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Marino Severini-Alberto Sebastiani

Quel giorno Dio era malato.Sulle strade dei Gang. Storie e canzoni

27 maggio 1956: la data in cui Marino Severini scelse di venire al mondo fu davvero “una giornata particolare”. Era giorno di elezioni amministrative, così quella mattina, per prima cosa, suo padre Cesare e sua madre Nella si recarono al seggio, in Lambretta, per “fare il loro dovere”. Poi si diressero alla volta dell’ospedale, ma una volta appreso che la nascita del bimbo non avrebbe avuto luogo che nel pomeriggio, babbo Severini ritornò a casa per riparare il tetto e rendere la dimora più accogliente per la neomamma e il piccolo. Purtroppo, però, mentre era intento nel lavoro di sostituzione delle tegole fece una brutta caduta e raggiunse la moglie in ospedale, questa volta in ambulanza… Fu dunque una domenica parecchio movimentata quella in cui il frontman dei Gang venne alla luce. Da allora, il percorso e la carriera del musicista sono andati sempre in direzione della Luce. E il racconto di cinquant’anni lungo le strade del rock, dalla prima chitarra alla nascita della “Paper’s Gang” - nome originario della formazione - fino ad oggi, è contenuto in Quel giorno Dio era malato, l’autobiografia che Marino, coadiuvato da Alberto Sebastiani, ha recentemente pubblicato (il libro è uscito lo scorso 16 giugno ed è già alla seconda ristampa) per Milieu Edizioni.

Il titolo del volume è tratto dall’incipit della canzone Le radici e le ali, un brano seminale poiché è la title-track del primo album in italiano di Severini & soci, nonché primo atto della trilogia (comprendente anche Storie d’Italia e Una volta per sempre) che pone la memoria storica del nostro Paese, unitamente all’internazionalismo, al centro dell’attenzione della band.

La narrazione non si dipana in ordine cronologico, bensì si compone di una sequenza di capitoli (undici in tutto) incentrati su una serie di personaggi e di incontri determinanti per l’evoluzione artistica e personale del musicista. Il primo “momento rivelatore”, l’autentica folgorazione - non sulla via di Damasco bensì su quella del combat rock - fu la visione di Joe Strummer in azione sul palco in occasione del concerto dei Clash a Bologna, il 1 giugno 1980. Assistere all’esibizione del quartetto londinese diede all’allora ventiquattrenne Marino la sensazione di essere “nel momento giusto al posto giusto”, di poter realizzare un sogno e di aver visto la Luce, appunto. Le esperienze musicali non gli mancavano, ma per il giovane rocker marchigiano quella performance fu il simbolo di un nuovo itinerario da percorrere: per dirla con lui stesso, “Strummer chiamava alla Rivoluzione, quella vera, quella che inizia dentro di te e poi divampa, là fuori, sulle Strade”. Seguire l’esempio di “Joe lo strimpellatore” significò dunque per i fratelli Severini riuscire, finalmente, a coniugare il proprio impegno politico degli anni Settanta, l’appartenenza a quel “movimento” che poi, per varie e complesse vicende storiche e politiche, era imploso, con il rock, partendo da Woody Guthrie e dalla sua “chitarra-ammazza-fascisti” ma fondendo l’idea di musica popolare con le sonorità essenziali, prorompenti e travolgenti del punk, in un’autentica “rivoluzione dello stile”.

Guthrie e Strummer sono solo due dei numi tutelari del musicista originario dell’Imbrecciata, quartiere popolare di Filottrano (AN). Man mano che il racconto prosegue, infatti, numerosi incontri, autentici o portati dal vento della Storia, dell’attualità, della leggenda, incrociano la sua strada, lasciano traccia del loro passaggio e sono fonte di ispirazione di molte canzoni. Tra essi, il mitico Bandito senza tempo, figura archetipica, simbolo degli ultimi della Terra, della ribellione degli oppressi e degli sfruttati; la giovane operaia Concetta che si diede fuoco per protestare contro un licenziamento ingiusto nel 2017; la sindacalista contadina Maria Cavatassi; il subcomandante Marcos, il “fuorilegge” Johnny lo zingaro e tanti altri. Ma anche figure insolite, come diversi sacerdoti, la teologa Adriana Zarri e il “mitico” partigiano Wilfredo che conservava in casa sua, in ricordo della sua militanza nella Resistenza, un arsenale di armi obsolete…

E poi gli affetti familiari, tra i quali uno dei più importanti è rappresentato dalla madre Nella, colei che infuse nei propri figli l’amore per la musica, e in particolare per Elvis Presley, ma anche per i libri, il cinema (la sua famiglia gestiva una sala di proiezione), per l’evasione e l’avventura. Mamma Nella trascorreva tutto il suo tempo libero cantando: insieme a suo padre, nonno ‘Merano, trasformava la casa dell’Imbrecciata e il suo cortile in un teatro dell’opera, improvvisando duetti sulle arie della Madama Butterfly. Amava anche ballare, leggere ai figli i classici della letteratura per ragazzi, in particolare “Cuore” di Edmondo De Amicis, e fu lei a regalare al piccolo Marino la sua prima chitarra. Ma, soprattutto, possedeva una qualità invidiabile: la capacità di innamorarsi della vita. Fu colei che insegnò al figlio a trovare la “crepa in ogni cosa” attraverso la quale passa la Luce, per dirla con Leonard Cohen.

