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Pino Marino

Tilt

E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce (Giovanni, III 19)

Quando svanisce la nostra zona di tensione, quella dimensione etica in cui ci troviamo mentre viviamo la storia, perdiamo la centralità dei valori, la capacità di immaginare, la possibilità di raccontare; ci abbandoniamo a una fluidità non più dinamica ma melmosa, restiamo in balìa di standard che non abbiamo scelto e che continuiamo a diffondere per puro gusto dell’apparenza, fino al limite della caricatura. Quando svanisce la nostra zona di tensione, ci dimentichiamo di alimentare la grammatica di lingua e pensiero. In una parola, andiamo in tilt.

Nel ventennale della sua carriera e a cinque anni dall’ultimo disco Capolavoro, Pino Marino pubblica un album che racconta un’umanità sull’orlo del Tilt. Un tilt auto-generato, provocato da mosse azzardate e scorrette perché ormai svuotate di quei codici culturali che rendono sensata la nostra presenza sulla terra.

Tilt è un'opera di ecologia musicale. Attraverso la rappresentazione di cortocircuiti che interrompono la diffusione dei segni di armonia tra l’uomo e il circostante, il cantautore romano mette in atto un recupero della funzione epistemologica dell’arte. Quando la zona di tensione diventa zona di comfort, ci dimentichiamo che l’arte ci permette, se non è retorica, di riflettere su una nostra possibile trasformazione. La forma più narrativa della canzone è il mezzo che Pino Marino usa per manifestare un’urgenza che abbiamo smarrito, attardati a barcamenarci nell’individualismo. L’ecologia di Tilt non è risolta solo nella stesura di una strategia di sopravvivenza, ma anche nell’uso esplosivo e tonante di quegli strumenti che le nuove generazioni spesso utilizzano in maniera sofistica e didascalica. L’elettronica, i sintetizzatori, il vocoder, sono i modi che Pino Marino sceglie per vestire la sua poetica, stratificandoli su una composizione raffinata. Il disco è un esempio di come anche la musica possa essere un tema. Gli arrangiamenti realizzati assieme a Fabrizio Fratepietro, infatti, sono un simbolo di ri-definizione dell’utilità: per dare un megafono alla sua scrittura, Pino osa e smonta, usandole, le mode del nuovo pop, asservendole a un intento sociologico. Ché alzare il volume non basta, se la voce è debole.

Tilt è un’opera politica. Non ideologica, umanistica. I dieci brani, compreso il recitativo finale affidato a Vinicio Marchioni (attore e regista con cui Marino ha collaborato in un adattamento teatrale di ‘Uno zio Vanja’ di Cechov), provano a ricomporre un quadro, quello della comunità, che la comunità stessa ha frantumato. Un quadro spento e scolorito come quello del flipper in corto. A francobollare il concetto arriva la copertina: una foto di Emad Nassar intitolata Gaza, l’ora del bagno, che raffigura un padre mentre assiste la figlia e la nipote durante il bagno, circondati dalle macerie del quartiere distrutto da un’aggressione militare israeliana.

L’uomo sta scegliendo le tenebre al posto della luce. Al di là del messaggio cristologico, nel disco di Pino Marino la luce rappresenta la possibilità di fermarsi prima del tilt, recuperare la nostra zona di tensione, ammettere i nostri errori per ri-conoscerci come esseri umani dentro (e non sopra) la natura. Le tenebre, invece, rappresentano l’ottusità, la mistificazione e il dettato seriale che divora tutto, arte compresa.

L’album si apre e si chiude con lo stesso correlativo: Roma. Dalla città multietnica, frenetica, storta, impantanata, svuotata e addormentata descritta nel primo singolo Calcutta, che già nei primi trenta secondi ospita l'impronta poetica complessiva del cantautore (se ne è parlato in modo più approfondito qui) all'inno radicale Roma bella, cantato da Tosca. Due definizioni degne di vocabolario. Quasi agli antipodi, eppure così complementari ed efficaci per raccogliere tutto quello che oggi consuma il mondo: la questione ambientale, l'indifferenza come unica via nel rapporto con l'altro, l'incomunicabilità, l'osmosi digitale e la velocità, il consumismo e l'a-culturazione, la perdita delle radici e le città sformate. Cortocircuiti linguistici, culturali, identitari, sociali, personali, che davanti alla scritta warning ci pongono di fronte a un bivio: continuare a scuotere il flipper e terminare il gioco, oppure cambiare pallina.

Con la serenata affidata alla voce divina di Tosca, attraverso un fine gioco poetico, Pino Marino prova a riscrivere la storia del personaggio operistico. In canzone si può fare: immaginare un mondo (e un futuro) diverso. Un mondo in cui la Maddalena, impersonata da un'altra interprete straordinaria come Ginevra Di Marco, non venga offesa dalla storia semplicemente per aver dato, e quindi avuto, amore. Un mondo in cui non usiamo un solo dito per comunicare e non ci guardiamo soltanto dal nostro "buco di guardiola", in cui rispettiamo la velocità degli altri. Un mondo in cui i sensi non vengano mistificati per sport ma alle idee facciamo prendere aria, in cui l'appartenenza a una comunità sia nutrimento, che "la parola che non ha radici fa grammatica nel vento". Un mondo che torni ad avere un orizzonte visibile.

Il nuovo disco di Pino Marino è anche una sfida (forse indiretta) a riprendere un filo impegnato che le nuove generazioni sembrano aver mollato, o quasi. Una sfida lanciata con lo stesso guanto, ma girato dalla parte più efficace, quella della parola. (Forse) niente di nuovo, per uno che sempre praticato questa via, ma nulla di più attuale e contingente. Biografico, quasi. Non però una biografica personale ma collettiva, filtrata dall'immaginario.
Come solo la Canzone d'Arte sa fare.

 

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In dettaglio

  • Produzione artistica: Fabrizio Fratepietro e Pino Marino
  • Anno: 2020
  • Durata: 34:18
  • Etichetta: O'Disc / Pineta Produzioni

Elenco delle tracce

01. Calcutta

02. Pensiero nucleare

03. Caterina volentieri

04. La mia velocità

05. Maddalena

06. Io non sono io

07. La Statua della Libertà

08. Crepacuore

09. Roma bella

10. Tilt

Brani migliori

  1. Calcutta
  2. Roma bella
  3. La mia velocità

Musicisti

Pino Marino (voce, pianoforti, CP80, Moog, Synt), Pino Pecorelli (basso elettrico, contrabbasso), Fabrizio Fratepietro (batteria, vibrafono, basso moog, synt, programmazione elettronica), Fernando Pantini (chitarre), Vincenzo Vicaro (sax baritono), Roberto Angelini (steel guitar), Giovanna Famulari (violoncello), Agnese Valle (cori) Interpreti: Pino Marino, Ginevra Di Marco in Maddalena, Tosca in Roma bella, Vinicio Marchioni in Tilt