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Gran Teatro Geox, Padova

Max Gazzè

MAX GAZZE’, Alchemaya
Gazzè esplora le origini dell’uomo ed incanta con la sua Alchemaya.

La mezzanotte è passata da un bel po’ e i tecnici al lavoro sul palcoscenico stanno smontando gli strumenti e le pedane dove fino a poco prima aveva preso posto la grande orchestra, mentre un gruppetto di fans sta aspettando l’uscita dell’artista. Mi trovo fra loro, ci sono dei bambini che faticano a tenere gli occhi aperti ma vogliono salutare il proprio idolo; i genitori li rassicurano: Max uscirà presto. Gazzè finalmente spunta da una piccola porta laterale un po’ stralunato ma sorridente, saluta, ringrazia, e si presta alle foto di rito con i bambini e le mamme. Appare felice. Quando arriva il mio turno per una stretta di mano e un sorriso (niente “selfie”, me ne dimentico, ma certo è meglio così), gli faccio i complimenti per la meraviglia a cui ho appena assistito e gli dico che dovrò scriverne ma non so da dove iniziare per raccontare una serata di tale bellezza. Lui mi guarda sornione e divertito, e poi, firmandomi il libretto dell’opera (sì, come ogni opera che si rispetti anche Alchemaya ha il suo libretto con tutti i testi in versione integrale, impreziosito dalle belle illustrazioni di Francesca Pasquinucci) e divenuto serio, risponde: “Allora puoi cominciare dicendo…che sei stata a un concerto…e che ti è piaciuto”. Entrambi scoppiamo a ridere, ora. Burlone di un Gazzè! Lo sai bene che mi stai e ti stai prendendo in giro, sminuendo volutamente con la tua sottile ironia quello che non si può definire, hai perfettamente ragione, con due parole così banali!

Ma, appunto, cos’è Alchemaya?

Alchemaya è un’opera originale in due tempi di Francesco e Max Gazzè, prodotta da Francesco Barbaro, suonata con la Bohemian Symphony Orchestra di Praga diretta dal maestro Clemente Ferrari, e accompagnata dalla voce narrante di Ricky Tognazzi. 

Ma non è certo tutto così semplice: Alchemaya infatti non si può raccontare, Alchemaya la si dovrebbe vivere. Non è solo un’opera “sintonica” (crasi tra le parole sinfonica e sintetizzatori) ed “esoterica” come definita dallo stesso Gazzè in numerose interviste, ma un’esperienza coinvolgente a 360°. Ci si immerge in lei dalla punta dei capelli in giù e ci si lascia penetrare sottopelle, attraverso tutti i pori. Alchemaya ti rapisce e ti incanta, ti trafigge, ti lacera, ti abbraccia e ti rasserena. Alchemaya ti gela e poi ti riscalda, ti solleva, ti scuote, ti accarezza, ti avvolge, e tanto altro ancora. Alchemaya non si racconta, dicevamo, ma noi proveremo a farlo per chi non c’era, per chi c’era e non la potrà più scordare, per chi è già in attesa del cd/dvd e quant’altro le menti fertili e geniali dei fratelli Gazzè vorranno ancora partorire intorno a questo eccezionale evento. E per chi non vuol credere che sia già tutto finito. Si è conclusa infatti venerdì 14 aprile a Torino, la sera seguente alla data di Padova che qui stiamo raccontando, la “breve ma intensa” tournée di Max Gazzè con un’orchestra sinfonica di 46 elementi a cui si sono aggiunti alcuni ospiti importanti: Salvatore Mufale al pianoforte, Roberto Procaccini ai sintetizzatori e Arnaldo Vacca alle percussioni nonché, eccezionalmente, Max Dedo alla tromba.

E allora proviamo a ricominciare tutto da capo.
“Un corpo celeste grande tre volte la Terra orbita attorno al Sole. A seconda della sua posizione nell’orbita solare, è un pianeta molto caldo o molto freddo.”

