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Renanera

‘O rangio

C’è una musica che pulsa come un battito imperituro, che arde come un fuoco inestinguibile, che sazia come un cibo eterno. È la musica popolare che – in mezzo a tanta, troppa immondizia – vive ancora e vive di una vita autentica, piena, significativa. Certo, anche qui bisogna fare attenzione, saper distinguere ciò che nasce da una necessità espressiva e comunicativa, alla base dell’esistenza umana, da ciò che nasce da mere esigenze commerciali e transeunti. I Renanera appartengono a quella categoria di artisti che fanno musica per trasmettere un valore che viaggia libero, senza confini, senza barriere, alla continua ricerca di qualcosa che possa “dare forma al caos”. La formazione nu-world lucana, nata a Lagonegro nel 2012, trainata dal musicista Antonio Deodati e rappresentata dalla suadente voce di Concetta De Rosa, in arte Underosa, attraverso il loro terzo album in studio, ‘O rangio (Il granchio), conferma la propria global mission: la musica come linguaggio universale, un’osmosi, un melting pot tra diversi generi per generarne di nuovi, innestati nel passato (le radici) ma slanciati verso il futuro (i rami).

Le canzoni, microcosmi contaminati, in bilico tra musica etnica ed elettronica, impastate di un linguaggio definito “panmeridionale” (mix di dialetto campano, lucano e calabrese), hanno bisogno di un ascolto accurato per scavare oltre le parole e tentare di afferrare il senso che si nasconde dentro la tarantolata ‘O rangio, ‘o rangio o Rena nera, ad esempio. Ogni traccia è da gustare e godere a pieno, tutte possono essere inserite come “brani migliori”. Lo squarcio intimo si ha in Je mo’ m’accir (dedicata al tema del bullismo), Nun te scurdà e me sunnà e S’addà parlà, dove l’anima vocale di Underosa dispiega le ali, prende il volo, si apre in tutta la sua bellezza, quasi a ricordare in alcuni passaggi la grandissima Fausta Vetere della Nuova Compagnia di Canto Popolare. Mal di Lucania è l’omaggio alla propria terra, una terra magica, intriso di spiritualità e nostalgia.

Non mancano ospiti d’eccezione a impreziosire ancor di più un lavoro già di per sé di valore: Marcello Coleman, ex voce degli Almamegretta, che lascia la sua impronta vocale nella rilettura di Rena nera, di cui è anche autore; la colonna fondante dei New Trolls Vittorio De Scalzi al flauto in Je sto buon; il percussionista napoletano Ciccio Merolla in Scucciat’ e me scuccià. Quando la musica popolare incontra la canzone d’autore, gettando ponti sonori tra tradizione e modernità, i Renanera sono meritevolmente in prima linea.

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Antonio Deodati & Unaderosa
  • Anno: 2017
  • Durata: 48:02
  • Etichetta: I-Company

Elenco delle tracce

01. ‘O rangio, ‘o rangio
02. Scucciat’ e me scuccià
03. Mal di Lucania
04. L’ammore ch’ r’è
05. Je sto buono
06. Rena nera
07. Je mo’ m’accir’
08. Nu fatt’ pe’ n’at’
09. S’adda parlà
10. Nun te scurdà e me sunnà
11. La voce del grano
12. La bellezza dell’anima

Brani migliori

  1. ‘O rangio ‘o rangio
  2. Rena nera
  3. Je mo’ m’accir

Musicisti

Unaderosa: Voce solista, wavedrum, darbouka, cori  -  Antonio Deodati: Tastiere, vocoder, programmazione ritmica, tammorra, cori  -  Alberto Oriolo: Violino, special vocal, tammorre, cori  -  Giuseppe Viggiano: Chitarre  -  Pierpaolo Grezzi: Darbouka, cajon, pandeiro, bodran, tammorre, vocal in Je mo’ m’accir’  -  Vincenzo Messineo: Timbales e congas in Rena nera; bongos, tammorre e rototoms in S’addà parlà; rototoms in Je sto buono  -  Vincenzo Viceconte: Fisarmonica  -  Vittorio De Scalzi: Flauto in Je sto buono  -  Ciccio Merolla: Percussioni e voce in Scucciat’ e me scuccià  -  Marcello Coleman: Voce in Rena nera  -  Karola e Nicolò: Vocals in Je mo’ m’accir