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Patrizia Laquidara

In continuo crescendo

Patrizia Laquidara, nata a Catania, vicentina d’adozione, ha già all’attivo tre album ”Para voce querido Cae” del 2000 in lingua portoghese, “Indirizzo Portoghese” del 2003 e “Funambola” del 2006. Il suo è stato un continuo crescendo di qualità, ma oltre a questi episodi discografici ha intercalato tutta una serie di percorsi alternativi che hanno spaziato dalla musica popolare al teatro, dalla tradizione spagnola a quella portoghese e tanto altro. Ho avuto la fortuna di vederla personalmente all’opera l’estate scorsa in un concerto tenutosi nella bella cornice di Lenno, paese della sponda occidentale del lago di Como, terminato il concerto mi aveva promesso un’intervista ed ecco che proprio in questi giorni creativi (ha appena concluso i missaggi di un nuovo progetto) l’intervista si è concretizzata.


Carissima Patrizia sono passati alcuni mesi ed ho ancora in mente il tuo concerto tenuto il 9 agosto sul lago di Como, dove davanti ad un pubblico numeroso e caloroso, hai dimostrato chiaramente di avere una notevole padronanza del palco, sospesa in bilico tra raffinata sensualità e tenera semplicità, tra l’altro accompagnata da ottimi musicisti. Soprattutto nelle tue esibizioni live ti senti incarnare più la ricercatezza o la naturalezza?

Io ricerco la naturalezza sempre, nella vita come nel palco anche se non posso negare che in me convivono molte sfaccettature e molti “personaggi” e a me piace incarnarli tutti, nella vita e quando canto. Forse questo può sembrare “ricercatezza”, ma e' comunque qualcosa di molto naturale e istintivo per me, questa ricerca di ruoli e di voci diverse, una caratteristica che mi ritrovo addosso fin da quando ero bambina.


Con “Funambola” hai, secondo me, realizzato uno splendido disco, un disco molto personale, che ti rappresenta molto, in cui ti sei messa a nudo e non solo fisicamente come è in realtà avvenuto con le foto della copertina e del libretto, dove sei ritratta in bellissime foto di Edo Bertoglio che danno l’idea sia del movimento sia dell’equilibrismo. Come è nato in realtà questo progetto?

Quando ho deciso di farmi fotografare da Edo Bertoglio, già sapevo molto bene l'idea che volevo comunicare attraverso quelle immagini ed è quella che hai colto anche tu. Avevo già in mente delle pose che avrei assunto e volevo che dessero l'idea di qualcosa che sta in equilibrio, un equilibrio sottile, sul filo, ma non precario. Un'idea di forza e di fragilità e questo è esattamente quello che si sente anche nelle canzoni dell'album, nei testi e nel mio modo di cantare. Rispecchiava un mio momento, per cui avevo la necessità di presentarmi così, nuda.


Qual è invece la canzone di Funambola che più ti rappresenta, forse la sensuale “Senza pelle”, l’arguta e gustosissima “Oppure no” che uno canterebbe all’infinito…oppure?

Credo sia “Ziza” o, almeno, le parole rappresentano perfettamente come io mi sento. Questo fare i conti sempre e costantemente con me stessa, camminare per strada e parlare da sola, questo vivere intensamente una cosa ma sapere anche scomparire in un attimo, saper mimetizzarmi con la realtà e gli altri. E poi in questa canzone parlo di felicità. E a me la felicità piace tanto... (sorriso)


In “Nuove confusioni” citi l’orgoglio nordestino, ma so che sei nata a Catania, quanto ti senti legata alle tue terre di origine, quanto veneta o quanto invece ti senti cittadina di un unico mondo?