Con questa parole inizia dal silenzio e dal buio l’opera Alchemaya. È la voce calda e morbida di Ricky Tognazzi, apparso dietro a un leggio con i suoi capelli bianchi rilucenti sotto a un unico faro, ad introdurre il pubblico ammutolito alla scoperta della storia degli Anunnaki, popolo alieno che ha invaso la Terra con l’obiettivo di colonizzarla perché ricca d’oro e dal quale, secondo Il Libro perduto del Dio Enki, deriva Adamu, qualcosa di simile al primo uomo. Max Gazzè fa il suo ingresso in scena accompagnato da un enorme applauso dopo che le luci si sono accese lentamente sull’orchestra e il maestro Clemente Ferrari ha preso posto al centro per dirigere tutta l’opera con grande serietà, dedizione e precisione. Solo due brani cantati nel Primo atto, L’origine del mondo ed Etereo non sono inediti (sono tratti rispettivamente da La favola di Adamo ed Eva del 1998 e Antecedente inedito del 2002), tutte le altre canzoni della prima parte sono state scritte appositamente per questo evento da Max e Francesco Gazzè (autori anche del libretto). Sono testi intensi e densi di riferimenti leggendari e biblici, che Gazzè canta con enfasi, accompagnandosi con una gestualità morbida ed elegante delle mani. L’acustica del Gran Teatro Geox, che non è propriamente un Teatro d’Opera - come un’opera del genere invece avrebbe meritato (quantomeno per l’ambientazione) e come è stato nelle altre città in cui è stata rappresentata - è fortunatamente molto buona e nulla dei suoni o delle parole va perduto o distorto. Il pubblico risponde da subito con grande attenzione e compostezza, sia durante le esecuzioni musicali che delle letture, ma si lascia andare con affetto ad apprezzamenti vivaci, nonché applausi fragorosi, alla fine dei brani cantati.

Gazzè e Tognazzi, alternandosi sul palco, ci accompagnano come per incanto verso luoghi mitici, dall’Eden ad Atlantide, e quindi all’Egitto e a Babilonia, con testi originali o tratti liberamente dal Libro perduto del Dio Enki, dalle Tavole Smeraldine e dalla Sacra Bibbia, oppure ispirati dalla consultazione dei Manoscritti di Qumran (i famosi Rotoli del Mar Morto). L’aspetto quasi onirico del tutto viene accentuato in particolare nel quarto brano, in cui Gazzè si avvale di un vocoder, un armonizzatore vocale usato per alterare la voce, che crea un gioco di profondità e spersonalizzazione molto affascinante. Tutto il lavoro appare curato nei minimi dettagli fin dall’abbigliamento di scena: Max indossa nel Primo atto una giacca imperiale con decorazioni preziose in argento e pietre che riproducono il caduceo, il bastone avvolto dai due serpenti che si intersecano fra loro, uno dei simboli più antichi della storia della civiltà umana, di origine probabilmente mesopotamica. Nel Secondo atto, invece, la giacca è sempre lunga, in velluto viola (nessuna scaramanzia quindi nel vestire sulla scena questo colore) ma più semplice e aperta sopra un abbigliamento casual con gli usuali pantaloni in pelle. Il cantautore, “orfano” per tutta la serata del basso, suo fedele strumento, si muove comunque a proprio agio sul palcoscenico e interagisce con la grande orchestra la cui prova è di altissimo livello, realizzando così con successo una formula considerata spesso un po’ “di nicchia” che però si presta in modo eccellente a questo ambizioso progetto.

Ricky Tognazzi, narratore impeccabile in tutta la prima parte, attraversa infine a grandi passi il palco declamando gli ultimi versi del racconto. “L’anima dell’uomo si muove sempre avanti, non legata ad alcuna stella. []La conoscenza, la saggezza saranno tutte dimenticate. E sopravviverà solo una memoria di dèi” tuona l’attore, mentre la voce di Max Gazzè conclude rassicurante il primo atto con il brano chiamato Progetto dell'anima, un inno al destino dell’uomo: “Essere Luce è destino che squassa/ e ricuce il genere umano:/ amore, coscienza, risveglio…” “Amore, coscienza, risveglio” sono le tre parole che si fissano subito nella mente e che ognuno dei presenti porterà con sé nei giorni a venire come un monito, una traccia da seguire.

“Questo progetto è un vero e proprio concept “spiegava Gazzè in una recente intervista “che nasce dalla mia ricerca personale negli ultimi 20 anni su temi di storia, filosofia, fisica quantistica e dalla mia ricerca spirituale. Volevo far sì che attraverso le melodie e i testi di questi brani si attivasse una piccola campanella che ci ricordasse che abbiamo anche un'anima. Spesso pensiamo che il progresso dell'essere umano sia legato alla tecnologia e abbiamo dimenticato che c'è una tecnologia interna, abbiamo trascurato la tecnologia dell'anima. Questo è il senso del primo atto.”

