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Alex Cambise

L'Umana resistenza

Un disco dall’anima rock l'ultimo di Alex Cambise. Un’album che mette a fuoco, attraverso le lenti del r'n'r, alcune storie del mondo di oggi, sempre in lotta con le inquietudini del progresso. Un disco come quelli che si ascoltavano una volta, con musica sanguigna ma curata, testi ficcanti e soprattutto messaggi che vogliono scuotere, mettendo il dito nella piaga delle ferite della nostra società.

Il titolo non inganni però, non è un album di resa, assolutamente, l'umana resistenza di Alex Cambise è sempre indirizzata verso la promessa di un futuro migliore, la fatidica "promised land" di springsteeniana memoria. A suggellare questo concetto, il disco si chiude con un inno di speranza, La nostra Primavera, splendida e lunga (6’53”) ballata solo strumentale, introdotta da Alex con la sua Alvarez acustica e riempita poi dal suono delle chitarre elettriche.

Cambise conferma con questo disco di aver trovato una sua precisa dimensione, attingendo musicalmente dal rock di matrice americana - assunto da Alex in dosi massicce -, mentre le liriche propendono a raccontare i malesseri sociali, ripescando storie colpevolmente dimenticate. Una di queste ha ispirato Canzone per Vladimir Pravik (fantastico l’accordion di Riccardo Maccabruni), dedicata al tenente dei Vigili del fuoco che, non informato della tossicità del sito, comandò lo spegnimento dell’incendio scaturito nella Centrale di Cernobyl, il 26 Aprile 1986. A causa delle radiazioni, lui e la sua squadra morirono il  9 maggio 1986. Un'altra è Invisibile, brano che descrive la triste vicenda della fabbrica "S.L.O.I" di Trento, "La fabbrica dei veleni" o degli "Invisibili" come venne chiamata, che produceva additivo per benzina dal profumo di mandorla ma dagli effetti tragici per migliaia di operai, causando intossicazioni acute o addirittura allucinazioni, che provocarono per molti il ricovero nel manicomio di Pergine. Un’attenzione “sociale” che Alex aveva già espresso anche nel suo album di esordio in cui inserì un brano come La ragazza di Longarone, delicatissimo e tagliente ricordo della tragedia del Vajont.

Ed ora quest’album ancora più denso di contenuti e ricco di suoni, che esprime la maturazione vocale di Alex, il suo essere frontman e di aver quindi preso “confidenza” anche come “cantante”, seppur sotto questo aspetto ci aspettiamo margini di miglioramento. Di ampio respiro, per i suoni da classica ballad d’oltreoceano e per le tematiche universali è Pace e Libertà, la cui miccia è stata accesa dai fatti della primavera Araba del 2011. Nel brano è ospite alla voce il bravo Daniele Tenca, ormai più che una semplice promessa del nostro cantautorato. Un’altra bella voce che troviamo nel disco e che merita di essere segnalata è quella di Lisa (Liz) Petty (nella foto qui a fianco), che colora con gusto e sapienza molti brani.

Non passa inosservata anche la capacità di Alex di attorniarsi di talentuosi musicisti per il nuovo album. Oltre ai nomi già citati, troviamo gente come Maurizio "Gnola" Glielmo (chitarrista blues di razza) e Oscar Palma (batterista di grande sensibilità e dal tocco preciso). Nel complesso vogliamo sottolineare l’immediatezza di tutti i brani contenuti nell’album, coinvolgenti, con i testi volutamente ricchi di immagini dall’impatto subitaneo e alleggerite da qualsiasi fronzolo. Inutile dire che un’attenzione particolare viene riservata ai suoni delle chitarre, di cui Alex è maestro, come dimostra la stima verso di lui manifestata nel corso degli anni da chi lo ha voluto al suo fianco, a cominciare da Massimo Priviero (di cui Alex è ormai chitarrista e compagno di viaggio da molti anni), ma anche Marco Ferradini, Tullio De Piscopo, Walter Lupi, Dario Gay e molti altri. Definire però Alex un buon chitarrista è riduttivo, visto che spesso nei suoi dischi e in alcune collaborazioni suona anche basso, tastiere, oltre a sapersi muovere bene anche con in studio di registrazione con “le macchine” e i computer, creando ogni tipo di programmazione. Segnaliamo, per esempio, che ad Alex Cambise la Duck Record affidò nel 2007 il compito di recuperare, rimasterizzandolo, parte del patrimonio musicale di Gornj Kramer, indimenticato maestro d’orchestra e compositore.

Tornando al nuovo album, diciamo che conferma le belle intuizioni manifestate col primo lavoro Tre vie per un respiro (bellissima la foto del padre in copertina) e con l'EP in inglese Carry On (destinato al mercato europeo). L’Umana resistenza è un album per cuore/anima/cervello che appassiona e aiuta riflettere su molte cose che rischiano di cadere nel dimenticatoio, ma lo fa regalando energia fin dalla prima canzone, l'inno Nati nei '70, splendido manifesto esistenziale di una generazione ancora alla ricerca del proprio riscatto.


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In dettaglio

  • Produzione artistica: Alex Cambise   
  • Anno: 2012
  • Durata: 47:56
  • Etichetta: Ultrasound Records

Elenco delle tracce

01. Nati nei '70

02. Canzone per Vladimir Pravik

03. Come macchine

04. Nostra Signora dei sogni cadenti

05. Pace e libertà

06. Io rimango qua

07. Invisibile

08. Io non cadrò

09. Ottobre 1918

10. Novecento

11. Sette piccoli indiani

12. La nostra primavera

 

Brani migliori

  1. Nati nei '70
  2. Canzone per Vladimir Pravik
  3. La nostra Primavera

Musicisti

Alex Cambise: voce, chitarre,basso,tastiere,mandolino armonica  -  Nicola Manniello: Piano e Hammond (08/09)  -  Riccardo Maccabruni: Piano (06/10), accordion (01/02/05/11)  -  Oscar Palma: Batteria  -  Lisa (Liz) Petty: Cori  -  Maurizio "Gnola" Glielmo: Slide guitar (06)  -  Daniele Tenca: Voce (05)  -  Edward Abbiati: Voce (04)  -  Dario Gay: Voce (11)  -  Massimo Maltese: Sax contralto (07)