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Francesco D'Acri

Il principio di Archimede

«Ogni corpo immerso parzialmente o completamente in un fluido riceve una spinta verticale dal basso verso l'alto, uguale per intensità al peso del volume del fluido spostato» - Archimede di Siracusa

Il principio di Archimede è la terza prova discografica del cantautore milanese Francesco D’Acri che segue i precedenti Che Cosa Sei del 2011 e l’ottimo disco di cover Over The Corvers - A ladder to the stars del 2015. Per raccontarvi questo disco l’Isola ha pensato di fare qualche domanda al gentilissimo Francesco (gran bella comodità i social!).

Ciao Francesco, cosa rappresenta per te il principio di Archimede da Siracusa?
Innanzitutto per me il principio di Archimede è un modo per mettere insieme quello che io sono. Ho studi scientifici alle spalle ma non ho mai fatto veramente ciò per cui ho studiato. L'idea che una legge del mondo fisico abbia a che fare con il cuore dell'uomo e con quello che siamo mi ha colpito parecchio e mi ha affascinato. Insomma...è un modo di dire che anche dentro l'essere umano c'è qualcosa che si avvicina alle leggi della fisica. Nello specifico credo che l'uomo, soprattutto nel mondo di oggi, abbia bisogno di tirare fuori dalla confusione della quotidianità se stesso. Dal mare dei casini personali e non quello che lui è. Altrimenti rischia di affogare. Possiamo passare una vita ad interpretare un ruolo, sempre in affanno, come in apnea sott'acqua, senza mai dirci chi siamo veramente. La musica per me è uno strumento potente per tirar fuori me stesso. E' proprio come una spinta di Archimede per raccontare e capire meglio cosa mi succede e raccontarlo agli altri. Credo che oggi sia sempre più difficile intraprendere un precorso personale e questo disco è un po' un invito a chiunque lo ascolti a credere un po' di più in se stesso ed a tirare fuori ciò che è, il suo cuore. Un invito a trovare quegli strumenti che, come la musica, ti aiutano a farlo. Per questo io scriverò sempre canzoni e le farò ascoltare a chi farà lo sforzo di farle, perché per me è un modo per essere me stesso.”

Quale delle 10 canzoni ti rappresenta maggiormente?
Beh...un po' tutte! Ah, ah, ah! Come persona sicuramente Il principio di Archimede e Amico Sincero, come musicista Versi Fragili e Un sentiero verso le stelle. Ma se devo dire quale racconta più di me, del mio intimo è sicuramente Provaci tu. Una canzone che dice che fondamentalmente anche nel mondo super fluido in cui viviamo, come diceva Bauman, nessuno potrà mai togliermi la possibilità di cercare qualcosa, qualcuno. Anche se tutto è ormai precario e "passeggero", lavoro, politica, famiglia etc... Anche se non esistono più confini di alcun tipo nessuno potrà mai togliere all'uomo questo desiderio di andare oltre alle colonne d'Ercole. Oggi è più complicato essere dei "cercatori", ma nessuno può togliere questa forza ad un uomo. Dipende da noi quanto vogliamo provarci ed andare oltre.

Quanto i miti musicali del passato hanno influenzato la tua scrittura?
Oddio...non saprei. Diciamo che è stato un percorso lungo di avvicinamento. Quando inizi a scrivere pensi che sia importante quello che hai da dire e lo dici. Senza pensarci troppo. Poi scopri che una canzone buttata così come "ti viene" rischia di essere una esigenza fine a se stessa e le persone non ti capiscono. Non capiscono quello che hai da dire. Insomma, c'è un codice di scrittura che sottende anche il modo in cui si scrivono  le canzoni, come per tutti i sistemi di comunicazione. Allora ho iniziato a "studiare" partendo dai miei miti personali, innanzitutto Bruce Springsteen, Bob Dylan e Beatles. Tra gli italiani Guccini, Ruggeri e Battiato. Ho quindi scoperto che ci sono diverse forme canzone e diversi "specialisti"....per cui ho approfondito gli stili di altri maestri tra cui Leonard Cohen e Nick Drake. Tra i più attuali Glen Hansard e Damien Rice. Ad ogni modo sono tutt'ora molto affascinato dalla capacità di gente come Dylan o Springsteen di "semplificare" la canzone, renderla essenziale ed allo stesso tempo unica. Da questo punto di vista scrivere canzoni è un lavoro vero e proprio e necessita dedizione e studio. E non si finisce mai.

Complimenti per il disco, ora quali sono i progetti futuri?
Innanzitutto c'è l'idea di fare più serate a Settembre e Ottobre e far sentire il disco live. Esco da solo chitarra e voce in modalità "storyteller" e fa piacere quando la gente ti ascolta e capisce che hai qualcosa da raccontare in musica, che sia in pub rumorosi o in ambiti più raccolti. Poi sto scrivendo altre canzoni e sto pensando di rendere ancora più "folk" e "minimalista" il mio stile, magari con un disco chitarra e voce o piano e voce. C'è poi sempre il sogno di fare un disco rock, elettrico....chi può dirlo... Una cosa è certa: non smetterò mai di fare musica che diventi o meno il mio mestiere, altrimenti, come mi ha insegnato Il principio di Archimede rischierei di affogare...e per ora preferisco vivere.

Un disco questo in cui i testi, che ricordiamo essere tutti in italiano, giocano un ruolo fondamentale senza però perdere di vista, com’è giusto che sia, la componente musicale (arrangiamenti, suoni e resa sonora nella riproduzione). Un artista, Francesco D’Acri, che ancora una volta si riconferma uno storyteller sopraffino con una personalità artistica decisamente di tutto rilievo.

Spesso dietro ad un bel disco, come in questo caso, c’è anche un bel lavoro di squadra. D’Acri per questo “viaggio musicale” si è avvalso della collaborazione dell’amico Walter Muto (sue le chitarre e i magnifici arrangiamenti) ed Ermes Angelon (alla batteria) oltre ad ospiti speciali come Carlo Pastori (fisarmonica in Milano è così), Lorenzo De Finti (pianista jazz sopraffino di fama internazionale) e infine il trio d’archi composto da Carlo Lazzaroni (violino) e i fratelli Angelo e Maria Calvo (rispettivamente viola e violoncello).

Se cercate un disco sincero, ben suonato e cantato da una delle belle voci del panorama nostrano allora questo disco fa proprio al caso vostro.

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Francesco D'Acri
  • Anno: 2017
  • Durata: 47:13
  • Etichetta: Autoprodotto

Elenco delle tracce

01. Versi fragili
02. Il principio di Archimede
03. Amico sincero
04. Non basta il cielo
05. Portami a ballare
06. Milano è così
07. Un sentiero verso le stelle
08. Provaci tu
09. Se bastasse
10. Ricorderai

Brani migliori

  1. Versi fragili
  2. Il principio di Archimede
  3. Milano è così

Musicisti

Francesco D’Acri: voce, pianoforte, armonica, chitarra semiacustica, cori - Walter Muto: chitarre acustiche, chitarre semiacustiche, lap steel guitar, basso, bouzouki, banjo, keyboards & programming, cori - Ermens Angelon: batteria, cajon, congas, tamburello - Carlo Lazzaroni: violino - Angelo Calvo: viola - Maria Calvo: violoncello - Lorenzo De Finti: pianoforte - Carlo Pastori: fisarmonica