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Le Luci della Centrale Elettrica

Costellazioni

C’è chi nasce incendiario e muore pompiere, così come c’è chi muore adolescente, bloccato per sempre in un’iconoclastia improduttiva che abbatte per desertificare, non per vivificare persino le macerie.
E c’è chi distrugge gli idoli e vaga per le discariche di tempi imperfetti e futuri solitamente negati per costruire scale provvisorie di ferro e cartone e provare a raggiungere il cielo e le costellazioni.

Vasco Brondi è giunto alla prova del terzo album (dopo Canzoni da spiaggia deturpata, 2008, Per ora noi la chiameremo felicità, 2010 e l’EP C’eravamo abbastanza amati, 2011) più maturo e consapevole. È tempo di superare la confusa rabbia giovanile che faceva a pezzi le argomentazioni, vomitava e giustapponeva frantumi e fotogrammi, personali e sociali in un collage violento: come lo stesso Brondi afferma nella presentazione del disco, è giunto il momento di “avvertire con uno strano respiro di sollievo l’inizio della fine della gioventù”, ricavandone “la strana impressione che sia sempre stata sopravvalutata” (cfr. “E prega per la fine della mia gioventù, / forse resterà per l’eternità su YouTube”, in Padre nostro dei satelliti). 

L’artista di Ferrara pertanto appare non cambiato, ma cresciuto nel suo nuovo album: si riscontra infatti una scia luminosa nelle sue canzoni, che consente di rintracciare un percorso narrativo o giungere al cuore di un ritratto emozionale in un “telegiornale poetico”, che coniuga “l’intimo e l’universale” e inserisce i consueti stralci della società odierna, dalle crisi esistenziali, che doppiano quelle economiche (v. I destini generali), agli emblemi e agli stati d’animo dei tempi, in quadri più ordinati e coerenti, come quello dell’ironica, per quanto talora un po’ forzata, Padre nostro dei satelliti. La visuale si allarga a sua volta dalla provincia a tante città dell’Europa e del mondo, fino ad un non-luogo tra le stelle, o tra “nebbia” e “aria sporca” (Macbeth nella nebbia).

Dopo aver destrutturato e scompigliato la canzone d’autore e il suo rigore narrativo talvolta algido, Brondi, in un disco autoprodotto e arrangiato con Federico Dragogna dei Ministri, guida-alleato nella buona impresa, prova a costruire una sua via eclettica al cantautorato con brani finalmente molto più suonati ed elaborati musicalmente (oltre che più cantati), tra “suoni rurali e suoni spaziali”, archi e fiati digitali o analogici con ospiti illustri come Rodrigo d’Erasmo con il suo violino, Enrico Gabrielli o Daniela Savoldi al violoncello. Nonostante le sonorità acustiche frequenti nel passato, gli esperimenti che galleggiano ostinatamente nel folk, ovvero Blues del delta del Po, che suona involontariamente brunoriana (o à la Rino Gaetano?), e Una cosa spirituale (country quasi spaghetti western nella ritmica), non sembrano gli episodi più riusciti del disco, così come poco felice risuona Questo scontro tranquillo, buon “credo” ottimistico, che musicalmente però sembra un’outtake bruttina di Jovanotti.

Tra le novità di Costellazioni più interessanti appaiono invece la prova 80’s synth-pop di Ti vendi bene o i brani d’atmosfera, come il pezzo d’apertura La terra, l’Emilia, la luna, per quanto rischino di risultare statici e non “girare”.  In questo disco d’altronde anche gli umori post-apocalittici possono declinare allora verso una malinconia dispiegata e morbida per piano e voce, come ne I Sonic Youth, il cui titolo per una ballad siderale e struggente un po’ suona in contrasto quasi sacrilego, un po’ appare un ammiccamento vagamente ruffiano nei confronti di un pubblico con certi ascolti alle spalle, eppure si fa verso nostalgico (“eri tu che ascoltavi gli Smiths e i Sonic Youth”), come una tessera di carne strappata a un mosaico di ricordi.