Nel Secondo atto il percorso intrapreso è completamente differente, anche se il tappeto sonoro cambia di poco. Le canzoni che si susseguono sono i maggiori successi del cantautore, a volte quasi stravolti dai nuovi arrangiamenti di Clemente Ferrari per l’orchestra. Il progetto ambizioso è quello di trasportare le sue hit in un’altra dimensione, quella in cui due mondi tanto distanti si avvicinano e si contaminano abbracciandosi. Del resto il titolo Alchemaya deriva da “alchimia”, che in greco significa appunto fondere. I tempi sono rallentati, di ampio respiro, gli archi sono protagonisti rispetto alle sonorità pop a cui gli estimatori di Gazzè sono affezionati, l’unione tra il suono dell’orchestra e quello del sintetizzatore può sembrare un’idea un po’ folle, ma il risultato è assolutamente originale e convincente e il pubblico dimostra di gradire. Il passaggio dal racconto introspettivo al secondo atto decisamente più easy ha un effetto quasi magico e liberatorio sul pubblico che scioglie e si lascia andare con cori, battiti di mani e piedi a ritmo, incoraggiato dallo stesso Gazzè che incita a “sbottonarsi” e ballare sulle sedie. E allora via con entusiasmo, senza soluzione di continuità, da Il timido ubriaco, Il solito sesso, Ti sembra normale fino a Sotto casa, passando attraverso perle magari un po’ meno note ma se possibile rese ancor più preziose nella nuova veste sinfonica come Nulla (dall’ultimo album Maximilian), Atto di forza (il cui testo sul tema della violenza sulle donne è valso ai fratelli Gazzè il Premio Amnesty nel 2014), Edera e l’intima Mentre Dormi. In scaletta trovano spazio anche due canzoni inedite, Se soltanto e Un brivido a notte, la prima a nostro avviso è la migliore delle novità qui presentate, il cui testo interessante, fitto e ricco di “esse” si sposa in modo naturalmente simpatico con la pronuncia imperfetta, ma caratteristica e molto amata, di Gazzè. Il cantautore interviene proprio in occasione della presentazione dei brani inediti spiegando un po’ come avviene la composizione insieme suo fratello: “Il meccanismo è molto semplice” dice. “Quando lavoriamo insieme ci mettiamo seduti uno accanto all'altro e ogni tanto escono delle parole, delle note. Io guardo Francesco che si emoziona e mi emoziono perché lui si emoziona, e allora lui si emoziona di più ancora….ed è in questi momenti di emozione apocalittica - ride - che nascono brani come questi".

Il concerto termina, dopo la gioiosa e giocosa Una musica può fare cantata in sintonia con il pubblico dalla prima all’ultima parola, con l’ampia melodia di Sotto un altro immenso cielo (brano che chiudeva anche l’album Maximilian). Nel gioco che è stato fatto di spogliare e rivestire i brani famosi di nuove sonorità, più complesse e classiche, ci sono anche preludi inediti che il pubblico si diverte a indovinare dalle prime note (ad esempio c’è una citazione di Cuore matto di Little Tony nell'incipit di Ti pare normale). Tutto ciò appare davvero molto piacevole e coinvolgente sia per il pubblico che per i musicisti, i quali da grandi professionisti si sono evidentemente approcciati al repertorio di Gazzè con lo spirito aperto, prestandosi al gioco, tanto da suscitare nell’ultima parte un’apoteosi di applausi a cui seguono inchini e ringraziamenti, che culmina nella standing ovation finale (che sappiamo c’è stata in tutti i teatri, ad ognuna delle otto date del tour). All’uscita siamo certi che più di qualcuno si sia lasciato andare a commenti del tipo: “c’era proprio bisogno di uno spettacolo così, davvero ci voleva”; lo si legge nelle facce soddisfatte delle persone che, sorridendo, lasciano il teatro a notte fonda.

Oggi sappiamo che Alchemaya diventerà anche un doppio album dal vivo (con dvd) che uscirà in autunno. Nel frattempo, dal 20 aprile Gazzè sarà nelle sale italiane con il film Lasciami per sempre diretto da Simona Izzo (si tratta della sua quinta partecipazione cinematografica) mentre sono già stati annunciati alcuni concerti estivi, ed è di queste ore l’indiscrezione che il progetto “sintonico” possa essere ripreso a breve. Del resto gli arrangiamenti ci sono, il pubblico ha risposto con entusiasmo, e Alchemaya ha superato a pieni voti la sua prima sfida. Ma l’eclettico artista, siamo certi, non ha ancora intenzione di smettere di stupirci, e noi non vogliamo sicuramente farci sorprendere impreparati!

Report e foto di Valeria Bissacco
Illustrazione di Francesca Pasquinucci


ALCHEMAYA

I atto:
lettura "Progenie"
L'origine del mondo
lettura "L’anello mancante"
Il diluvio di tutti
lettura "Enuma Elish"
La tavola di smeraldo
lettura "L'Atlantideo"
Vuota dentro
lettura "Bassa frequenza"
Visioni ad Harran
lettura "Ezechiele I, 1-28"
Alchimia
Etereo
lettura "XXII"
Il progetto dell'anima

II atto:
Il timido ubriaco
Il solito sesso
Nulla
Atto di forza
La vita com'è
Ti sembra normale
Se soltanto inedito
Cara Valentina
Edera
Mentre dormi
Sotto casa
Un brivido a notte inedito
Una musica può fare
Verso un altro immenso cielo

 

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In dettaglio

  • Data: 2017-04-13
  • Luogo: Gran Teatro Geox, Padova
  • Artista: Max Gazzè

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