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Calcutta

Relax

Dove è stato Calcutta? Cosa ha fatto? Chi lo ha visto? In questi cinque anni di assenza dalle scene e di silenzio surreale, dove ha trovato pace la sua melanconia? E perché noi, in questi tempi smemorati, dalla fama ultraveloce che dura il tempo di un click col pollice verso, non lo abbiamo dimenticato, anzi, ce lo siamo sentiti accanto, la sua voce come una coperta di Linus, ed abbiamo esaurito in anteprima biglietti a tutti i suoi concerti, a scatola chiusa? Ma chi sei, tu, Calcutta? Ed anche oggi, che abbiamo ascoltato il tuo Relax, in cui ci anneghi in mare di synth amaro, portandoci giù nel fondo, e poi ci salvi riportandoci su a riva a ritmo di dance pop, chi ti credi di essere, diavolo d’un Calcutta, che giochi così, a gratis, con i sentimenti, e ti senti padrone delle nostre emozioni?

È un disco ‘difficile’ questo, o perlomeno non immediato, che va ascoltato più volte per essere digerito, su supporto fisico dall’HI FI, seduti comodi sulla poltrona posta nel baricentro acustico della stanza e non dal cellulare, un auricolare sì e l’altro no, mentre si legge il tabellone delle partenze in stazione. Perché se si cerca il singolo da squarciagola da cantare abbracciati ai concerti, a cui Calcutta ci ha abituato, sfornandone uno a settimana, qui si è fuori strada.

Eppure, lui c’è. Nascosto fra i cori degli alpini, ficcato nei rivoli delle sonorità elettroniche da videogiochi tipo space invaders, incastrato nelle doppie e triple voci onnipresenti, negli intermezzi musicali che non ti aspetti, nei finali un po’ così, nei loop ossessivi. Lo trovi in quelle mezze frasi idiote, così sconnesse da tutto il resto, e totalmente stupide e senza senso, ma che rappresentano, esattamente, magicamente, tutta la saudade che ti senti addosso, che a raccontarla in un modo diverso da quello, non sarebbe quella tua:
“Allegria, perché tu te ne vai, spezzandomi come pane carasau?”
“Ti ho vista in un angolo/Da sola nel traffico/Ma magari non eri neanche te”
“Sono stato un po’ solo/Ho perso il tuo numero solo per dirtelo”
“Dirti che, I love you/A volte non ne posso più/Adesso, credimi/Non sei tu/Solo che mi sento giù”

 

È uscito dalla “cantina buia dove noi”, il Calcutta, si è messo a ricercare, a studiare, con un’attenzione certosina alla post produzione, provando ad allontanarsi da quelle melodie contagiose che lo hanno reso un fenomeno irresistibile. Attraverso la collaborazione con i francofoni Myd e Laurent Brancowitz prova a misurarsi con l’alternative dance, ad esplorare le sonorità della musica disco pop fine anni ‘70 che in Italia tanta fortuna hanno ottenuto. Ma lo fa col piglio di chi si è formato con la canzone d’autore, con la responsabilità forte di chi ha saputo trovare, tracciandola, con l’it-pop, una strada nuova dentro la palude rap in cui la musica italiana si era impantanata, interpretando al meglio le emozioni e gli stati d'animo di una generazione orfana di un portavoce.

Relax è quindi un lavoro finalmente corale, che va apprezzato nella sua interezza, come se si trattasse di un’unica opera pop e non di undici pezzi singoli: è un disco di transito, di passaggio, che prova a lasciarci degli indizi sullo sguardo verso cui sta puntando l’artista, come le molliche di pollicino, ma per non perdersi sulla strada del futuro. E la traccia più emblematica di questi 35 minuti di musica sono proprio i 46 secondi dell’unico brano strumentale dell’album, quel Intermezzo3 di pura elettronica che trasmettono, nella loro ambigua ed ossessiva riproduzione di campionamenti in loop, l’inquietudine e l’irrequietezza di un Calcutta ancora in cerca della sua piena maturità artistica. 

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In dettaglio

  • Anno: 2023
  • Durata: 35:08
  • Etichetta: Bomba Dischi/Columbia Records - Sony Music

Elenco delle tracce

01. Coro

02. Giro con te

03. Controtempo

04. 2minuti

05. Tutti

06. Intermezzo 3

07. SSD

08. Loneliness

09. Ghiaccioli

10. Preoccuparmi

11. Allegria...

Brani migliori

  1. Preoccuparsi
  2. Coro
  3. Controtempo