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Marco Ongaro

Il fantasma baciatore

A trentun anni dall’album d’esordio, “AI”, che fu Targa Tenco come miglior opera prima 1987, Marco Ongaro va in doppia cifra. Il fantasma baciatore è infatti il suo decimo lavoro, che in trentun anni vuol dire una produzione calibrata e meditata (anche perché il veronese, nel frattempo, si è occupato anche di parecchio altro: poesia, narrativa, teatro, scrittura “conto terzi", saggistica…). E dopo un disco spoglio, domestico, come “Voce” (2016), tutto costruito attorno alla convivenza appunto della nuda voce con una chitarra acustica o un pianoforte (e fugaci apparizioni di armonica a bocca), ecco invece un lavoro piuttosto tornito (e fornito), che quasi sorprende, anzi, per come appare da subito rotondo, anche pieno, persino un po’ sovrabbondante, qua e là, nella mise globale (leggi arrangiamenti, suono complessivo), laddove, invece, i testi mantengono tutta l’arguzia e il mestiere (che non è una parolaccia) che Ongaro si è costruito in tanti anni di – come si dice – onorata (e come abbiamo visto variegata) carriera.

L’asse attorno a cui, se non tutto molto, ruota, è la donna, in rapporto all’uomo ma non solo (e non necessariamente). Già il brano d’avvio ce lo dice eloquentemente: Certe donne si amano, sì, comunque, che centrino o meno unghie e/o gambe lunghe. E già qui si capisce come Ongaro ami lavorare sulla (e giocare attorno alla) parola. Con arguzia e mestiere, appunto, soluzioni che a volte spiazzano (in positivo), sempre ricercate, “colte” ma senza prendersi troppo sul serio, gustose e raffinate.

I primi cinque brani sono targati implacabilmente Ongaro, a formare un blocco piuttosto omogeneo, dopo di che si entra nel trittico centrale, tutto coperto da traduzioni di canzoni altrui, nell’ordine Sympathy for the Devil dei Rolling Stones (in “Beggars Banquet”, 1968), che, nella versione di Ongaro, definiremmo alquanto degregoriana (avete presente il Principe che traduce e canta Dylan? ecco, una cosa del genere), The Stranger Song di Leonard Cohen (in “Songs of L.C.”, 1967), gemma del disco, anche proprio per la sua eccentricità rispetto al resto, voce e chitarra classica (un certo Max Manfredi…) sole, oltre che ovviamente per la materia prima, e poi Romeo and Juliet (che per un veronese…) dei Dire Straits (in “Making Movies”, 1980, autore, va da sé, Mark Knopfler), alla cui versione italiana (che sembra ammiccare ancora al Principe De Gregori, ma un De Gregori diverso da quell’altro) ha contribuito Michele Gelmini.

Un ultimo trittico completa il disco, nel pressoché totale segno di Ongaro. Lo apre il brano che dà il titolo al cd, cui seguono due episodi in qualche modo eccentrici rispetto al resto, visto che le tematiche affrontate, e lo stesso taglio, sono decisamente altri. Così Ciascuno ha il proprio festival è attraversato da un’ironia beffarda quasi “sociale”, mentre la mise globale conferma la “marcia trionfale” (di taglio rockeggiante, non di rado) che segna largamente il disco, ma che viene ciò nondimeno disattesa nella conclusiva Star Trek (testo vergato a quattro mani con Nicola Saccomani, qui), sofficemente quotidiana, domestica, quanto particolare. 

Cosa potrebbe aggiungere a questo punto l’autore? Pronti: «Alcune sembrano canzoni d’amore, invece sparano. Si presentano come confetti per una cerimonia ma poi sono pastiglie implosive. Nel confezionarle, maneggiandole con la giusta cura, ho badato che la nitroglicerina non rimanesse troppo stabile». A buon intenditor…

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Pepe Gasparini
  • Anno: 2018
  • Durata: 43:21
  • Etichetta: Azzurra Music

Elenco delle tracce

01. Certe donne si amano
02. Non le importa
03. Menelao
04. Paride
05. Irriconoscibile al mattin
06. Comprensione per il Diavolo
07. La canzone dello straniero
08. Romeo e Giulietta
09. Il fantasma baciatore
10. Ciascuno ha il proprio festival
11. Star Trek

Brani migliori

  1. Irriconoscibile al mattino
  2. La canzone dello straniero
  3. Star Trek

Musicisti

Marco Ongaro: voce - Fabio Basile, Cristian Montagnani: chitarre - Daniele Rotunno: tastiere - Pepe Gasparini: basso elettrico, arrangiamenti - Giovanni Franceschini: batteria - Cristina Guardini: voce - Roby Ceruti: chitarra elettrica in 06 - Max Manfredi: chitarra classica in 07 - Marco Pasetto: clarinetto basso in 11