare?
La sorpresa è anche nostra. In questi lunghi anni molte sono state le opportunità di ritornare insieme, ma forse solo in questo momento abbiamo trovato un senso nel voler proporre musica nuova. Innanzitutto l’evidente mancanza di una varietà nelle proposte musicali attuali e una monodirezionale tensione verso il mainstream ad ogni costo. Un fenomeno non certo locale, ma che assume nel nostro Paese sfumature preoccupanti. Negli Stati Uniti, dove abito da quasi dieci anni, l’alternativa (in ogni genere o sottogenere) è pulsante e attiva e rappresenta spesso un territorio di sperimentazione a cui il mainstream attinge.

Il nuovo disco “K3”, rappresenta chiaramente la sigla della band e che trattasi della terza prova, però mi piace pensare che quel “K3” inglobi, (forse) nel profondo, la scalata verso cime musicali più alte per modernizzare il vostro sound, spingendovi oltre... gli 8611 m. d’altezza dell’Everest?
Max, hai colpito nel segno. Durante la pandemia scrissi in un post su Instagram dove la mia intenzione era di prendere la prima lettera (K) di un nome a me caro con il quale firmare nuovi brani che stavo registrando e invitavo i miei vecchi compagni di viaggio a unirsi a me. “K3” è realmente una scalata verso una vetta immaginaria che ben rappresenta la vita di ognuno di noi. È un lavoro fortemente autobiografico nel quale sono confluite tutte le influenze musicali che su di me hanno avuto un profondo impatto in questi anni e che sono state ricondotte nella contemporaneità da precise scelte stilistiche di produzione. “K3” è un insieme di brani composti e arrangiati da me in quei lunghi anni di stasi e sospensione forzata e poi portati al resto del gruppo. La volontà di firmarli come Karma e non come un disco solista con i Karma al seguito è arrivata molto più avanti, direi a mix inoltrati. Il fatto di lavorare insieme seguendo i brani senza fare proiezioni sul futuro, ha permesso al resto del gruppo di trovare un proprio posto in questo lavoro, creando un territorio nuovo di condivisione.

Già quattro brani (su dieci) sono stati scelti come singolo. Ce li descrivete per sommi capi e che significato incarnano?
Come dicevo, “K3” è un viaggio che raccoglie brani ai quali stavo lavorando durante la pandemia insieme a cose che ho ritrovato sepolte tra gli archivi. Puoi pensarlo come un concept se vuoi, ma senza una linearità nel racconto. È il tentativo di trovare risposte riportando alla memoria episodi di vita vissuta, come succede nell’opera letteraria che mi ha dato l’idea per questo “approccio” narrativo: ‘Il Monte Analogo’ di Rene Daumal. Parlando dei singoli che sono stati scelti, Neri Relitti e Corda di Parole sono brani che nella loro forma embrionale porto con me dal lontano 1999. Entrambi descrivono la consapevolezza di un fallimento, la presa di coscienza della propria imperfezione. Non è un caso che siano stati scritti in un momento di fatalistica accettazione del naufragio di quella che noi realmente pensavamo fosse un’inarrestabile rivoluzione culturale. Atlante invece è un brano che ho scritto per i miei figli e indaga su cosa sia realmente oggi il concetto di famiglia, una canzone che ha la fortuna di avere una meravigliosa cornice nel video firmato da Barbara Oizmud. Goliath, quarto singolo, è il più recente tra i brani presenti nell’album. L’equilibrio tra ricerca interiore e il mondo che ci circonda è un tema caro ai Karma, e Goliath descrive bene quello che Jung sintetizza nel fare pace con la propria Ombra. Come dire che David senza Golia non sarebbe diventato Re e, di pari merito, noi senza conoscere realmente la parte che si nasconde nel nostro inconscio, saremo sempre una metà. Infine Luce Esatta, che tenta di cogliere quel momento in cui si ha coscienza di qualcosa di più grande, ma che svanisce in un attimo lasciandoci una consapevolezza che non sappiamo descrivere; anche qui la musica si sposa perfettamente con le suggestioni messe in video per noi da Sirio Magnabosco.