Babbo Cesare, invece, trasmise ai suoi ragazzi il valore dell’appartenenza alla comunità e l’importanza di adoperarsi per il bene comune: il comunismo, dunque, non ideologico, bensì umanitario, sinonimo di solidarietà e condivisione. “Mio padre non mi chiedeva di fare la tessera del partito né di diventare Che Guevara, ma di non lasciare solo nessuno”: questo, in sintesi, l’insegnamento del genitore, espressione dei valori di quella che l’artista definisce “la Civiltà Operaia”. A proposito di chitarre, un sodalizio determinante fu poi quello con Lucio Mazzoni, esperto musicista che insegnò a Marino come maneggiare le sei corde e come stare sul palco. Il chitarrista, però, perì tragicamente: muratore, come lo stesso Cesare e tanti altri abitanti dell’Imbrecciata, morì cadendo da un’impalcatura. Molti altri personaggi ed episodi sono stati fondamentali per la formazione di Severini e sono stati da lui immortalati in brani che non mancano mai nelle scalette dei Gang. Brani che Marino inserisce anche nel corso del racconto (e che si possono ascoltare con un QR code all’interno dei vari capitoli) perché, davvero, in questo libro storie di vita e canzoni si intersecano, fino a diventare una cosa sola, un’entità fatta di innumerevoli tappe lungo un percorso che guarda sempre verso la Luce, ovvero verso la realizzazione dell’Utopia, quella dell’uguaglianza dei diritti e della giustizia sociale. Ed ecco dunque gli amici della Banda Bassotti, “manovali del Paradiso”, protagonisti di Il Paradiso non ha confini; il giovane Gabriele Locatelli, ucciso nel 1993 a Sarajevo, a cui è dedicata Più forte della morte è l’amore; l’episodio al “Concertone” del Primo Maggio a Roma, nel 1991, in cui il frontman dei Gang invitò gli spettatori allo sciopero generale; la denuncia subita per il testo di Duecento giorni a Palermo… tanti sono i momenti memorabili che emergono nella narrazione.

Non può mancare, poi, un capitolo dedicato alla Resistenza, all’antifascismo e a tutte le canzoni ispirate a queste tematiche, prima fra tutte La pianura dei sette fratelli, autentica espressione del cosiddetto “umanesimo di razza contadina”, quell’insieme di valori tradizionali di socialità tipici degli abitanti delle campagne con cui essi affrontavano le difficoltà della vita. A questo proposito Marino ama ricordare una frase di Pasolini, “La Rivoluzione non è che un sentimento”, e ribadisce che anche la Resistenza sia un sentimento e, per citare padre Ernesto Balducci, “un immenso e glorioso sogno di pace”. L’appassionante resoconto fa sentire il lettore “on the road”, a bordo dello scassato furgone Ford Transit che per anni trasportò la Gang da un capo all’altro d’Italia. E tra eterne partenze e ritorni, il viaggio nella memoria di Marino si conclude con un’affettuosa reminiscenza, quella legata al circo Takimiri, che quando lui era un ragazzino si fermava una volta l’anno al suo paese, suscitando su di lui un grande fascino: ne consegue la considerazione che spostarsi è fondamentale per un artista, ma altrettanto importante è fare ritorno a Casa. Avere salde radici, dunque, per poter volare, ma restando sempre legati alle proprie origini.

“Sulle mie strade, mentre ho camminato, non ho mai dimenticato… coloro che mi hanno permesso un tempo… per vivere di un lavoro libero e liberato. Dovevo restare fedele alla promessa fatta a mio padre: te mandamo a scola ma solo perché un giorno ce potrai difende. Quella promessa era a tutta l’umanità che vive lottando per liberarsi dalle catene dello sfruttamento”. Questa affermazione sintetizza al meglio lo spirito che pervade il volume di Marino Severini: la sua scelta, o forse missione, di diventare un musicista è stata un percorso verso la Luce. Musica come espressione di libertà, di lotta contro le ingiustizie, di solidarietà con i più deboli, ma soprattutto come manifestazione della Bellezza che deve necessariamente fare parte delle nostre vite. Perché bisogna che tutti abbiano il pane, ma anche le rose, come recita una delle canzoni più amate dei Gang, La lotta continua

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In dettaglio

  • Artista: Marino Severini-Alberto Sebastiani
  • Editore: Milieu Edizioni
  • Pagine: 192
  • Anno: 2023
  • Prezzo: 16.50 €