Non mancano però ovviamente neanche brani che siano un pugno nello stomaco, solamente oggi meglio assestato, grazie anche ad una versificazione che nell’album tende spesso all’aforisma fulminante, quando non al lirismo, come la convulsa e potente Firmamento o la piccola, delicata, eppure scossa e palpitante sinfonia Macbeth nella nebbia. Convincente inoltre il pulsare quasi in sordina, a volumi discreti ed essenziali, di Un bar sulla via Lattea e 40 km, in una dimensione ossimoricamente orchestrale e minimale.

In un disco “pieno di futuri” non è assente un certo retrogusto amaro assaporato nel ripensare al passato (“pensa ai giorni sacri che abbiamo passato insieme / e a questi giorni invece davanti a te come dei rettilinei” I Sonic Youth; “adesso che voli sui ghiacciai, sulle città, sui deserti / ti accorgi che nel disastro il futuro era sempre lì a sorriderci”, ancora in Macbeth nella nebbia). Secondo la riflessione contenuta nelle parole di Costellazioni il tempo scorre in avanti, ma non è detto che i miglioramenti che apporta conducano davvero in una direzione positiva e non in un futuro esangue e sterilizzato; però “l’importante è che succeda qualcosa” (Ti vendi bene) ed evitare il pantano della stasi, mentre la vita appare “un insieme di violenze e speranze […] un rumore di scontri e di feste” (La terra, l’Emilia, la luna).
Costellazioni è una buona prova d’autore e dimostra che la statura di Brondi come musicista, cantante e autore di testi cresce e può crescere ancora bene, nonostante i mugugni dei detrattori storici per posa e dei fan della prim’ora che avrebbero preferito forse restasse ancorato allo stile degli esordi a costo di farne un cliché; non è ancora il disco capolavoro, ma in fondo è meglio continuare a maturare che raggiungere velocemente l’apice della qualità e cominciare un declino. 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Federigo Dragogna e Vasco Brondi
  • Anno: 2014
  • Durata: 45:58
  • Etichetta: Cara Catastrofe/La Tempesta/Sony

Elenco delle tracce

1. La Terra, l'Emilia, la Luna

2. Macbeth nella nebbia 

3. Le ragazze stanno bene

4. I destini generali

5. I Sonic Youth 

6. Firmamento 

7. Un bar sulla Via Lattea 

8. Ti vendi bene 

9. Una cosa spirituale 

10. Padre nostro dei satelliti 

11. Questo scontro tranquillo 

12. Punk sentimentale 

13. Blues del delta del Po 

14. Una guerra lampo pop 

15. 40 Km  

Brani migliori

  1. Macbeth nella nebbia
  2. Firmamento

Musicisti

Vasco Brondi: voce, chitarra, pianoforte, musica e testi  -  Giorgio Canali: coautore della musica di 03  -  Tommaso Colliva: mix, registrazione di archi, fiati, chitarre elettriche, pianoforti  -  Francesco Felcini: registrazione di voci, moog, chitarre acustiche, violoncello e batterie  -  Gigi Battistini: registrazione di alcune chitarre, alcune voci, alcuni pianoforti e tutti i provini  -  Federico Dragogna: registrazioni, chitarre, cori, beat, archi e fiati elettronici, organi, armonium, suoni rurali e suoni spaziali  -  Giovanni Versari: mastering  -  Ettore Bianconi: moog  -  Sebastiano De Gennaro: percussioni  -  Daniela Savoldi: violoncello  -  Stefano Pilìa: chitarre acustiche in 02, basso in 10, chitarra refrain in 04, contrabbasso in 13  -  Rodrigo D’Erasmo: violino elettrico in 06 e 08, violino  -  Enrico Gabrielli: pianoforte, clarinetto, fisarmonica, arrangiamento archi e fiati aggiuntivi  -  Fabio Fontana: corno inglese  -  Federica Furlani: viola  -  Luciano Macchia: trombone  -  Michele Annechini: produzione esecutiva  -  Luca Bernini: produzione esecutiva  -  Gianluigi Toccafondo: illustrazioni Leonardo Guardigli: grafica