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Antonio Bacciocchi

Statuto. La ribellione elegante

"È difficile che una band possa durare trent'anni, soprattutto se non ha mai fatto concessioni al mercato o alle mode imperanti" scrive Enrico Ruggeri in coda a La ribellione elegante, la "biografia modernista a più voci" degli Statuto, firmata da Antonio "Tony Face" Bacciocchi (VoloLibero, 125 pp., 13 euro), "Bisogna saper reagire alle difficoltà e affidare al palco tutta la propria energia e la necessaria credibilità".
Ed è esattamente quanto hanno fatto Oskar, Naska e compagni, sin dal lontano 1983, anno in cui salirono per la prima volta su un palco torinese, invitati dal compianto Gigi Restagno, allora leader dei Blind Alley, ad oggi, a pochi mesi del loro ultimo disco Un giorno di festa, considerato il loro lavoro migliore da molti, fra cui proprio Tony Face Bacciocchi. Che forse, quando nei primi anni Ottanta pubblicò sulla sua fanzine mod "Faces" una stroncatura di uno dei loro primi live (anche se a onor del vero non firmata da lui, ma dall'altro redattore Alfredo Cancellieri), mai avrebbe immaginato di trovarsi, quasi trent'anni dopo, a scrivere addirittura un libro su quella band di ragazzini torinesi.

Scrivo "forse" perché in pochi avevano scommesso su una carriera così longeva e costellata di successi per la formazione che prende il nome da Piazza Statuto, ma c'è da dire che proprio lo stesso Bacciocchi fu in realtà uno dei primissimi a credere in loro, producendo il loro primo singolo con l'etichetta ("scalcinata e casalinga" come la definisce la moglie Lilith - Rita Oberti) DTK: una collaborazione e un'amicizia che, senza ulteriori episodi discografici ma in tante altre forme, durerà fino ai giorni nostri, culminando nel 2010 sul palco del Traffic Free Festival in cui gli Statuto ospiteranno proprio Tony Face alle percussioni.

Quella data fu uno dei punti più alti della carriera degli Statuto, ma non l'unico: nel libro si parla ovviamente della mitica apparizione a Sanremo (apripista per tutti i gruppi indipendenti negli anni a venire), del concerto in Plaça de la Revoluçion a Cuba davanti a 200.000 persone, degli sfiancanti ma indimenticabili tour e dei momenti magici vissuti con la curva Granata, di cui i nostri sono tifosissimi. Ovviamente, in trent'anni non può andare sempre tutto bene, e gli episodi tristi non mancano: le aggressioni, i pregiudizi e le ghettizzazioni, i troppi amici persi per strada, lo shock psicologico per la morte del padre che costò al cantante Oskar due anni di afonia totale mettendo seriamente a rischio la carriera del gruppo, gli anni di esilio autoimposto da Torino per non darla vinta, nelle parole del fondatore dei Gang Marino Severini, a "quel pagliacciume infame che approfittato delle circostanze e, mettendo le mani sulla città, ha spinto alle corde gli Statuto, li ha esclusi, isolati e calunniati".

Non si nascondono, gli Statuto, e parlano della propria storia con la franchezza che li ha sempre contraddistinti, cercano di mettere ordine tra i ricordi, si tolgono giustamente qualche sassolino dalle scarpe, raccontano come sono riusciti ad andare dritti per la propria strada senza rinunciare a un grammo della loro identità mod, definita alla perfezione da queste righe di Tony Face: "fatta di azione, di creatività, di reazione al potere ma condita di eleganza (estetica ed etica), di una vita personalizzata da scelte che prescindono dalla società che sta intorno e che portano a un'esistenza spesa senza mai chinare la testa".

E quando, nell'introduzione al libro, Oskar Giammarinaro scrive "Fra decenni, quando noi saremo sottoterra, gli Statuto saranno sicuramente gli artisti musicali che meglio testimonieranno la fine del '900 e l'inizio del 2000" non puoi fare a meno di pensare a quel misto di sfrontatezza, determinazione, ironia e genuina guasconeria che è da sempre il loro marchio di fabbrica, nelle canzoni (I campioni siamo noi, Abbiamo vinto il festival di Sanremo, Nessuno come noi) ma soprattutto nella vita di tutti i giorni, e che li ha resi un caso unico della scena italiana. Perché come scrive Rudy Zerbi negli interventi in coda al libro (ci sono anche, tra gli altri, Nina Zilli, Ron, Max Casacci e Giuseppe Culicchia): "C'è una bella differenza tra ascoltare musica e vivere di musica. Gli Statuto per me sono il simbolo del vivere di musica".

E gli aneddoti, le foto, le testimonianze di questo centinaio di pagine lo confermano in pieno, rappresentando un compendio da affiancare necessariamente alla loro discografia, fondamentale per capire davvero lo spirito di un gruppo che ha fatto la storia della musica del nostro Paese. E l'ha fatta davvero: dopo trent'anni possono finalmente dirlo, gli Statuto l'hanno fatta vedere a tutti quanti.

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In dettaglio

  • Artista: Antonio Bacciocchi
  • Editore: Vololibero
  • Pagine: 125
  • Anno: 2014
  • Prezzo: 13.00 €

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