Da molto tempo ormai non mi sento d'appartenere a qualcosa o qualcuno in particolare. Da piccola soffrivo per questa cosa. Quando la mia famiglia si trasferì al nord, la Sicilia rimase per molti anni una terra madre da ricordare, guardare, cantare. Poi ho viaggiato molto, ho scoperto posti dove mi sono sentita a casa, persone che ho sentito come la mia famiglia e ho capito che per me non c'è mai stata una casa vera e propria, un riconoscermi in qualcosa completamente. Attitudine che invece vedevo nei miei amici e che io non ho mai avuto, men che meno ora. Tra pochissimo uscirà un disco che si chiama “Il canto dell'anguana”. Sono canzoni originali in lingua veneta (quasi un omaggio alla terra che mi ha “adottato”) da me prodotto e cantato. Parla di un luogo davvero molto circoscritto, di figure mitiche (le anguane appunto) che abitano quel luogo, nell'alto vicentino, vicino a dove io vivo, ma alla fine il disco è universale, parla di tutti i luoghi del mondo. Per me questo è molto importante, microcosmo e macrocosmo, cittadina di nessun posto e del mondo. Sono la stessa cosa alla fine. In “Nuove confusioni” comunque, la canzone di cui tu parli, l'orgoglio nordestino è l'orgoglio dei contadini del nord est brasiliano, nelle terre del Sertao, dove mi trovavo, quando ho scritto quella canzone.


In “Oppure no” parli del tuo futuro lasciando aperte molte possibilità, io guardando la tua attività di questi ultimi anni ho visto che oltre a partecipare a parecchi Festival importanti anche all’estero, hai collaborato con lo storico e scrittore Emilio Franzina per due conferenze-spettacolo “Veneto Transformer”(riflessioni in parole e musica sulle migrazioni e sulle metamorfosi del nordest) e “Storie di storia”, hai affrontato anche la canzone popolare veneta insieme a Debora Petrina con lo spettacolo “Come Nuove”, mentre nello spettacolo "Creuza de Luna" accompagnata da quattro musicisti hai intrecciato le canzoni di Garcia Lorca con la polifonia del rinascimento spagnolo, il tango di Piazzolla con il fado e a canzone napoletana con i classici brasiliani in un unico crogiuolo musicale, insomma ti sei dimostrata un’artista a tutto tondo, ma qual è allora la tua vera identità?

E non è finita! Ho cantato nello spettacolo teatrale di e con Massimo Carlotto come protagonista femminile interpretando brani armeni, veneziani, corsari ecc., questo mi ha dato la voglia di confrontarmi anche con il teatro e, infatti, da quest'anno collaboro con una compagnia teatrale dove spero di poter lavorare presto come attrice oltre che come cantante. La mia identità artistica è mista e multipla così come lo è la mia di persona. Mi piace confrontarmi con cose molto diverse, sfidarmi sempre, capire fin dove posso arrivare e questo non è mai stato un problema per me, anzi, è sempre stata solo una risorsa. Il problema è stato solo per i discografici che puntualmente mi chiedono “ma tu cosa vuoi fare”, “ma tu chi sei”... credo che se venissero a un mio concerto capirebbero che c'è sempre un nesso, un filo tra le cose che faccio e in tutte abita la parte migliore di me.


Puoi già dirmi qualcosa del tuo nuovo lavoro discografico? So che dal vivo hai già presentato nuovi brani, vedrà forse qualche nuova collaborazione importante e soprattutto quando vedrà la luce?

De “Il canto dell'anguana” ti ho già parlato. Uscirà in primavera. Non vedo l'ora che venga alla luce!! E’ un album in cui credo e che mi piace molto, soprattutto è sicuramente un album che traccia un confine. Nel frattempo sto lavorando all'altro album che uscirà a mio nome, ma per adesso è solo dentro alla mia testa, con canzoni che bussano e spariscono, che vengono e vanno. In questi mesi cercherò di acchiapparle tutti, sono farfalle bellissime, che hanno bisogno di mani delicate per non essere sciupate.

le foto allegate sono di (© foto di Luigi De Frenza - Expiria.com)

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