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Giacomo Scudellari

Lo stretto necessario

Giacomo Scudellari è un cantautore romagnolo e quindi con la musica che scorre, proverbialmente nel sangue, ma dichiara in maniera decisa di non voler essere il “solito” cantautore: intimista, un po’ malinconico, che ama suggerire visioni o esperienze buone per superare incipienti stati depressivi. E, no, non racconta di fidanzate lasciate, o che hanno lasciato, di amori finiti male, di struggimenti in riva al mare, di sbronze colossali prese per dimenticare; quindi, serenamente, la “maglietta fina” può rimanere piegata in fondo al cassetto.

Un po’ iconoclasta in questo senso, dichiara quindi che si può essere cantautori e, guarda tu, essere allegri, ed anzi, perché no, comunicare questa allegria, che poi, sempre andando per luoghi comuni, è un po’ il ruolo che si è ritagliato, altrettanto proverbialmente, negli anni, la sua terra di origine. E, del resto, iniziare l’album con il Cantico della sambuca, non certo un semplice liquore ma un vero e proprio rito, cos’altro è se non celebrare la gioia dell’amicizia e dello stare insieme? Cantautore, certo, ed anche nel senso classico del termine, ma con la capacità di vestire le proprie composizioni con suoni brillanti, a tratti anche strani, con ritmi vivaci ed un po’ “sghembi”, perché se si sta insieme in allegria, il ritmo alla fine, bicchiere più bicchiere meno, va un po’ come pare a lui.

Lo stretto necessario non è un lavoro che stravolge in senso assoluto l’approccio cantautorale a cui siamo abituati ma certamente lo dipinge, in maniera un po’ differente dal solito, con coloriture singolari, a tratti fra la big band e l’orchestra di paese, con testi stralunati e tessiture melodiche che, grazie anche all’uso dei fiati, fanno il verso al vaudeville. Poi, certo, fisarmonica e legni lasciano il segno, e lo fanno in senso decisamente tradizionale, ma le storie che Scudellari racconta sono, in una parola, simpatiche, surreali, ambientate in luoghi in cui la vita è quasi una danza quotidiana ed i personaggi, veri in quanto riconoscibili, a tratti sembrano quasi usciti da un fumetto, tanto le loro caratteristiche sono marcate e caricaturali.

L’atmosfera di questo album è quella di una cantata fra amici in cui quella genuina convivialità, tipica della provincia, va oltre le vicende dei singoli fino a creare una sorta di storia collettiva; leggerezza (non superficialità), condivisione, qualche passaggio non secondario su argomenti, diciamo così, seri, perché la realtà esiste, comunque, al di là del proprio stato d’animo, ma non c’è traccia di tristezza, di quel parlarsi addosso che rende le atmosfere pesanti. Un po’ folk, un po’ country, diciamo “fra la Via Emilia ed il West”, parafrasando un suo illustre corregionale, e la convinzione che i musicisti, lasciati con le briglie sciolte, si siano divertiti parecchio ad accompagnare questo cantastorie dalle rime insolite e sorridenti.

La sensazione, alla fine dell’album, è proprio quella di aver trascorso una serata fra amici, allegri e scanzonati, annaffiata da qualche bicchiere, qualche ricordo, qualche presa in giro, ma la certezza di essere stati proprio bene.

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Francesco Giampaoli, Andrea Scardovi
  • Anno: 2018
  • Durata: 37:09
  • Etichetta: Brutture Moderne/Sidecar

Elenco delle tracce

01. Cantico della sambuca
02. Morirò in una taverna
03. Un mese di Provenza
04. A poter scegliere
05. La luna ha sempre ragione
06. Chiedi e ti darò
07. Cose che sai
08. Addio alla tristezza
09. Lo stretto necessario

Brani migliori

  1. Morirò in una taverna
  2. A poter scegliere
  3. Cose che sai

Musicisti

Giacomo Scudellari: voce  -  Francesco Giampaoli: basso, op1, Moog, Pianet T  -  Diego Sapignoli: batteria, percussioni  -  Marco Bovi: chitarra acustica, chitarra classica, mandola  -  Enrico Farnedi: tromba, trombone, flicorno, banjolele, cori  -  Nicola Peruch: pianoforte, Hammond, synth, Mellotron  -  Christian Ravaglioli: pianoforte, Mellotron, fisarmonica, duduk, launeddas  -  Stefano Pilia: chitarra elettrica, ebow  - Caterina Arniani: cori