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Claudio Fabretti

Francesco De Gregori, tra le pagine chiare e le pagine scure

È notorio che Francesco De Gregori non ama i libri scritti su di lui. Chiunque si è avvicinato alla sua opera, non ha potuto esimersi dal domandarsi: Chissà come prenderà il mio lavoro? Anche chi scrive – lo ammette – si è posto il dilemma. Chissà se è anche per questo motivo che a ben guardare la bibliografia degregoriana non è poi così ampia. Almeno se paragonato al corpus editoriale deandreiano (ma in questo caso, siamo davvero a ridosso della soglia della saturazione!). E chissà se è anche per questo che alla fine i libri scritti sul Principe – e stavolta chi scrive non parla, ovviamente, del suo – sono quasi tutti degli ottimi lavori. Splendido e appassionato è, per esempio, quello di Giommaria Monti. Attento e preciso quello di Antonio Piccolo, che analizza il De Gregori “storico”. Imprescindibile quello di Enrico Deregibus. A questa ideale lista da oggi si aggiunge Francesco De Gregori, fra le pagine chiare e le pagine scure, edito da Arcana e scritto dal fondatore della webzine Ondarock Claudio Fabretti.

Tanti sono i pregi di questo lavoro. Prima di tutto il fatto che Fabretti ci offre in ogni capitolo spunti di riflessione, non cadendo mai nella tentazione di spiegare ad ogni costo tutto (d’altronde proprio De Gregori ci ricordava che “non c’è niente da capire”) e soprattutto rifuggendo dalla facile – e inutile, in sede critica – agiografia. Fabretti, per esempio, non si esime dall’esporsi nel mostrare perplessità nei confronti di interi dischi (il “patinato” – a suo dire - Miramare, per esempio) o di singole canzoni.

Quella dell’agiografia, della lode sperticata è, se vogliamo, uno dei peccati originali dell’editoria musicale, un’editoria che ha conosciuto un vero e proprio boom negli ultimi anni. Se Fabretti ci “mette la faccia” nell’esprimere giudizi, dall’altra è però molto attento nell’uso delle fonti. Siano esse di prima mano (le dichiarazioni di De Gregori stesso) che di seconda (i saggi e gli articoli scritti su De Gregori). Infine, e davvero non è cosa da poco, Tra le pagine chiari e le pagine scure è scritto da un giornalista che sa usare la penna e la sintassi. Le pagine scivolano veloci, arricchiscono senza appesantire, evocano senza sbiadire.

L’approccio di Fabretti non è né di tipo biografico – anche se ovviamente tracce della vita del Principe affiorano nella lettura – né di tipo analitico-cronologico. Ogni capitolo è invece tematico e per certi aspetti sganciato l’uno all’altro. Anche questo alla fine è un punto di forza, perché il lettore può decidere autonomamente da dove partire o dove saltare. Alla fine, però, le parti si ricompongono e di conseguenza nello sfogliare i temi proposti da Fabretti (e cantati dal Principe) si ha davvero una ricostruzione biografica (ma mai “invasiva”) della vita del cantautore romano e una ricostruzione meticolosa della sua discografia (per la quale, comunque, vi è una parte specifica in appendice).

Fabretti parte dalle prime esperienze al Folkstudio (e al rapporto di odio/amore nei confronti di Venditti), per poi parlarci del De Gregori autore e interprete di grandi canzoni di amore (sempre, però controcorrente rispetto alla tradizionale linea melodica italiana… davvero ottima, in questo senso, l’analisi che egli fa di Rimmel); del De Gregori cantore degli ultimi, degli oppressi e degli oppressori (rimarcando similitudini e differenze con i grandi maestri Dylan e De André); del De Gregori cantore della “Storia” del Novecento (in particolare cantore delle guerre); del De Gregori amante dell’America (davvero impeccabile la ricostruzione e la lettura di Bufalo Bill); del De Gregori cantore del viaggio, della fuga verso un Altrove ai limite di una qualche frontiera; del De Gregori appassionato autore per colleghi e colleghe (ma anche interprete di canzoni altrui, se pensiamo ai tour con Dalla e con il trio Daniele, Mannoia, Ron). E poi, ancora, un bellissimo capitolo in cui si esplorano le canzoni che il Principe ha dedicato ai bimbi; bimbi e fanciullezza che sono per certi aspetti il correlativo oggettivo dell’innocenza, di un mondo non ancora contaminato dal male.

Come detto a lettura ultimata si ha proprio l’impressione che il tutto si tenga, che le parti – apparentemente sganciate le une con le altre – si ricompongano. Perché un po’ per volta, passo dopo passo e senza accademismi, Fabretti riesce a spiegare anche i procedimenti compositivi testuali e linguistici di De Gregori. Quindi ci accompagna a scoprire l’uomo De Gregori, senza nessun tipo di pruderia voyeuristica (neppure quando viene rievocato il famoso episodio del “processo” al Palalido di Milano), del suo rapporto con i colleghi, del suo approccio con la politica e con la letteratura (ma sarebbe più giusto dire, con la cultura in generale). A conclusione, come accennavo prima, troviamo anche una sorta di discografia ragionata, in cui Fabretti ancora una volta non si tira indietro nell’esprimere giudizi e pareri.

Un libro, insomma, bello, appassionato e intenso… un libro che probabilmente piacerà persino allo stesso De Gregori che, siamo sicuri, “perdonerà” con un sorriso il fatto che Fabretti (o qualche distratto editor) abbia posticipato di due anni la tragica vicenda Tenco.

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In dettaglio

  • Artista: Claudio Fabretti
  • Editore: Arcana
  • Pagine: 288
  • Anno: 2011
  • Prezzo: 18.50 €
  • ISBN: 9788862311489

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