 

La vostra particolarità è quella di amalgamare sonorità elettriche ed acustiche con riferimenti stilistici che guardano alla scena di Seattle, a tal punto che eravate definiti i Pearl Jam italiani: vi faceva piacere tutto ciò? Ci sembra, però, che oggi abbiate spinto la vostra musica verso un sound più tenace che rimanda ad Alter Bridge e Tool. Sensazione errata?
“K1” o “Karma”, il nostro disco omonimo, nasce nei primi anni Novanta e vede la luce purtroppo solo nel 1994. Il suono di quell’album è volutamente inserito in quella contemporaneità. È anche il frutto di una meticolosa auto produzione (diretta da Fabrizio Rioda dei Ritmo Tribale e Fabio Magistrali) con la quale desideravamo avvicinarci a ciò che stava accadendo oltreoceano. “K1” vista la mancanza di proposte simili italiane, e anche per una sapiente promozione che ci portò ad essere uno dei gruppi maggiormente trasmessi su Video Music, ci diede quella nomea un po’ esagerata di essere i PJ, gli AIC o addirittura i Soundgarden italiani (riferimenti che dipendevano un po’ dalle testate e dai giornalisti). “Astronouts”, secondo lavoro, si smarcava definitivamente da quei riferimenti, non solo perché esce nel ‘96, ma soprattutto perché i Karma iniziano a trovare un proprio stile e una personalità difficilmente riconducibile a un genere in particolare. “K3” penso sia il degno successore di “Astronotus” e racchiuda naturalmente molto dell’evoluzione che il rock ha avuto in questi 20 anni, pur mantenendo sempre una forte personalità.

Come da tradizione, chiudete i vostri dischi con una lunga suite. Stavolta, tocca ai tredici minuti di Eterna. Perchè questa scelta di collocarla sempre in coda all’opera?
È anche questa una cifra stilistica. Ogni nostro lavoro inizia con “un’iniziazione”, un brano che serve a far entrare l’ascoltatore nel nostro mondo e termina sempre con una lunga suite. “Astronotus” addirittura chiude con una jam di 21 minuti, durata determinata non da noi ma dal fatto che il nastro finisce (come si può sentire bene ascoltando gli ultimi secondi del brano). Anche questa volta si parte con K3, composizione scritta e pensata guardando le immagini della natura che riprendeva possesso delle città deserte, dei pesci che tornavano a popolare fiumi fino a pochi mesi prima inquinati da sostanze tossiche, e chiude con Eterna che cerca di carpire quella verità, malgrado i nostri piedi siano ancora ancorati a questa terra. Ma anche qui c’è un elemento in questo finale che sarà l’apertura del prossimo K4...

David, quand’è che hai sentito l’impulso di riunire (forse non vi eravate mai sciolti?) i Karma? Probabilmente, una volta chiusa l’esperienza con il side-project Juan Mordecai, insieme ad Andrea Viti?
Ci abbiamo tentato mille volte, compreso dopo la chiusura del tour con i JM e la reunion del 2010, ma forse lo abbiamo sempre fatto con il sentimento sbagliato. Non si torna per riprendersi o tenersi stretta una ‘scena’ alla quale si è appartenuto. Si fa musica perché si ha qualcosa da dire di importante in quel preciso momento. Quando ho dovuto prendere la decisione di chiudere questo lavoro coinvolgendo altre persone, ho “rischiato” nuovamente con i Karma perché ovunque facessi ascoltare i brani la risposta era sempre “siete tornati!” E mi sono accordo che avevo comunque composto inconsciamente pensando a loro: gli incastri ritmici percussioni/batteria, armonizzazioni, riff di chitarra, anche molte delle cose sperimentate in “Astronotus” come moog, pad di tastiere, loop e campioni. “K3” rappresenta bene la chiusura di un cerchio e l’apertura di un altro ciclo. E anche se inevitabilmente questo disco porta in sé molto di me, ha messo in moto un nuovo processo creativo che sono sicuro porterà lontano.

“K3” esce per la VREC Label in vari formati: quali?
Oltre alla distribuzione digitale sulle piattaforme di streaming, abbiamo voluto comunque stampare cd, vinili e cassette. La riprova che questi siano supporti tutt’ora molto amati è arrivata subito con l’esaurimento dei vinili speciali colorati e delle musicassette. Per essere sicuri di avere prezzi “controllati” i dischi sono comunque acquistabili sul sito di Vrec e ai nostri concerti.

 

Siamo a dicembre e avete dato vita ad un primo tour di otto date per presentare il nuovo album (qui nella foto l’ultima data, quella di Siena), otto date organizzate da BAM Booking, dove l’energia era profusa a piene mani e, lasciamelo dire, preparato con cura anche nei minimi dettagli. L’anno prossimo si riparte?
Devo dirti che i concerti sono andati molto bene, il pubblico ha reagito, ha interagito, e siamo contenti di come hanno accolto le nuove canzoni. Quindi la risposta non può essere che sì, c'è la voglia di ripartire e di stare su un palco tutti insieme, una voglia sopita per troppo tempo. Nessuna nuova ricetta, perché la promessa è sempre la stessa: rock, sano rock, sudore, energia da far saltare i muri. Ma sempre con Amore.

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